La prima riflessione che l’Associazione che rappresento ritiene debba essere posta alla Vostra attenzione è relativa all’assoluto bisogno della legge di riordino. La scuola non può più attendere, che gli Organismi di governo delle istituzioni scolastiche, siano resi congrui alla nuova normativa determinata dall’Autonomia. Troppi contenziosi, troppe disfunzioni si stanno verificando per l’ evidente discrasia fra norme sull’autonomia, definizione delle competenze e dei poteri delle nuove figure dirigenziali e strutture vecchie di quasi trenta anni, quali sono quelle definite dai decreti delegati del ‘74 che rimangono ancora sullo sfondo a fungere da elemento contraddittorio tra un’autonomia che avanza ed un sistema di gestione e responsabilità incompleto.
Per questo, il Parlamento, che da quasi 5 anni, ormai, è investito della questione, ha il dovere di mettere le scuole in condizione di funzionare al meglio. Vi chiediamo, visto che avete ormai una storica discussione alle spalle, seppure nell’arco di due diverse legislature, di far presto, di far bene, ma di fare il prima possibile.
La seconda riflessione riguarda le caratteristiche che a nostro avviso dovrebbero informare la legge:
1- Una legge snella che fissi solo le linee generali e il quadro complessivo di riferimento, così da consentire la più ampia capacità di “autodeterminazione” organizzativa alle singole istituzioni, nel pieno rispetto dell’Autonomia che solo così, da norma finora concessa, assume concretamente la valenza di un diritto giuridico riconosciuto. A tale scopo, mi permetto di ricordare, la clausola di tutela dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, contenuta nell’art. 117 della L.3/2001 di “Modifiche al titolo V° della seconda parte della Costituzione”, là dove non esaurisce la materia istruzione alla legislazione concorrente Stato-Regioni, proprio al fine di assicurare alle scuole adeguati margini di intervento.
Fatti salvi il Consiglio di Amministrazione che risponde del denaro pubblico, e il Collegio dei Docenti, luogo delle competenze professionali (e mai più, si spera degli scontri sindacali), la decisione su ogni altro organismo dovrebbe essere lasciata alle Scuole. Pochi e chiari articoli, quindi, per pochi e liberi organismi di governo. Liberi sia dallo Stato centrale che dalle smanie di controllo degli Enti Locali. Una legge priva di rinvii a normative secondarie, fonti di infiniti contenziosi.
2- Una legge che parta dal bisogno di efficienza organizzativa ed efficacia didattica, per poi determinare le eventuali forme della partecipazione. Esattamente l’opposto di quanto si è praticato, finora, visto che si sono rese logicamente e fattualmente prioritarie le forme della partecipazione delle varie componenti rispetto alle necessità del governo delle scuole. Perchè la “partecipazione coatta”, quella partecipazione frutto non già della libera, consapevole scelta di artefici di una comunità educativa, ma delle prescrizioni legislative, dei riti assembleari, elettorali, cartacei e burocratici non serve. Non serve, quanto ha caratterizzato l’esistenza degli Organi Collegiali “partecipativi”. La cui spinta democratica, indubbia all’inizio, si è presto arenata di fronte al centralismo ministeriale, alle miriadi di circolari, al principio di priorità procedurale rispetto a quello di funzionalità. Cosicchè, nel corso degli anni, è risultato vano ogni tentativo di emersione di energie umane ed intellettuali, di progettualità fondate sulle competenze, di possibili vere collaborazioni fra le diverse componenti della comunità scolastica, di voglia di fare gratificata dai risultati conseguiti. E valorizzazione della qualità, affidamento di responsabilità, valutazione dei risultati, diversificazioni, carriere, sono stati sempre tenuti in subordine, in omaggio alle procedure partecipative.
Per anni sono stati chiamati al voto, ancorché sempre più stancamente, studenti, genitori, insegnanti, bidelli, per insediarsi in organismi apparentemente decisionali. Apparentemente, appunto, perché, in verità, non c’era quasi niente da decidere. Le decisioni erano tutte contenute nel migliaio di circolari annue. Che erano solo da ratificare, scimmiottando modelli politici, costruendo parlamentini per passerelle sindacali, teatrini di “dibattito”, liste e motti elettorali. C’era da mandare qualcuno a “rappresentare” visioni del mondo, ideologismi, non certo (salvo eccezioni peraltro destinate a incagliarsi nelle pastoie burocratiche) a contribuire a risolvere i problemi concreti delle scuole, dei genitori, degli alunni, dell’insegnamento, dell’apprendimento.
3- Una legge che separi tra loro le funzioni di indirizzo, di gestione e di controllo, affinché sia possibile affidare le responsabilità a chi possiede le competenze adeguate, e affinché, di conseguenza, i cittadini, dentro e fuori le scuole, siano sempre in grado di capire chi, e perché, è responsabile, nel bene e nel male, di quel che accade. Una Dirigenza, un organismo di indirizzo, un altro specificamente professionale. E poi i luoghi di riunione di genitori e studenti, per un confronto propositivo.
E, a nostro avviso, si dovrebbe evitare di entrare nel perverso meccanismo delle “quote” di rappresentanza: tanto ad una componente, tanto ad un’altra, per non riprodurre la logica delle fazioni, delle contrapposizioni.
4- Una legge che cominci ad instaurare, attraverso un organismo apposito, finalmente e concretamente, la cultura della valutazione e della auto-valutazione di Istituto, per consentire quella “misurazione” della qualità, senza la quale è impossibile “sostenere” gli Istituti nella progettazione dei percorsi didattici migliori.
5- Una legge che renda la componente docente pienamente responsabile delle scelte di cui ha competenza; che consenta l’emersione di quegli elementi di professionalità che fino ad oggi sono stati mortificati; e che contenga anche possibili strumenti che favoriscano l’introduzione di quelle funzioni diversificate e di carriera per gli insegnanti, senza le quali il cammino dell’autonomia didattica, vero cuore dell’autonomia, sarà una strada non percorribile.
A sostegno di questo chiediamo anche che vengano sottratte quanto prima alla contrattazione sindacale d’istituto, tutte quelle materie che sono di esclusiva competenza del Collegio, con l’obiettivo di un ridimensionamento forte delle RSU nella vita professionale dei docenti e della Istituzione scolastica.
Qualche considerazione ultima su alcuni aspetti degli articolati presentati in Commissione:
1) Siamo favorevolissimi alla scelta di far presiedere il Consiglio di Amministrazione al Dirigente, piuttosto che ad un genitore. Si applica cosi il principio di competenza piuttosto che di generica rappresentanza nel momento in cui sono sopraggiunti due fatti dirimenti : la gestione onerosa di un’autonomia finanziaria, e l’assunzione di responsabilità giuridica da parte dei capi d’istituto, nel frattempo diventati Dirigenti. Suggeriremmo una clausola di esclusione della componente studentesca ( se ancora in condizione di minore età) dall’approvazione dei documenti contabili fondamentali. Diversamente con quale tipo di responsabilità personale e patrimoniale parteciperebbero studenti minorenni a questo processo decisorio?
2) Siamo d’accordo all’apertura verso le componenti esterne, ove la scuola lo ritenga opportuno e ove esistano veramente esperti. La norma andrebbe flessibilizzata in favore di una presenza non rigidamente continua, ma legata alle esigenze contingenti. Siamo parimenti favorevoli alla presenza del rappresentante della proprietà ( chi ha fatto parte dei C.D.I. sa quanto sia appropriata e necessaria questa scelta).
3) Riteniamo che l’ organizzazione del Collegio dei docenti in Dipartimenti disciplinari (prevista in tutti i progetti di legge presentati) si coniughi senz’altro con l’esigenza di garantire una maggiore efficienza sul piano collegiale del lavoro professionale degli Insegnanti. Diversamente si renderebbero impraticabili tutte quelle nuove incombenze di progettazione collegiale che l’autonomia didattica degli istituti ( quando sarà a regime) dovrà garantire. E inoltre, un’organizzazione siffata, favorirebbe una soluzione contrattuale dell’irrisolto (ancora purtroppo) problema delle carriere professionali.
4) Quanto alla presidenza del Collegio al Dirigente scolastico anche se, attualmente, è l’unica praticabile, possiamo accettarla solo in una fase transitoria. Il nostro auspicio è che una rapida definizione dei nuovi profili professionali dei docenti e la ridefinizione del loro stato giuridico in termini di funzioni più complesse, crei il presupposto indispensabile per l’affidamento della Presidenza del Collegio, organo tecnico-professionale, ad un suo esponente, cioè un docente Coordinatore della didattica, che abbia in campo didattico competenze più complesse e responsabilità, analogamente a quelle che al Capo d’Istituto, l’attuale normativa affida in ambito gestionale (D.L.165/2001, art.25.)
Questa scelta, a nostro avviso, si rende opportuna anche perchè l’introduzione della normativa sulla mobilità dei Capi d’Istituto, che consente un passaggio verticale senza sbarramenti, dalle elementari al liceo per essere chiari, ha diluito ancora di più le connotazioni didattiche del dirigente scolastico, rendendolo sempre meno idoneo a presiedere l’organo tecnico – didattico delle scuole.
5) Riteniamo infine che vada nel senso dell’accoglimento della corale richiesta che viene dagli insegnanti, di alleggerirli dalle ormai pletoriche quanto inutili incombenze burocratiche, l’aver previsto, nel pdl di maggioranza, solo l’obbligo di una valutazione periodica collegiale e non necessariamente la costituzione di consigli di classe, interclasse, ecc. vecchia maniera. Che tuttavia, se prevarrà il principio di autodeterminazione, potrànno venir costituiti dai docenti nell’ambito di quelle forme organizzative del loro lavoro, che saranno liberi di scegliere in base alla loro autonomia professionale.
Prof.ssa Paola Tonna
vicepresidente Apef