caro sandro,
All’uomo
geniale, generoso ed indomito forte e mai rinunciatario che aveva fatto della
lucida battaglia per il riconoscimento della dignità professionale dei docenti
il manifesto di una intera vita.
Alla forza delle sue idee, alla chiarezza delle sue intuizioni, alla sua
lungimiranza politica che hanno illuminato l’intero mondo della scuola per il
quale ha scritto una pagina non irrilevante che neanche gli avversari possono
disconoscere.
All’amico che ho amato e seguito con entusiasmo e con fiducia nella nostra
nuova associazione professionale.
A
colui che sapeva trasformare i sogni in realtà.
E’
stato un privilegio conoscerti, un onore la tua amicizia e la tua stima.
A
te che eri nato per vincere e che da vincitore hai lasciato questa vita un
saluto pieno di infinita tristezza e malinconia.
Ovunque tu sia Sandro, ti ricorderò sempre.
Paola
Fiorini
Apef
Marche
Apprendo con angoscia della morte di Sandro. La sua vitalità, anche nei corsivi che quindicinalmente mi ha sempre mandato per la pubblicazione, mi rende ancora più sbigottito. Non resta che recuparare il silenzio e la preghiera per il mistero che ci segue e ci accompagna. La prego di estendere ai familiari il senso delle mie condoglianze che esprimo anche a nome della rivista 'Scuola e didattica'. Distinti saluti
Giuseppe
Bertagna
L'Associazione
Nazionale Docenti esprime il proprio cordoglio per la
scomparsa del Prof. Sandro Gigliotti, fondatore della Gilda e dell'Apef,
nostro collaboratore e amico, un uomo che alla scuola ha dedicato
l'intera vita.
Francesco Greco, Presidente
Alberto Giovanni Biuso, Direttore del Centro Studi
L'ho
saputo stamattina presto. Con Sandro ho condiviso per 15 anni, tre dei
quali passati assieme nel CNPI, obiettivi e progetti per la scuola capaci di
fornire un senso al nostro lavoro quotidiano. Lo aspettavo a cena a casa mia il
prossimo 19 marzo, l'avevamo concordato solo tre giorni fa.
Non ho parole.
Con lui se ne va una parte
importante del mondo della scuola italiana e del sindacato, un interlocutore
insostituibile, soprattutto un amico.
Cara
Ariosto, io sono intenzionato oggi a spendere le mie energie per portare avanti
l'ultimo progetto comune, di Sandro.e nostro.
Coraggio.
un abbraccio a voi tutti
Valentino Favero
Caro Sandro,
mi piace ricordare la tua grinta e il tuo coraggio, la forza con cui ti
sei battuto con lungimiranza, una lungimiranza che troppo pochi hanno saputo
cogliere, ma anche la tua ironia e la delicatezza di fine conoscitore dell'animo
umano.
Dopo ore di amaro sconforto e sconvolgimento, tristemente condiviso con
i colleghi a te piu' vicini, sento l'ora di smettere i panni della disperazione
e la necessita' di armarci piu' che mai del coraggio che ci hai lasciato.
Quello che avresti voluto da noi, conoscendoti, e' certamente che non
lasciassimo
incompiuta la tua opera. E in tuo nome ci stringeremo piu' forte.
Grazie,
Alessandra Rucci
I Docenti -iscritti
APEF- del Liceo Polivalente di
Cisternino (Br) sono vicini ai familiari di Sandro
Gigliotti e ne ricordano il coraggio, la passione
professionale, la grande intelligenza, l'insolita
sensibilità per il 'problema docente', la
straordinaria bontà e semplicità.
Nella certezza
della Fede che nulla vada perso, tanto più ciò che nasce da un ideale, dalla
ricerca di un bene per le giovani generazioni, grati del pezzo di strada comune,
vi porgo le più sincere condolianze.
Michela Romagnoli, Diesse-Roma
A nome della
sezione regionale dell'ADI invio i sensi del nostro più profondo cordoglio ,
che ti preghiamo di partecipare alla famiglia colpita da tragica perdita .ADRIANA
STROMBOLI
Io Sandro l'ho
conosciuto fondamentalmente come "logos", parola forte e
passionale, che nasceva dalla interiorizzazione di valori profondi. L'ho
sempre stimato perché quel logos ogni volta creava qualcosa di nuovo; non
era parola astratta, ma veniva da lontano: dalle terre del sud, dai deserti
infuocati dal sole, da praterie sterminate, e così penetrava nel cuori degli
uomini recettivi come una canzone attesa da molto tempo. Ora la sua
"parola"
è con noi, e Sandro resterà la nostra canzone popolare, il tono al nostro
coro, l'acuto che ci portiamo dentro. Mi sento vicino alla sua famiglia e ai
collaboratori più stretti. Con tanto dolore.
Prof. Nicola Comberiati
Un tuffo indietro, Sandro.
Quanti anni fa?
Cominciammo nell’86 ad agitarci. L’illusione di riuscire in poco tempo a dare una svolta alla professionalità docente.
Anni esaltanti di battaglie e di speranze, di confronti e di scontri a non finire.
Anni eroici.
Le partenze fantozziane da Bologna, la domenica mattina all’alba, con il treno delle 5 e 40 per Roma, non eurostar non intercity, un maledetto “rapido” scomodo e sporco, stravaccati in seconda classe.
Non avevamo distacchi, non avevamo soldi.
Un panino e un caffè intercalavano discussioni estenuanti per tutta la domenica.
Pareva allora impossibile che quella sorta di armata brancaleone riuscisse a creare qualcosa di strutturato: la Gilda.
Ricordi Sandro? Quando in quelle riunioni incasinate, le contrapposizioni avevano raggiunto l’acme, in una sorta di psicodramma collettivo, e si era ormai tutti proiettati alla rincorsa dell’ultimo treno possibile, tu tranquillo prendevi in mano la situazione. Imparai presto a conoscere la conclusione. Mi guardavi con la massima naturalezza e fra irritazioni e mugugni vari chiudevi la seduta più o meno sempre così : “allora Alessandra, scrivi tu il documento, me lo mandi e lo faccio avere a tutti”. Allibita le prime volte, imparai presto che scrivere era l’unico modo per ricondurre discussioni fumose su un piano di confronto autentico. E così è stato per molti anni. Pile di documenti, di elaborazioni, di riscritture , di accanimenti su virgole e parole, ma alla fine si andava avanti.
Quello che è seguito è storia recente, fatta di delusioni e di deviazioni da quel progetto originario per il quale tanto ci eravamo spesi.
E ognuno di noi ha preso strade diverse.
C’è ora un tentativo di dare più forza e più voce all’associazionismo professionale, uno spazio in cui le tematiche professionali abbiano modo di dispiegarsi al di fuori delle secche della contrattazione sindacale. E’ un confronto in corso che ha visto ADi, AIMC, APEF , CIDI, DIESSE, Lega Ambiente, MCE, UCIIM tentare, sia pure con fatica, di
lavorare insieme. So che ci tenevi, per parte mia, continuerò con il massimo impegno.
ciao Sandro
Alessandra Cenerini
presidente ADi
Bologna 16 marzo 2003
Caro Francullo,
personalemente, ma ti posso garantire che il discorso vale sicuramente per
tutta la Gilda, sono sinceramente addolorato per la scomparsa di Sandro
Gigliotti.
I contrasti aspri degli ultimi anni, non possono cancellare ciò che Sandro
Gigliotti ha rappresentato, nel bene e nel male, per la Gilda e per tutti
noi.
Come dice Zaffuto in un suo commovente intervento, tutti avremmo preferito
che Gigliotti restasse ancora per tanto tempo con noi, magari per litigare,
ma sempre al suo posto con la sua coerenza e con la sua determinazione. Non
conosco la famiglia, ma ti chiedo di porgere le mie condoglianze a tutti
coloro che in questi ultimi tempi gli sono stati più vicino.
Ti mando in allegato alcuni msg di cordoglio che sono pervenuti al sito
Gilda e altri circolati nella ML. Che possano essere di conforto a quanti
gli erano più vicini.
Saluti Princi
> Info=Browser: Mozilla/4.0 (compatible; MSIE 5.0; Windows 98;
DigExt)Data:Sat Mar 15 16:18:28 UTC+0100 2003
> Name=CISAL SCUOLA RAGUSA
> Subject=7. Sito
> Comments, Suggestions=Il Consiglio Provinciale della CISAL SCUOLA di
Ragusa presenta le proprie condoglianze attraverso Voi alla Famiglia del
collega Gigliotti.
>Sicuramente Sandro Gigliotti aveva ancora tante cose da fare e da dire.
>Per chi come me lo ha conosciuto nei tanti incontri della storia della
GILDA, apprezzandolo e contrastandolo in diversi momenti, rimane l'amarezza
della brevità dell'esistenza.
>Una brevità che ha ci ha tolto l'occasione di rivederci, anche per
litigare, sarebbe stato bello lo stesso.
>Francesco Zaffuto
>Sono costernato e addolorato. Non riesco a crederci.
>amedeo milione
>Apprendo ora della scomparsa di Sandro Gigliotti, del quale avevo sempre
apprezzato, sulle pagine di PD, la chiarezza di indirizzo e la decisione
delle scelte. >Esprimo ilmio cordoglio.
>La Rosa
>Come i colleghi della GILDA sanno, io partecipo poco al "salotto
telematico" ma in questo caso mi sento moralmente obbligato ad intervenire
per esprimere tutta la mia
>riconoscenza a Sandro per tutto ciò che ha fatto per questa nostra
associazione, anche se in questi ultimi tempi si era ormai creato un solco
tra lui e noi .
>Ciao Sandro.
>Aldo Zocca
>Ho appreso della scomparsa di S. Gigliotti e mi associo al cordoglio della
famiglia e della GILDA DEGLI INSEGNANTI di cui è stato artefice e guida
per
oltre 12 anni.I
>contrasti e i dissapori che ne hanno causato l'allontanamento non
cancellano, nonostante tutto, il grande contributo che ha saputo dare
all'Associazione nel corso di
>quegli anni.
>G. Lorenzo
>Leggo con dispiacere della scomparsa di Sandro Gigliotti.
>La sensazione di tristezza che la notizia mi ha procurato mi conferma che,
nonostante gli avvenimenti abbiano allontanato Sandro dall'associazione, la
stima per quello >che è stato e per quello che ha fatto per la Gilda e i
docenti italiani sia sempre stata presente.
>Era senza ombra di dubbio un uomo speciale, con lati positivi e negativi
come tutti, ma con delle caratteristiche di carattere e capacità sicuramente
non comuni.
>Invio alla famiglia a nome del direttivo della Gilda di Arezzo e di tutti
gli iscritti della nostra provincia le più sentite condoglianze.
>Carlo Schiavone
Ogni
persona cara che muore è un pezzo di noi che se ne va,
ciò che prima era condiviso resta solo nostro,
defraudati della presenza, restiamo ricchi dei suoi ricordi.
Noi
abbiamo perso te, Sandro, siamo più soli, sicuramente meno forti,
ma
nessuno potrà toglierci la speranza, la voglia di impegno che ci hai dato.
Addio Sandro, addio caro amico (come amavo oltremodo sentirmi chiamare da te)
Alfio
Ho conosciuto Sandro per poco, ma mi sembrava di conoscerlo da sempre.
Anche quando ognuno, facendo le sue scelte, ha preso una strada diversa, ho continuato a pensare a lui come un punto di riferimento e non ho mai mancato di leggere i suoi scritti.
Non sembra vero che quel concentrato di lucida vitalità intelligente si sia spento.
Profondamente addolorato mi unisco al cordoglio dei familiari e dei colleghi dell'APEF e della Gilda.
Filippo Tortorici
Sono rimasto sorpreso ed addolorato dalla scomparsa di Gigliotti. Lo conoscevo poco (l'avevo visto tre volte ai convegni nazionali di diesse e poi a Genova al Doria, ma ne ho sempre avuto stima e questa era cresciuta sentendone parlare da te. Spero e prego per lui
Mario Predieri
Cari colleghi e amici di Sandro (e perciò anche miei - l'ho conosciuto di persona quando è venuto a Perugia, l'ho sempre apprezzato e stimato da quando ha cominciato ad esercitare il suo ruolo pubblico), voglio testimoniarvi il mio sgomento e il vuoto che provo nell'apprendere la notizia della sua morte. So anche, però, che ci lascia una ricca e preziosa eredità - di idee e di impegno - che non possiamo disperdere. Glie lo dobbiamo.
Piergiorgio Sensi
Perugia
sono le 2.30 del mattino del 17 marzo e scopro che Sandro ci ha lasciati.
Fatico a crederci come immagino abbiate faticato voi, lascio a voi dell'APEF il mio saluto e quello degli insegnanti specializzati SSIS cui Sandro era molto vicino con il rammarico di non poter portare avanti con lui le battaglie che ci accomunavano ma soprattutto con la tristezza di non aver avuto il tempo di conoscerlo meglio.
Ciao Sandro
Eenzo arte
Esterefatto è la sola parola, che con difficoltà, riesce ad esprimere l'effetto della drammatica notizia. E' vero, Sandro ha sempre comunicato, comunque, una grande vitalità.
Sandro l'ho conosciuto nel lontano 75, nell'epoca d'oro delle 150 ore, quando allora lavoravamo insieme in una esperienza strana ma innovativa, che personalmente mi ha formato e a cui ho continuato ad attingere negli anni successivi della mia professione.
Poi ci siamo persi. Le rare volte che ci incontravamo, anche ai nostri convegni, a cui l'abbiamo invitato, si realizzava sempre uno strano mix di amicizia vera, che ci permetteva di trattarci con grande familiarità al di là delle relazioni politiche rituali, e grande determinazione nel rilevare le differenti posizioni, devo dire, sempre più differenti. Compreso il fatto che non capiva bene perché un'associazione ambientalista si occupava di scuola a 360 gradi.
Nell'ultimo anno ci siamo poi ritrovati ad incontrarci con più continuità, in occasione del lavoro che abbiamo imbastito tra associazioni professionali, rilevando ogni volta, di nuovo, differenze profonde, ma anche, e di nuovo, una familiarità immediata che ci permetteva di essere franchi e diretti.
L'ho sentito l'ultima volta proprio giovedì, mi ha chiamato per parlare del Forum delle associazioni professionali, ma non ha perso l'occasione per stuzzicarmi sulla riforma Moratti, e di nuovo abbiamo registrato il nostro stare su due fronti opposti, senza astio, così con naturalezza.
Pensare che oggi non c'è più è difficile, molto difficile.
Posso solo lasciare a nome mio personale e della mia associazione un pensiero di cordoglio sincero e di stima, riconoscendo all'avversario Sandro comunque la sua grande determinazione e voglia di fare, ed anche la capacità di prendere le distanze, con quella sua sottile ironia, dagli errori più smaccati dei suoi compagni di strada.
Ciao Sandro
Vittorio
Cogliati Dezza
Responsabile nazionale
Legambiente Scuola e Formazione
Mi unisco al profondo dolore di familiari e amici, per la prematura scomparsa del caro Sandro, di cui ho apprezzato la serietà, la concretezza e il sentimento profondo della dignità della professione docente, unite a un' altissima coscienza etica.
prof.ssa
Raffaella Olimpieri
Costernati
e sinceramente addoloratissimi apprendiamo della morte improvvisa
e prematura di Sandro Gigliotti, uomo, collega ed amico che, pur nelle
differenze, abbiamo sempre stimato ed apprezzato. Con lui importanti
sinergie. Con lui un contraddittorio sempre onorevole. Con lui il mondo
della scuola perde un gigante, in un ambiente che esprime purtroppo spesso
troppo piccoli docenti.
Stefano d'Errico
(Segretario nazionale dell'Unicobas Scuola)
Le associazioni ADI, AIMC, CIDI, DIESSE, FNISM, Legambiente scuola e formazione, MCE, UCIM
partecipano al dolore della famiglia e dell’APEF
per l’improvvisa scomparsa di SANDRO GIGLIOTTI,
un uomo che ha dedicato la sua vita alla scuola.
Cesarina Diana
Massimo Brusa
Alla
direzione Apef il più sentito cordoglio per la scomparsa di Sandro che, al di
ogni altro riferimento, era l'unico amico degli insegnanti italiani.
Ne
avevo sentito parlare, a scuola, agli inizi del 1990. Curiosa, lo avevo
ascoltato in uno dei suoi meeting (non è corretto definirli assemblee). Subito
avevo compreso che quello da lui descritto era il percorso. Poi a Milano, De
Carli aveva confermato la prima intuizione e avevo aderito alla Gilda. Ricordo
ancora la prima telefonata di Sandro, preoccupato perchè il Tesoro non operava
come richiesto, la mia iscrizione non era stata registrata e si doveva aspettare
un anno. La sua unica preoccupazione fu che confermassi l'adesione, il resto
sarebbe arrivato dopo eppure la Gilda, di allora, aveva bisogno anche degli
spiccioli!!!! Poi, a mano a mano, il rapporto con Sandro si era fatto sempre più
significativo e intenso, pur nel reciproco rispetto delle posizioni di ciascuno.
Fino agli intensissimi anni 97-99 in cui il contatto quotidiano, sia pur
prevalentemente telefonico o virtuale, mi riservò la piacevole scoperta
dell'uomo e del processo di elaborazione del pensiero e delle attività. Ad un
certo punto le nostre strade presero corsie differenti ma sempre compatibili e
la "tradizione" telefonica e telematica restarono. Mi mancherà il suo
"Annarè" mi serve..., perchè non pensi a ..., ma il giornale che
fa..., mi mancherà da morire. ma non dimenticherò nulla di quanto ha saputo
insegnarmi e indicarmi, con le povere risorse che posso gestire perseguirò gli
obiettivi che sono sempre stati comuni. per questo non posso accomiatarmi da
Sandro, un sottile filo di pensiero lo manterrà vivo e vitale non solo per me
ma per tutti coloro che hanno avuto la sorte di averlo vicino e
amico.
Anna
Balducci
Con Sandro Gigliotti scompare prematuramente un protagonista, appassionato, coraggioso, lungimirante del mondo della scuola.
Con lui viene meno un uomo fortemente convinto della valorizzazione della professionalità docente, obiettivo per il quale ha sempre combattuto.
Un protagonista da sempre convinto che la valorizzazione della professione docente costituisse lo snodo piu’ importante per la riforma del sistema educativo. Il suo progetto si è ispirato sin dall’inizio ai modelli europei piu’ avanzati di rappresentanza degli insegnanti.
La modernità delle sue idee sulla rappresentanza professionale degli insegnanti e del ruolo ha costituito, certamente, un punto di partenza da cui il mondo della scuola non potrà piu’ tornare indietro.
Queste sue idee, concretizzatesi con la costituzione della Gilda prima e dell’APEF poi, rappresentano un rilevante patrimonio per tutti coloro che negli anni a venire saranno impegnati nel processo di riforma della Scuola e della professione docente.
Anch’io, nella mia veste di Sottosegretario all’Istruzione, raccolgo questa eredità dei nuovi valori della professionalità docente indicati da Sandro, e confermo la volontà politica di perseguirli e di garantirli alla scuola italiana nel piu’ breve tempo possibile.
On.le Valentina Aprea
Un sognatore con i piedi per terra
Scrivo
senza neanche rendermi conto di cosa sto scrivendo e perché, tanto mi appare
irreale anzi impossibile che Sandro Gigliotti non ci sia più. Venerdì scorso
alle tre del pomeriggio era alla Fondazione liberal; avevamo chiacchierato
qualche minuto e ci eravamo dati appuntamento a lunedì per “fare il punto”
sulla preparazione del Meeting internazionale sull’istruzione previsto per
Maggio a Milano. Era andato via di corsa e sorridendo, come faceva sempre,
prigioniero di una frenesia attivistica che era la colonna sonora della sua
vita; illuminata, d’altro canto, da una simpatia, da una generosità, da
un’affettuosità che, se sono merce rara nella vita in genere, sono pressocché
uniche nella vita politica. Non riesco ancora a credere che quel sorriso, solo
tre ore dopo, sia stato ingoiato per sempre dalla superiore forza della morte.
Sandro non si risparmiava, forse per questo è volato via così in fretta.
Forse
Sandro coltivava ancora dentro sé quell’illusione di immortalità che la
storia ha assegnato come destino alla generazione che fu giovane negli anni
Sessanta. Eppure agli imbizzarrimenti di quel destino aveva saputo mettere le
briglie. Sandro era un realista. Sandro era un riformista. Era una di quelle
persone, preziose in un Paese come l’Italia, che sanno coniugare le loro
grandi competenze tecniche con un compiuto disegno di trasformazione, rifuggendo
sia dal pragmatismo sia dall’utopia. Sandro sapeva sognare con i piedi per
terra. Aveva dedicato la sua vita e il suo riformismo alla scuola, fondando nel
1988 un nuovo sindacato, la Gilda, che finché è stata governata da lui, ha
saputo anticipare di molti anni ciò che solo oggi tanti insegnanti e studenti
cominciano appena a capire.
Con Sandro ci eravamo conosciuti negli ultimi anni ed egli aveva messo a disposizione della Fondazione liberal prima, e del mio lavoro di presidente della Commissione istruzione della Camera poi, la sua cultura riformista e la sua generosità. Insieme a lui in Fondazione abbiamo “inventato” quel Meeting di Milano che sta diventando, per il mondo dell’Educazione e della Formazione un appuntamento di rilievo internazionale. E già dal prossimo maggio quel Meeting sarà intitolato a lui. Così come raccoglieremo in volume tutti i suoi scritti sulla scuola. Ma tutto ciò non basterà a impedire che il nostro sguardo continui a cercarlo, per parlargli, nelle stanze che frequentavamo assieme. Continueremo a lungo a cercarlo. Così come, ancor più dolorosamente di noi, faranno la moglie Bianca e le figlie Chiara e Ginestra, cui va il nostro abbraccio. E come faranno i suoi amici e colleghi dell’Apef, la nuova associazione professionale da lui fondata alla quale chiediamo di tenere alta la bandiera riformista di Sandro Gigliotti. Io ho avuto il privilegio di lavorare con lui che mi è stato vicino in modo insostituibile. I cognomi alle volte hanno un senso: e lui si comportava davvero come un giglio. Adesso ho solo voglia di immaginare che neanche il cielo possa tenerlo prigioniero, che la sua frenesia di vita non gli consenta di stare a lungo neanche lì dove ora è, e che allora, un giorno, forse già domani, possa tornare qui tra noi, magari per poco.
Ferdinando Adornato
Mi chiamo Mrosa Bonalumi e voglio raccontarvi la storia della mia formazione “politica che come molti devo a Sandro Gigliotti .
Senza l’incontro con lui , sarei rimasta quell’insegnante media”di qualità “ di cui avrebbe dovuto essere popolata la scuola secondo Sandro , quando fosse stata almeno iniziata la soluzione del problema della professionalità dei docenti italiani .
Io e il gruppo storico di Bergamo abbiamo incominciato a seguire e sostenere” l’omino delle monetine” nel lontano 87 perché sentivamo riecheggiare nelle sue affermazioni , quello che pensavamo da tempo e che ci aveva indotto a lasciare il sindacato confederale , sordo a tutte le nostre richieste di qualità , formazione , selezione etc .
Era nelle cose per noi seguire Sandro nella separazione dai Cobas e avviare con lui la lunga marcia dentro le Istituzioni, perché diversamente il solo costante ricorso alla piazza diventa improduttivo , strumentale.
L’ “opera di bonifica culturale “ che in questo senso Sandro ha realizzato in questi anni non solo nei contenuti delle proposte ma anche nei metodi del confronto , costituisce una autentica scuola di formazione sul campo.
Accanto ai facili “NO”, ci ha proposto sempre la fatica intellettuale della ricerca , delle proposte che sempre devono accompagnare anche le posizioni più radicali , se vogliamo essere credibili e ascoltati nelle stanze del palazzo .
Governare i cambiamenti nei limiti del possibile, intervenire , perché l’alternativa è subirli .
Quando ho letto che faceva parte della fondazione “Amici di Marco Biagi”, mi sono detta che non poteva essere diversamente .Come me lo hanno sicuramente pensato le centinaia di colleghi che lo hanno sentito parlare in questi anni in tutte le assemblee d’Italia : comunicatore appassionato , argomentatore stringente e puntuale, lontano dalla demagogia del “pret a porter” o dell’uso a getta
Sicuramente lo ringraziano tutti coloro che dalle ceneri dei movimenti sono approdati alla faticosa e spesso disconosciuta cultura del riformismo,come lui. In questa direzione sicuramente Sandro avrebbe avuto ancora molto da dire e da fare .
Il tempo gli è stato nemico ., il modo migliore per ringraziarlo è quello di continuare sulla strada che ha tracciato .
A Sandro, un abbraccio
Mrosa Bonalumi
Apprendo
ora (è circa mezzanotte del 14 marzo) l'incredibile notizia della scomparsa di
Sandro...che ho conosciuto (allora molto superficialmente) nel 1975, quando
eravamo "fuori ruolo" qui a Roma e che ho rincontrato, dopo una vita,
sulla strada di un esaltante progetto comune di sviluppo della scuola, nei cui
primi esordi ho avuto il privilegio di lavorare direttamente con lui, in un
confronto che si annunciava estremamente stimolante e costruttivo, e di
altissimo livello...
Non
trovo altre parole...
La
cosa migliore che possiamo fare è continuare, uniti, sulla stessa strada....
A
nome dello staff nazionale dell'Anp e del suo presidente, che non ho modo di
informare adesso, vi porgo questo primo messaggio di sentito cordoglio.
Roberto
Romito
Anp
- sede nazionale - Roma
Venerdì 14 marzo è venuto improvvisamente a mancare il Prof. Sandro Gigliotti e questo triste evento, che comunque appartiene alla nostra avventura terrena, quando cade su un uomo come Sandro Gigliotti lascia stupefatti ed increduli poiché, a prescindere dall’ancor giovane età, egli era l’immagine stessa di un impegno vitale che appariva privo di stanchezze o limiti.
In questi giorni, come avviene in simili tristi circostanze, in molti ricorderanno le sue qualità e il suo impegno sociale; per quanto mi riguarda, invece, sento l’obbligo di sottolineare un aspetto che a mio parere è stato tanto fondamentale da incidere profondamente sull’evoluzione della scuola italiana.
Il mio è un ricordo che va lontano e si rifà ai primissimi anno ’90 quando, ad una delle tante trattative per la scuola presso “Palazzo Vidoni” e dopo oltre 10 anni di impegno sindacale, alla guida dell'U.N.A.M.S., vissuti in totale solitudine, scoprii di avere finalmente trovato un "compagno a duol", duol perché certe affermazioni, mie e di Damiani, risultavano tutt'altro che comode e condivise da altri. In quella occasione ebbi modo di apprezzare le idee, gli argomenti e la dialettica dell'appassionato leader di una neo-nata associazione della scuola “Gilda degli Insegnanti” che rispondeva al nome di: Sandro Gigliotti. Dopo pochi mesi da quel primo incontro le “alchimie” per l’ottenimento della rappresentatività sindacale inducevano sia l’U.N.A.M.S. che la GILDA a individuare un partner sindacale. Memori di quelle riscontrate unicità di idee il Prof. Gigliotti ed io fummo portati di nuovo ad incontrarci per meglio verificare i comuni intendimenti e, come logica conseguenza, dare vita ad un progetto federativo. Da quel momento, forti dell’unione, nel panorama stanco ed appiattito del sindacalismo della scuola, la nuova Federazione Gilda-UNAMS impose un modello nuovo del “fare sindacato”, un modello che senza scendere in un accentuato estremismo intendeva sostenere, con la forza della ragione, la necessità di una politica che riuscisse ad estrarre, dopo un ventennio avvilente, la scuola italiana dalla palude nella quale si dibatteva: ovvero il concetto della “dignità della docenza”.
Un simile concetto, ai più, oggi potrà sembrare semplice, ovvio e scontato; era invece, per quel tempo, qualcosa di sconvolgente poiché andava a dirompere i convincimenti in una società che, dal ’68 in poi, aveva teorizzato ed imposto la massificazione e la caduta dei valori della scuola. Non a caso chi propugnava questi ritenuti sorpassati valori andava a guadagnarsi l’accusa di “corporativismo” con conseguente ghettizzazione. Infine una specie di “condanna biblica” alla quale i sindacati tradizionali non avevano saputo sottrarsi, vittime anche loro, di una forma di coercizione mentale operata da chi, per interessi politici, proprio attraverso la massificazione intendeva ottenere il controllo anche delle “menti” del cittadino. I portatori di queste idee erano, pertanto, poco meno di... sovversivi, con tutto quel che ne derivava.
Questi i valori della Federazione Gilda-UNAMS, questo il valore storico del fondatore della GILDA: Professor Gigliotti.
Dora Liguori
Napoli, 14 marzo 2003
In
una fredda serata napoletana, al termine di un convegno nel quale insieme ai
colleghi del Sam Gilda ci siamo interrogati sullo stato e sul futuro della
scuola, apprendo incredula la dolorosa notizia dell’improvvisa scomparsa di
Sandro Gigliotti. Dopo l’angosciante senso di smarrimento si affollano i
ricordi.
Ho conosciuto Sandro nella primavera del 1988. Lo contattai dopo aver letto
“La scuola ritrovata”, un volumetto che ripercorre le tappe del breve
cammino che aveva portato alla nascita della “Gilda degli insegnanti”. A
Milano avevamo percorso un cammino simile costituendo il COSSMA.
Partendo da esperienze diverse avevamo gli stessi scopi: rivendicare la dignità
professionale dei Docenti e la qualità della scuola.
Come ricordano i colleghi dell’APEF Sandro è stato un lucido rivendicatore di
questi obiettivi e “un coerente ed efficace denunziatore dei mali del nostro
sistema di istruzione”.Insieme abbiamo lavorato nella Federazione Gilda-Unams
che, nel 1990, abbiamo contribuito a costituire.
Abbiamo apprezzato la sua energia, incisività e combattività nel perseguire gli obiettivi e difendere la scuola pubblica. Penso che tutti gli dobbiamo riconoscenza e il suo ricordo deve spronarci a continuare a lavorare con l’impegno e l’entusiasmo che gli erano propri.
Marilena
Cavallari
Presidente nazionale COSSMA
Una voce diversa si è spenta e noi, che cerchiamo di praticare un convinto costume democratico, ne siamo sinceramente rammaricati.
ANDIS
Carissimo Sandro,
sono l’unica della “banda Gigliotti” che non ti abbia scritto nemmeno una parola fino adesso. Prima di tutto perché non sono riuscita a credere nella disgrazia fino ieri, quando ho toccato, quasi con venerazione e soggezione, la tua mano fredda e ti ho detto addio. Poi, perché pur non credendo, sono rimasta ammutolita alla notizia e non sono riuscita, e ancora non so, a formulare nessun pensiero logico, solo frammenti di dolore, di angoscia, di disperazione separati da barlumi di luce: i ricordi che mi hai lasciato. La tua personalità eccezionale era di quelle che illuminano chiunque le tocchi e perciò mi sembrava più consono alla mia persona soffrire in silenzio. Tu conoscevi benissimo l’enorme affetto e l’enorme stima che nutrivo per te. Il mio pensiero è andato anche alla tua famiglia, a tua moglie e alle tue figlie: se io mi sento così, come morta, come un granello di polvere in balia del vento, come si sentiranno loro? Lenire il loro dolore è impensabile per un comune mortale, solo la Fede può consolare in questi momenti. E' però doveroso per me, come per tutti gli amici che hanno approfittato della tua generosità, far sapere loro quanto ti abbiamo stimato e ripagato con infinito affetto, per le tue qualità fuori dal comune e per il tuo spenderti senza limiti per l'ideale che condividevamo.
Sandro caro, mi manchi tanto. e mi mancherai per molto tempo; penso e temo che sarà per sempre. Ormai sono vecchia e mi sarà impossibile risentirmi un moschettiere di vent’anni, come mi sentivo vicino a te. Non ci sono tante persone della nostra età capaci di ridarmi l’ottimismo sulla natura umana. Sono invecchiata di colpo quel maledetto venerdì 14 marzo quando un Alfio sgomento mi annunciò, con grande difficoltà, la tragedia che ci aveva colpiti.
Sono così contenta di essere venuta a Roma il 23 febbraio! E sono felice che anche tu fossi contento di vedermi (“vedi, Paola, chi davvero ci tiene, viene nonostante lo sciopero dei treni, su Elena puoi sempre contare”). Quanto sono felice di averti dato anche questa prova della mia dedizione alla tua causa, alla nostra causa. E poi, però, mi prendesti in giro per il mio cappello: “Certo, sarebbe stato meglio se fossi venuta senza questo paralume”. Oh, Sandro, mi manchi tanto. Mi mancano le tue strigliate, mi manca il tuo umorismo (“Elena, del tuo affetto non so che farmene, io sono un an-affettivo, non ho sentimenti, non riesco ad affezionarmi alle persone”. Luca lo interpretò come “ana-affettivo”, chi sa mai chi ha ragione? Tu te ne sei andato senza poterci chiarire il dubbio!).
Quante volte abbiamo bisticciato perché tu, con smisurata generosità, investivi delle tue qualità quelli che ti stavamo attorno e mi rimproveravi con rabbia: “Non è possibile, Elenuccia, che per te l’unico intelligente nella Gilda sia io, che tutti gli altri siano o limitati o sleali”. Oppure: “Elena, m’hai messo su un piedestallo che non merito, e quando te ne renderai conto, quando capirai che ho i miei difetti, come tutti, mi getterai negli abissi. Io non sono la Gilda, la Gilda siamo noi tutti e tanto meno sono Gesù Cristo”. E questo perché ti avevo detto mille volte come l’avevo detto ad altri: Per me la Gilda o non significa nulla, per me la Gilda è Sandro Gigliotti. Io ai colleghi ho parlato sempre di Sandro Gigliotti, perché la Gilda e l’Apef senza di lui non sono nulla. Noi, anche quelli che ti amiamo, soprattutto quelli che ti amiamo ci sentiamo sperduti senza di te, come degli orfanelli, (espressione di Luca e Alfio), io da venerdì sera mi sento cadere, cadere, in un abisso, nel buio. Con i tanti problemi che ho, e che non ho mai avuto la forza di metterti per iscritto come mi avevi chiesto, ho paura di non riuscire mai più a sentirmi come con te: il giovane e forte cavaliere senza macchia e senza paura che va a raddrizzare i torti del mondo.
Grazie Sandro per il coraggio e l’ottimismo e la giovinezza che riuscivi a trasmettermi ogni volta che ne avevo bisogno.
Perché è vero, Sandro, ci sono anche altre persone intelligenti, ci sono, forse, anche altri generosi, ci sono, forse, anche altri leali. Ma non come te: te lo dissi tante volte e bisticciammo tante volte. Perché tu Sandro eri molto intelligente, molto generoso, molto altruista, molto leale, molto lungimirante, molto ottimista, molto fiducioso negli altri. E nessuno che io conosca ha tutte queste qualità assieme o almeno non in misura tale da avvicinarsi alla tua.
Tu sai molto bene che dal momento che ti sentii parlare per la prima volta, dieci o più anni fa (per meno di 5 minuti, perché stavi finendo il discorso), e mi iscrissi subito alla tua Gilda, non ti ho più abbandonato, nemmeno quando, ugualmente impulsivi, ci siamo arrabbiati e abbiamo litigato per delle sciocchezze. L’indomani eravamo di nuovo Sandrocchio ed Elenuccia. Perché tu Sandro, m’hai fatto arrabbiare tante volte, e lo sai. E io ti ho fatto arrabbiare tante volte, e lo so: avevamo i caratteri tropo simili. E tu ti fidavi tropo della gente. Ma tu non mi hai delusa mai. MAI. (e spero con tutto il cuore che nemmeno io ti abbia deluso mai). Per questo, ogni volta che facevi un cenno io ti seguivo ciecamente: perché sui lunghi percorsi arrivavi a vedere cose che a me sfuggivano e sapevo che per veder realizzate le grandi idee che avevi dovevo sorvolare su piccole incomprensioni. Le uniche volte che ebbi io ragione furono quando ti avvertii delle piccolezze altrui, o del colpo che ti preparavano i pigmei: bisticciammo anche allora, mi chiudesti il telefono perché ti rifiutasti di credere nella bassezza della gente.
L’unico tuo grande difetto: l’eccesso di generosità e di fiducia nel genere umano. Non riuscivi a vedere fino dove poteva arrivare la meschinità umana. E questo ti diede il più grande dolore professionale, come dire, esistenziale, perché per te l’associazione era parte della tua vita. E questo ci creò momenti di incomprensione che, Dio sia lodato, sono riuscita a superare in fretta, altrimenti adesso soffrirei anche per rimorsi.
M’arrabbiavo molto per la tua incapacità di vedere il male nelle persone, e perché davi udienza e fiducia a molti che non lo meritavano, ma anche per questo ti amavo e ammiravo: era bello, quanto era bello essere amica di un’anima che traboccava generosità e lealtà tanto da rivestirne tutti quelli che gli si avvicinavano.
Caro Sandro, come mi manchi. Piango senza consolazione la tua perdita perché sei insostituibile. Ti piangono disperatamente e sinceramente in tanti: ti piange la tua meravigliosa famiglia (“i tuoi tesori” come le chiamasti anche a febbraio, l’ultima volta che ti telefonai a casa), ti piangono i moltissimi amici, tra i quali noi dell’APEF, quelli che ti hanno seguito dappertutto, consci di non trovare un altro come te; ti piangono in tanti, importanti o umili del mondo della scuola. E dovrebbero piangerti ancora più persone, ma non lo sanno. Perché la tua vita la spendesti non solo per migliorare la situazione dei poveri docenti italiani, ma anche quella della scuola italiana e il futuro di noi tutti, dei nostri figli, che senza una adeguata istruzione vivranno infelici e pieni di problemi. Il futuro di una nazione sta nella preparazione dei suoi cittadini e tu in definitiva per questo lottasti.
Alla cerimonia funebre e per lettera tutti quanti conoscevano il tuo impegno appassionato, intelligente, lucido, lungimirante e senza risparmio hanno promesso di aiutarci a continuare la tua lotta per i docenti e la scuola italiana. Anche quelli dell’Apef si sono impegnati a farlo. Ma io non so, Sandro, se saremo capaci. Spero che sia un dubbio momentaneo, dovuto al dolore che ancora non mi lascia per nulla ragionare. Vorrei tanto che fossimo degni delle tue aspettative e capaci di non deluderti. Non so se riusciremo a salvarci dalle miserie umane, non so se assieme e con tutta la volontà, saremo all’altezza del compito che ci aspetta. La sola cosa che so, che ti prometto solennemente e' che io, da parte mia, farò il possibile per essere paziente e diplomatica come non lo sono mai stata. E poi vedrò. Vorrei tanto sapere che ne penseresti tu in ogni momento della nostra attività, della nostra lotta, dei nostri dubbi, dei nostri smarrimenti. Ma soprattutto vorrei, e questo, Dio mio, non sarà più possibile, ricevere le tue e-mail o sentire la tua voce per telefono che mi rianimino e riempiano di ottimismo. Anche le tue strigliate, Sandro, mi farebbero felice, perché saprei come correggere il tiro.
Ma che sto dicendo, Sandro? Certo che ce la farò, certo che ce la faremo. Dobbiamo farcela. Dobbiamo far vedere che questa volta vincono i leali, quelli che condividono i tuoi ideali e non li vogliono perdere sulla strada. Ti dobbiamo questo e chi non lo farà avrà da vedersela con la propria coscienza.
Addio, Sandro, non so come farò senza di te, ma ci proverò in tutti i modi. Per non deluderti. Perché se mi vedi di là su mi possa dire, come tante volte, “grazie Elenuccia, so che posso fidarmi ciecamente di te”. Grazie a te, Sandro, per quello che sei stato e per come lo sei stato. Grazie a te, grande Capo.
Elena Baloi
Conosco
Sandro da quasi 20 anni anche perchè la figlia, Chiara, si era avvicinata ai
Verdi.
In questi anni ho discusso, litigato, mangiato, cantato insieme a Sandro,
del quale apprezzavo la sua straordinaria voglia di vivere e la sua
passione politica.
Qualche giorno fa, prima di quel pomeriggio maledetto, ero a cena a casa
sua.
Ci mancherà, mi mancherà!
Paolo Cento