Considerazioni sul  documento sul Bullismo del MPI

(riunione del 29 –01-’07)

 

Il nostro approccio, come associazione professionale di insegnanti, al fenomeno del “bullismo” è ben rappresentata nel documento del nostro Centro Studi che vi inviamo in allegato.

Aggiungerei che, in termini di prevenzione, va prioritariamente rafforzata l’autorevolezza della Scuola nel suo complesso e in particolare degli insegnanti ( insieme ad un rilancio della loro più intrinseca motivazione professionale, piuttosto in calo), con una serie di interventi di tipo “strutturale”, dato che è indubbio che l’attuale perdita di autorevolezza dell’”istituzione” educativa rende sterile qualsiasi dialogo educativo, di cui il fenomeno del bullismo è una delle conseguenze. Le linee di questa interpretazione sono anch’esse rappresentate nell’altro documento allegato.

Tra gli interventi di tipo”strutturale”, a nostro avviso, ve n’è uno che i decisori politici avrebbero dovuto assumere già da tempo ed è quello di impedire che il web continui ad essere il luogo degli orrori consentiti e del degrado morale che tanta influenza ha oggi sui nostri ragazzi, applicando le leggi dell’editoria sui siti internet. Ci dovrebbe essere un impegno comune dei governi di tutti i Paesi in tal senso. Bisognerebbe operare nel senso di una legislazione internazionale che vada contro quella liberalizzazione selvaggia e incontrollata di oggi .

E dato che il fenomeno del Bullismo è prioritariamente il prodotto di una cattiva società che non di una cattiva scuola, i politici dovrebbero seriamente impegnarsi per migliorare la qualità dei prodotti televisivi ( quanti bulli per emulazione dall’”Isola dei famosi” e altri prodotti sub-culturali simili, prodotti dal servizio pubblico?), riposizionando alla logica dell’auditel e del mercato quella  della sopravvivenza della nostra “civiltà”.

Detto questo, alcune considerazioni sul documento relativo alle linee guida:

1.       Si raccomanda una maggiore snellezza e sinteticità dato che i principali destinatari sono gli insegnanti che conoscono bene i termini del fenomeno, dato che lo vivono quotidianamente. Più il documento è agile più è probabile che venga accolto e possa essere efficace.

2.      In premessa andrebbe ricordato che il conflitto fa parte dello sviluppo evolutivo e dell’affermazione del sé e come tale va accolto. Riconoscere e accogliere i conflitti vuol dire avere cura dei bisogni psicologici inascoltati dei nostri ragazzi.

3.      Rinforzare il messaggio che l’Autonomia didattica offre una grande opportunità con una flessibilità e un’opzionalità dell’offerta che può essere in grado di favorire le capacità di espressione e di realizzazione di giovani. In realtà poche scuole sfruttano questa opportunità che oggi è del 20%. Sarebbe utile che il Ministero effettuasse un’indagine conoscitiva sulla effettiva attuazione dell’Autonomia didattica da parte delle Scuole. Inutile dire quanto sarebbe importante una valutazione di sistema degli istituti che oggi ancora è totalmente assente.

4.      Il regolamento d’istituto andrebbe corredato (spesso non lo è) del codice di disciplina, come previsto dalla Statuto degli studenti e delle studentesse, alla cui stesura devono partecipare in varie forme organizzate, gli studenti.

5.      Sensibilizzare all’”approccio riparativo”, basato sulla riparazione del danno, in alternativa al procedimento punitivo.

6.      Andrebbe raccomandata, all’inizio di ogni anno scolastico, l’istituzione di una giornata di tipo seminariale dove, con la partecipazione di tutti gli studenti, viene letto e commentato il regolamento di istituto con la presenza del capo d’Istituto, dei docenti ed eventualmente un sociologo o altro esperto. Verrebbe così data importanza a quell’insieme di regole della “collettività scuola” che sono uno degli aspetti dell’educazione alla cittadinanza. Spesso gli studenti ignorano perfino l’esistenza del regolamento.

7.      Realizzare dei Focus –group, agevolando la comunicazione interpersonale tra i ragazzi.

8.     Oltre all’opuscolo informativo, realizzare ad esempio un bando di concorso nazionale per un cortometraggio, realizzato dagli studenti stessi con l’obiettivo di contrapporre i valori positivi di amicizia, solidarietà e cooperazione a quelli negativi della prevaricazione, prepotenza e insensibilità emotiva che sono il sintomo della debolezza di identità del “bullo”. Il cortometraggio può quindi servire per indirizzare le competenze tecnologiche dei ragazzi ad un obiettivo positivo.

9.      Utilizzare strategie di “cooperative-learning”. Mettere in atto relazioni interpersonali per realizzare “progetti di gruppo” ( attività teatrale, la squadra di calcio o altro sport della scuola, organizzare tornei sportivi, attività di volontariato etc..) che rafforzino l’identità di appartenenza alla propria scuola.

10.  Agevolare, con opportuni corsi di formazione per insegnanti, quella cultura della “mediazione scolastica”, alternativa alla sanzione disciplinare. La mediazione scolastica è usata da 20 anni negli U.S.A, in gran Bretagna ed altri paesi UE. Anche se in Italia non esistono progetti a livello nazionale, la Regione Lazio nel 2001 ha attivato, con la facoltà di Psicologia II de “La Sapienza” di Roma, un corso di formazione che identifica la figura del “mediatore dei conflitti a scuola”, diversa dallo psicologo. Questa è una figura presente in molti paesi della UE può essere un insegnante, un consulente che può essere grado di formare “mediatori tra pari” tra gli stessi studenti.

11.   Prevedere la formazione di questo tipo di figure nella direttiva sulla Formazione per il prossimo anno scolastico

 

Allegati: Il bullismo e la scuola: a ciascuno il suo   di A. Porcu

                   Proibizionismo di Stato o autorevolezza della scuola? di P. Tonna

                                                                                                                

Roma 29 gennaio 2007