Recupero debiti:
il Buonsenso a metà del Ministro Gelmini
La luce che le Scuole attendevano con l’ansia degli scrutini ormai alle porte, è arrivata a stretto giro dopo che il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva dell’O.M. 92, presentata dai Cobas. Il Ministro ha opportunamente mantenuto il “dettato” di recuperare i debiti prima dell’inizio del prossimo anno scolastico. Ha stanziato risorse aggiuntive per 57 mln di euro che vanno ad aggiungersi ai 197 milioni già previsti nel fondo d’istituto. Ha inoltre allentato le rigidità previste dall’ordinanza Fioroni, lasciando giustamente le scelte organizzative relative alle modalità di recupero – quali ad esempio la consistenza oraria dei corsi, la modalità di utilizzo dei docenti e i modelli di intervento – all’autonomia di ogni singola scuola. Il buonsenso con il quale ha dichiarato di voler impostare la sua azione politica è prevalso. Tuttavia…
Nella buona sostanza il Ministro ha tenuto duro nel mantenere gli esami di riparazione a settembre, permanendo nella giusta linea di recupero di quel rigore di cui si è persa traccia da quando sono stati soppressi gli esami di riparazione.
Da allora, tra gli insegnanti, gli esperti e le famiglie sono stati, infatti, in moltissimi a pensare che la deriva qualitativa del nostro sistema istruzione abbia avuto una rapida accelerazione con l’abolizione degli esami di riparazione, avvenuta nel 1994 ad opera del Ministro D’Onofrio. Quella “innovazione”, introdotta in un sistema ordinamentale e organizzativo- didattico ancora invariato, ha abbassato in modo notevole il livello di preparazione dei nostri studenti: il sistema del recupero del debito formativo che n’è scaturito, mai monitorato dall’amministrazione, si è distribuito a macchia di leopardo, in termini di efficacia e qualità, tra i vari istituti del paese.
Come molti sanno, questo sistema ha consentito fino ad oggi “l’accantonamento” di alcune discipline da parte degli studenti durante l’intero percorso di studi superiore (in genere questo avviene per le materie “culturali” nei tecnici e nei professionali ad es. matematica e italiano e nei licei per quelle che non costituiscono l’asse portante dell’indirizzo di studi).
Le indagini OCSE – PISA offrono la fotografia fedele di questa situazione.
L’aver quindi posto uno sbarramento alla fine dell’anno, pone certamente studenti (e insegnanti) di fronte a tutt’altra assunzione di responsabilità dato che è in gioco la promozione e il recupero dei debiti non si può più diluire nei meandri degli anni a venire.
Allora cos’è che non va?
Ebbene, il fatto di continuare a legare in un modo ordinatorio l’insufficienza alla frequenza di un’attività di recupero posta in essere dalla scuola, sposta in modo strabico a carico della scuola, l’assunzione di responsabilità personale da parte degli studenti, che è poi il principale obiettivo formativo che la scuola si deve porre, con il risultato che il pur citato “studio individuale” passa in secondo piano, anche per le famiglie.
Inoltre, se quella cultura della valutazione, che invochiamo da troppi anni, fosse sedimentata presso l’amministrazione, dei semplici questionari di autovalutazione preparati dalle scuole avrebbero potuto essere considerati come tests attendibili dell’efficacia delle attività di recupero già poste in essere dopo gli scrutini del I quadrimestre. Chi scrive,dirige un istituto dove una valutazione scientifica dell’efficacia didattica di tali attività, dato anche il loro carattere massificato e poco individualizzato, ha dato esiti decisamente sconfortanti.
Pensare di riproporre durante l’estate un’esperienza analoga, per di più con il 90% di docenti esterni (supplenti privi d’esperienza, alla ricerca di una prima occupazione) ci sembra un’operazione faticosamente inutile. Certamente uno sperpero di denaro pubblico.
Da ultimo: il contratto prevede che gli ulteriori soldi, generosamente stanziati dal ministro, dovrebbero pure essere oggetto di contrattazione d’istituto. Magari a ferragosto…….
Paola Tonna
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