Perché sì / «Secondo canale» e basi culturali

Licei tecnologici, orizzonte Europa

DI GIUSEPPE VALDITARA*

Come è stato riconosciuto da più parti, una delle novità più importanti della riforma Moratti è di aver creato le premesse per costruire anche in Italia un serio percorso di formazione professionale sul modello esistente nei più avanzati sistemi europei. Il recente riconoscimento della Commissione europea alla nostra riforma della scuola testimonia dunque che l'Europa apprezza la via intrapresa dal nostro Paese.

La scuola è alla base dell'equità e della giustizia sociale proprio quando offre opportunità diverse per sfruttare meglio i talenti individuali. Una seconda novità importante è costituita dalla differenziazione, all'interno del sistema dei licei, tra licei cosiddetti "generalisti" come il classico e lo scientifico, che preparano ai futuri studi universitari, e licei cosiddetti "vocazionali", come il tecnologico e l'economico, che preparano sia per un coerente proseguimento degli studi che per l'ingresso in azienda.

Questi ultimi, secondo la legge Moratti, sono distinti in indirizzi. Pensando al liceo tecnologico certamente non potranno mancare indirizzi come quello elettronico, dell'informatica e della comunicazione, dell'energia, della chimica, delle risorse agro-alimentari e am­bientali, del sistema moda, dell'edilizia e del territorio e infi­ne dei trasporti. Per i licei economici gli indirizzi più significativi potrebbero essere: amministrazione e controllo, comunicazione e marketing, gestione e servizi per il turismo.

Sarebbe dunque un errore se una parte prevalente dell'attuale istruzione tecnica o economica dovesse passare alle regioni nell'ambito della istruzione professionale. Si è detto nella relazione del gruppo di lavoro ministeriale riunito a: Fiuggi che nessuno dei licei dovrebbe suddividersi in indirizzi, per il carattere culturale generale di questo tipo di scuola. Non sono d'accordo con questa impostazione. Non è un'impostazione europea e non è l'impostazione prevista dalla lettera e dallo spirito dell'art. 2 della legge 53.

Se poi guardiamo a cosa avviene in Europa e nei Paesi anglosassoni possiamo verificare come l'impostazione vincente sia quella che distingue tra diverse tipologie di offerta formativa. In Francia, ad esempio, troviamo il "lycée general", il "lycée tecnique" suddiviso in cinque indirizzi e il "lycée professionel" suddiviso in 53 indirizzi. Nei Paesi anglossassoni si parla di "general education", cioè di licei generalisti, di "vocational education", cioè di licei vocazionali come il nostro tecnologico, e di "vocational training", cioè di corsi di formazione professionale.

Il sistema dei licei, dunque, non può essere un tutto omogeneo e uniforme anche se ogni liceo deve avere pari dignità, posto che si caratterizza per il livello di qualificazione culturale che deve sempre assicurare. Il nome liceo non significa pertanto che debba essere previsto in tutti gli indirizzi lo studio della filosofia, che non può caratterizzare un liceo tecnologico o economico. In questi licei si potrebbero piuttosto graduare le ore di insegnamento in modo da offrire una prevalenza di materie di cultura generale nel primo biennio e al termine del percorso una prevalenza di materie rie caratterizzanti l'indirizzo.

Occorre così attribuire dignità culturale alle discipline tecnologiche e accompagnare gli studenti alla progressiva scoperta delle modalità per rendere operative e concrete le loro conoscenze. I licei tecnologico ed economico dovranno quindi ereditare la grande tradizione dell'istruzione  tecnica che costituisce per il  nostro Paese un punto di forza e che oggi ha necessità  di essere rilanciata.  Proprio per questo devono essere presenti su tutto il territorio nazionale con pari efficacia onde garantire adeguate opportunità in ogni regione.

Parallelamente l'introduzione del secondo canale va realizzata favorendo una maggiore preparazione professionale dei nostri giovani senza dimenticare alcune basi culturali di fondo. Uno dei meriti della legge Moratti è di aver salvaguardato l'identità del classico, destinato a essere "ucciso" dalla riforma Berlinguer; ora occorre dare un impianto solido e concreto ai licei "vocazionali' e un'adeguata qualità al sistema istruzione e formazione professionale che deve essere strettamente collegato con le esigenze del tessuto produttivo.

* Responsabile Scuola AN