Conferenza nazionale sugli apprendimenti di base:

i pessimi risultati dell’ITALIA rendono improcrastinabile non solo la riforma degli ordinamenti ma anche la definizione di strategie opportune per rimotivare i docenti con un adeguamento delle condizioni professionali

     Si è svolta a Roma, il 9 e 10 febbraio, su iniziativa del M.I.U.R., la Conferenza  Nazionale sugli apprendimenti di base con il compito di elaborare le strategie più opportune per migliorare le performance formative, partendo da una riflessione sui dati emersi dall’ultima indagine OCSE-PISA 2003 che, insieme alle risultanze dei progetti pilota nazionali dell’INVALSI, hanno mostrato l’elevato stato di insufficienza degli apprendimenti di base di italiano, matematica e scienze degli studenti italiani, nella fascia d’età compresa tra i 14 e 15 anni. Alcuni aspetti dell’indagine erano stati presentati a Roma in un seminario organizzato da TREEELLE, nel settembre scorso e comparata con il sistema educativo della Finlandia, paese che, come è noto, si posiziona al primo posto per i risultati conseguiti in termini di abilità dei suoi studenti.

 L’incontro, cui hanno partecipato circa 300 tra Esperti, Direttori regionali, Ispettori tecnici, rappresentanti dei vari IRRE, Indire ed Enti locali, docenti universitari delle SSIS e i rappresentanti dei Forum delle associazioni professionali presso il MiUR,  si è aperto con un intervento del sottosegretario Aprea, e le relazioni tecniche del responsabile del progetto OCSE-PISA , Dr. Andrea Scleicher e dell’ing. Giacomo ELIAS, responsabile dell’INVALSI, che riportiamo. Successivamente sono state predisposte sei sessioni tematiche con il compito di affrontare altrettanti aspetti delle strategie di intervento, aventi per oggetto i seguenti temi:

1)  Come si costruiscono, lungo l’iter scolastico, le competenze essenziali in Italiano;

2)  Come si costruiscono, lungo l’iter scolastico, le competenze essenziali in Matematica;

3)  Come si costruiscono, lungo l’iter scolastico, le competenze essenziali in Scienze;

4)  Quali azioni di formazione del personale docente sono necessarie per migliorare gli apprendimenti di base,

5)  Come verificare periodicamente il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento degli apprendimenti nel corso dell’anno scolastico;

6)  Quale contributo possono dare il MIUR, gli USR, le istituzioni scolastiche, l’INVALSI, l’INDIRE e gli IRRE per il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento degli apprendimenti di base;

La nostra associazione ha partecipato ai lavori della quarta sessione, riguardante una riflessione sulla formazione dei docenti necessaria per migliorare gli apprendimenti di base, moderata dal prof. Giovanni Cominelli, ricercatore INVALSI e opinionista del quotidiano “Il Riformista”, nonchè autore di numerosi interventi a favore di una valorizzazione professionale dei docenti attraverso la definizione di un nuovo stato giuridico  e di uno sviluppo di carriera, cui si oppongono gli apparati sindacali e dell’amministrazione, principali forze resistenti al cambiamento.

In diversi interventi ho evidenziato gli snodi principali della politica del nostro Paese su cui è necessario intervenire rispetto alla questione della formazione degli insegnanti e che di seguito sintetizziamo:

-         l’enorme ritardo dell’Italia nel predisporre una Formazione iniziale specifica per gli insegnanti, istituita con la legge 341/’90;

-         la mancanza di una rigorosa selezione in ingresso dove invece si privilegia il criterio anagrafico piuttosto che quello della specializzazione, evidenziato anche dalla scarsa considerazione in cui sono tenuti gli insegnanti specializzati nelle politiche di assunzione del personale;

-         iniziative politiche assenti rispetto alla questione della ri-motivazione degli insegnanti in servizio e agli strumenti idonei per attrarre quelli migliori, fra cui uno sviluppo di carriera professionale, come indicato dal recente documento delle Confindustrie di 8 Paesi europei;

-         la progressiva diluizione del rigore scientifico nell’insegnamento di Matematica e delle Scienze, unitamente agli elevati tassi ( intorno al 97%) di promozione agli esami di Stato, che mostrano come la nostra scuola sia autoreferenziale; situazione aggravata ancora di più dalla presenza di commissioni esaminatrici tutte interne;

-         interventi deleteri di politica scolastica, avvenuti in assenza di riforma, come l’abolizione degli esami di riparazione;

-         l’assenza di un’organizzazione più efficiente sul piano didattico, es. Dipartimenti disciplinari con nuove responsabilità funzionali affidate ai docenti coordinatori e tutor, che rende praticamente inattuabile l’autonomia didattica nelle scuole;

Infine abbiamo segnalato la necessità, analogamente a quanto avviene in Finlandia, di sostenere la partecipazione degli insegnanti ad un aggiornamento continuo valutato e certificato, retribuendolo e inserendolo in un port-folio personale spendibile ai fini di un percorso professionale di carriera.

  Queste istanze sono state riportate  al Ministro Moratti, intervenuto nella fase finale dei lavori, che ha ascoltato le relazioni di quanto elaborato dai gruppi di lavoro.

Il Ministro,  infine, ha riassunto in dieci punti, che di seguito riportiamo, le strategie che il MIUR intende portare avanti per recuperare la drammatica situazione degli apprendimenti di base nel nostro Paese.

Tuttavia riteniamo che se a questi buoni propositi, certamente condivisibili, non si affiancheranno azioni concrete per realizzarle, attraverso provvedimenti legislativi idonei e un’inversione di tendenza rispetto alle politiche di gestione del personale ormai da troppi anni e da tutti i governi, basate solo su istanze occupazionali dei sindacali, queste rimarrano, appunto,l’ennesimo decalogo inutile di buoni propositi.                                                                                       

Paola Tonna

Allegati

 

Treeelle OCSE-PISA 2003

Intervento sottosegretario Aprea

Intervento ing. Elias

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In dieci punti la strategia del Miur dopo l'indagine Pisa-Ocse che vede gli studenti italiani agli ultimi posti nelle competenze di base

 

  1. Dal sapere astratto alle competenze
    Nella tradizione scolastica italiana è prevalente il fine della trasmissione di conoscenze ed abilità disciplinari. Gli studenti "bravi" sono spesso quelli che "sanno" e "ripetono" quanto si insegna loro.

    L'indagine Pisa, in linea con la più recente legislazione scolastica dal Dpr 275/99 alla Legge di Riforma 53/2003, conferma l'esigenza di trasformare la scuola da "sistema organizzato per l'insegnamento" ad "ambiente di apprendimento" capace di portare gli studenti ad utilizzare i saperi scolastici per crescere come persone che vivono nell'attuale società complessa.
    Occorre, pertanto, favorire una riflessione ampia e articolata sulle modalità di insegnamento delle discipline (Quale italiano? Quale matematica? Quali Scienze?), per spostare il baricentro dalla sola trasmissione di conoscenze e abilità astratte (eccessivi contenuti ed eccessive sequenze di tecniche esecutive) alla loro applicazione in contesti di problem solving.
  2. Puntare sulla formazione dei docenti
    I docenti vanno sostenuti rispetto alle nuove modalità di insegnamento-apprendimento. Occorre una diversa "formazione iniziale" che, come sarà presto indicato nel decreto attuativo dell'art. 5 della Legge 53/2003, sarà di tipo universitario e altamente professionalizzante sia sul versante delle conoscenze che dal punto di vista della pratica educativa e didattica, appresa e verificata in periodi di tirocinio nelle scuole. Rispetto a questa futura formazione dei docenti, molto utili sembrano tutti gli spunti forniti dalle sessioni di questa conferenza, di cui terremo senz'altro conto.
    Occorre, contestualmente, una diversa "formazione in servizio" che, come è emerso, metta i docenti in grado di progettare percorsi di formazione e auto-formazione, anche utilizzando le nuove tecniche di e-learning. Dobbiamo, insieme, promuovere un formazione che conduca ogni docente ad essere protagonista della ricerca educativa.
  3. Rafforzare le conoscenze, abilità e competenze in italiano, matematica, scienze
    Per rafforzare le conoscenze e le competenze degli studenti in italiano, matematica e scienze sono necessarie le seguenti azioni:
  4. Aumentare le sinergie e le opportunità di educazione informale
    Le migliori pratiche ci indicano che una sicura qualificazione della didattica degli insegnamenti linguistici, matematici e scientifici proviene dall'attuazione di un rapporto sistematico tra scuola e università.
    Allo stesso modo, non va trascurato che gli studenti vengono stimolati a validi apprendimenti anche attraverso attività di educazione informale e non formale di italiano, matematica e scienze. Ci si riferisce ai pacchetti formativi del sistema delle Biblioteche, dei Musei, delle Imprese, delle Associazioni ambientali, delle Amministrazioni territoriali che mirano a generare nei giovani comportamenti "colti", attraverso modalità diverse da quelle scolastiche, ma certamente coerenti con le finalità educative.
    I piani dell'offerta formativa (Pof), nella valorizzazione più ampia possibile delle autonomie scolastiche, dovranno arricchirsi di queste occasioni di apprendimento ed invitare il maggior numero possibile di studenti ad aderirvi.
  5. Scambio delle migliori pratiche
    Dalle rilevazioni Pisa emergono scuole più "indietro" di altre insieme a punte di "eccellenza". Negli Istituti Professionali gli studenti che non posseggono il livello più elementare delle competenze sono il doppio di quelli che si riscontrano negli Istituti Tecnici e il triplo di quelli dei Licei.
    Occorre ridurre il "gap" tra i risultati delle scuole, potenziando ed innalzando i livelli di apprendimento per assicurare a tutti le competenze di base e diffondere l'eccellenza. Vanno a questo scopo monitorati costantemente (in ingresso ed in uscita) i livelli in italiano, matematica e scienze, nei diversi ordini di scuola.
    Vanno altresì sviluppate le attività di personalizzazione e di orientamento e ri-orientamento continuo. Per questo gli Uffici scolastici regionali di competenza devono favorire gli scambi delle migliori pratiche con le aree del Paese che hanno riportato risultati più soddisfacenti.
    Vanno inoltre utilizzate appieno le opportunità di scambio culturale e gemellaggio offerte dall'Unione Europea per aumentare le occasioni di crescita e di confronto per le nostre scuole.
  6. Dispersione scolastica: azioni di contrasto
    Nei rendimenti degli studenti nelle diverse aree geografiche del Paese si registrano differenze marcate. Nel Nord la percentuale di studenti con "scarse" competenze in italiano è molto contenuta e in linea con quella dei Paesi con i risultati migliori. Viceversa, nel Sud la quota di studenti al di sotto della media è circa il triplo.
    Nelle Regioni del Mezzogiorno la scuola si trova quindi ad operare in una situazione di svantaggio complessivo, sia economico che sociale. Le scuole situate nelle zone economicamente più sviluppate del Paese sono quelle che mediamente offrono anche un servizio migliore e potenzialmente aumentano il capitale umano delle giovani generazioni.
    Ci proponiamo di invertire la rotta e di promuovere nel Sud iniziative forti che rendano il sistema educativo un ambiente sempre più stimolante per gli studenti e sempre più in grado di porsi come leva per lo sviluppo.
  7. Rapporto tra educazione e valutazione
    L'educazione non è valutazione. Deve però essere vero il contrario: bisogna saper cogliere dalla valutazione, a tutti i livelli, un'opportunità molto importante per crescere, per essere più colti, più formati.
    Spesso, tuttavia, capita che si teorizzi un reciproco "divorzio" tra i due momenti. Quasi che la valutazione della professione docente, dell'efficacia dell'azione didattica, dei risultati di apprendimento degli studenti, del valore aggiunto fornito dalla scuola alle competenze degli studenti sia una cosa diversa dall'educazione di ciascuno. Assumere questo collegamento aiuta invece a migliorare se stessi, gli altri e il proprio insegnamento.
  8. Servizio Nazionale di Valutazione
    Ci siamo dotati del Servizio nazionale di valutazione. Esso ha quattro compiti principali: verificare all'inizio di ogni periodo didattico le conoscenze e le abilità degli studenti; procedere alla valutazione di sistema; predisporre le prove degli esami di Stato; utilizzare i risultati a sostegno dei processi di valutazione degli apprendimenti e di autovalutazione di istituto affidati all'autonomia delle istituzioni di istruzione e di formazione.
    È indubbio che un monitoraggio sistematico dei livelli di apprendimento nazionali sulle abilità in italiano, matematica e scienze da parte del Servizio Nazionale contribuirà a migliorare l'efficacia sia del sistema, sia della didattica dei singoli docenti, che saranno così incentivati a valutare non solo le conoscenze ma anche le abilità degli studenti.
    Ci aspettiamo, infine, che il Servizio Nazionale di Valutazione, nel predisporre le prove nazionali, tenga conto delle metodiche e dei risultati delle indagini internazionali.
  9. Preparazione al 2006: simulazioni
    L'edizione 2006 Pisa-Ocse si concentrerà in modo particolare sulle scienze. Il 2005 è stato dichiarato dall'Unesco "Anno della fisica". Occorre arrivare preparati a questi appuntamenti. Il punto di partenza deve essere la diffusione e riflessione nelle scuole dell'indagine Pisa.
    In particolare, trattandosi di indagine sui quindicenni, si propongono riflessioni approfondite e simulazioni da parte dei docenti di italiano, matematica e scienze delle scuole secondarie di 1° grado e del primo biennio delle superiori.
  10. Strutture operative regionali a supporto di una migliore qualità degli apprendimenti
    Per sostenere la scuola italiana in un'azione straordinaria per il miglioramento degli apprendimenti in italiano, matematica e scienze, variamo strutture operative nazionali e regionali a supporto delle scuole autonome (Task force nazionale e regionali) per incrementare la qualità complessiva del sistema.
    I livelli regionali riferiranno sistematicamente al livello nazionale sulle azioni intraprese con gli altri soggetti coinvolti (Regioni, Enti locali, scuole autonome, Università, Indire, Invalsi, Irre, Associazioni disciplinari...), per assicurare il monitoraggio costante dei livelli di apprendimento in italiano, matematica, scienze ed incrementare la qualità complessiva del sistema.