Presentate le linee d’indirizzo del secondo Ciclo:
Nei giorni scorsi il
Ministro Moratti ha avviato le
consultazioni
sul Secondo Ciclo della Riforma, coinvolgendo tutte quelle parti della società civile
“interessate a vario titolo al rinnovamento della Scuola”. Quanti si
aspettavano di trovarsi davanti una bozza di articolato
del decreto attuativo, forse il più importante dell’intera Riforma, sono
rimasti delusi. E’ stato infatti presentato, con
dovizia di particolari ed approfondimenti, un
documento
di sintesi (divulgativo e di facile lettura) della filosofia delle
scelte che sottendono le linee di indirizzo, corredato dai quadri orari delle
discipline degli otto Licei che, con i relativi indirizzi, supereranno quota
venti. Per quanto riguarda il Sistema dell’istruzione e formazione
professionale, il Ministero si è limitato, come previsto dalle nuove norme
costituzionali, a definire i livelli essenziali perchè tutta la materia è
demandata alla legislazione esclusiva delle Regioni che saranno tenute a
rilasciare diplomi che avranno validità nazionale ed europea.
Dai vertici ministeriali si è fatto intendere che la
partita è ancora aperta, tanto è vero che le varie
bozze che sono circolate in precedenza sono state definite dei “falsi”.
A supporto di questa apertura sono state richieste a tutte le parti
sociali consultate delle osservazioni e riflessioni entro il 26 gennaio prossimo.
Nella riunione del 12 erano presenti le associazioni dei
Forum nazionali, istituiti presso il M.I.U.R., degli
insegnanti, dei genitori e degli studenti.
Nell’intervento, al termine dell’esposizione delle linee di indirizzo, abbiamo sintetizzato alcuni punti nodali che
verranno doverosamente ampliati nella memoria che verrà inviata al Ministro:
·
L’Apef ha da sempre apprezzato la “ratio” della
Riforma che è quella di attuare, da una parte, una diversificazione
dell’offerta formativa che consenta di superare gli alti tassi di dispersione
scolastica e il basso numero di diplomi presenti oggi nel nostro Paese e il cui
superamento è uno degli obiettivi della UE fissati a
Lisbona e dall’altra di rendere effettuale un nuovo modo di fare scuola che,
partendo dall’autonomia, sostanzialmente si può sintetizzare nella flessibilità
didattica e nella “personalizzazione” dei piani di studio. La prima opzione, che si concretizza nella creazione di un doppio
canale di istruzione/formazione che sia di pari dignità, rappresenta una
scelta veramente innovativa che, a nostro avviso, è l’unica in grado di
avvicinare il nostro agli altri sistemi di istruzione europei. Inoltre la
prevista possibilità di osmosi da un sistema
all’altro, tramite un impianto di crediti formativi sostenuto dalle Scuole,
conferisce all’architettura del sistema quella flessibilità che attualmente non
ha.
Pur tuttavia, riteniamo che inserire tout-court tutti i
tecnici nel sistema dei Licei che attualmente
rappresentano, insieme, quasi l’80% dell’istruzione superiore e lasciare alle
Regioni i soli Istituti Professionali che si attestano intorno al 22%,
creerebbe un sistema certamente troppo sbilanciato per raggiungere quella pari
dignità auspicata, riconfermando non una diversificazione ma piuttosto
un’uniformità del sistema istruzione.
·
Inoltre, il biennio sostanzialmente comune, la
mancanza di terminalità dei licei cosiddetti “professionali”, la
differenziazione in indirizzi dal terzo anno, non saranno in grado di
soddisfare l’esigenza di formazione di figure e profili professionali che dovevano essere uno dei capisaldi della Riforma. La scelta
più opportuna, certamente più coraggiosa, dovrebbe essere quella di inserire i
Licei con indirizzo (principalmente, ma non solo, il tecnologico) nella
Formazione professionale. Le stesse Regioni dovrebbero avere tutto l’interesse
ad accettare questa pur non facile sfida.
La
soluzione prospettata mostra, infatti, una discrasia tra la premessa culturale
sulla pari dignità dei due canali, accorata per alcuni tratti, come presentata
in varie occasioni dallo stesso Bertagna e la realizzazione
prospettata che sembra non credere fino in fondo alla valenza educativa e
formativa dell’istruzione professionale.
·
Per quanto riguarda l’assetto disciplinare dei Licei ci chiediamo come mai non si sia fatto tesoro della
esperienza della sperimentazione Brocca attuata nei primi anni ’90. Allora si
pensava che l’aumento consistente delle materie avrebbe favorito la
flessibilità e quindi la mobilità nel lavoro. Così non è stato. Anzi questa
scelta ha contribuito di fatto ad aumentare la
dispersione scolastica.
Se tuttavia fosse fondato il
timore che questa scelta sia stata fatta per questioni legate agli organici e
quindi meramente sindacali, riteniamo con convinzione che una Riforma del
sistema istruzione dovrebbe avere ben altri criteri ispiratori.
·
Per ciò che concerne gli aspetti legati alla
seconda opzione della Riforma, apprezziamo la funzione
orientativa attribuita alle scuole rispetto alle scelte degli studenti e con
essa la proposizione, anche nel secondo ciclo, di una figura professionale di
coordinamento qual è quella del tutor, il cui ruolo risulta rafforzato proprio
nelle responsabilità che ha l’istituzione nella programmazione delle cosiddette
passerelle. Auspichiamo fortemente che ci sia determinazione, diversamente da
quanto è accaduto finora, a portare a termine tutti quei
passaggi che consentano l’attivazione di queste funzioni professionali di snodo
dei docenti. Riteniamo che, a tal fine, debba contestualmente andare in porto
la formulazione per legge del nuovo Stato giuridico di cui la categoria docente
necessita per gestire le Riforma e che, ormai da
troppo tempo, attende in Parlamento di giungere al suo iter conclusivo.
·
Esprimiamo
apprezzamento per il ruolo importante che viene ad assumere la valutazione di
sistema e le funzioni prospettate per l’INVALSI anche
per la parte affidata alle Regioni.