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RIFORMA: ISTRUZIONE ARTISTICA , PROBLEMI E PROSPETTIVE
Allo stato attuale delle cose,
poco si è detto e si è scritto, da parte del MIUR, a proposito di Riforma della
Scuola superiore del Comparto Artistico. Il lungo testo prodotto dalla
Commissione Bertagna, presenta soltanto alcuni spunti relativi a questo
specifico settore dell’istruzione Superiore. Fondamentale, tuttavia, il cenno,
che ha mitigato almeno in parte le legittime preoccupazioni della nutrita
compagine dei docenti di Discipline Artistiche, riguardo all’opportunità,
offerta alla Scuola superiore Artistica e Musicale, di mantenere un orario
settimanale istituzionale di 33 ore,
invece delle 25 proposte per gli altri tipi di liceo. In effetti, la ventilata ipotesi (già durante i ministeri
Berlinguer e De Mauro) di un orario settimanale di non più di 30 ore aveva
causato fin dal suo primo apparire forte
apprensione tra i docenti dell’Istruzione Artistica, da sempre abituati a confrontarsi
con un orario scolastico ampio (anche oltre le 40 ore settimanali), tanto nei
corsi tradizionali che in quelli sperimentali, e comprendente notevoli spazi
per le attività di laboratorio.
Le preoccupazioni, evidentemente,
nascevano (e in larga misura permangono) da considerazioni di ordine diverso:
meno ore significano riduzione di cattedre (e la conseguente difficoltà, per i
docenti di discipline così specifiche, a ricollocarsi in altre sedi, data la
scarsa diffusione sul territorio di scuole ad indirizzo artistico), ma
rappresentano anche un oggettivo ostacolo nel concludere programmi che sovente, e ancor più nella scuola dell’Autonomia,
portano alla realizzazione di progetti complessi e compiuti che, in quanto
tali, richiedono tempi più lunghi.
La specificità dell’Istruzione
Artistica, la varietà del lavoro che si svolge all’interno di Licei Artistici e
Istituti d’arte, la collaborazione che da anni esiste tra docenti di discipline
artistiche diverse, che spesso interagiscono con l’esterno, creando finalità
concrete all’attività didattica (per esempio, la frequente partecipazione a
concorsi per progetti grafici, architettonici, urbanistici, ecc.), possono
effettivamente scontrarsi con l’idea
di un tempo scolastico eccessivamente
ridotto, con il rischio di trasformare la pratica artistica in un approccio
superficiale alle diverse tecniche, senza la possibilità di giungere,
attraverso un iter progettuale
consapevole, a risultati importanti, nei quali la soddisfazione del docente è
pari a quella del discente.
Senza dovermi riferire a modelli
storici affascinanti (per esempio, lo scambio dei ruoli e il senso della
ricerca comune fra maestro e allievo nel Bauhaus di Gropius),
vent’anni di pratica didattica nell’Istruzione Artistica, dall’osservatorio privilegiato del docente di
Storia dell’arte, disciplina di raccordo in questo particolare settore
dell’istruzione tra i diversi tipi di sapere
che in esso si impartiscono, mi hanno permesso di riconoscere la peculiarità di
questo mondo scolastico così atipico, dove non è raro trovare, non
dico docenti (cosa abbastanza comune, oggi), ma anche studenti che rimangono a
scuola oltre l’orario obbligatorio per completare lavori o per cominciarne
altri.
Questo non significa che alcune
modifiche all’attuale organizzazione dell’Istruzione Artistica Secondaria
Superiore non vadano apportate; per prima cosa, ad esempio le cattedre di 14,
15 o 16 ore, che dovrebbero, comunque, essere assorbite nella definitiva
introduzione dell’organico funzionale;
secondariamente anche l’anacronistica distinzione tra Licei Artistici Tradizionali (4 anni), Licei Artistici Sperimentali (5 anni) e Istituti d’arte, che
la razionalizzazione e riduzione delle tipologie di scuola Superiore dovrebbe
far confluire in un unico liceo artistico,
seppure con una pluralità di indirizzi.
Lo scorso 18 gennaio, a Bologna,
si è svolto il Convegno conclusivo del
Forum dell’Istruzione Artistica e Musicale, gruppo formato da un certo
numero di Dirigenti dell’Istruzione Artistica (I.S.A. e L.A.S.), sotto la guida
istituzionale dell’ispettore Vitale
del MIUR. Nell’occasione, oltre ad un corposo documento, risultato della
sintesi di quanto prodotto nei vari incontri avvenuti fra i diversi
rappresentanti dell’Istruzione Artistica (presidi, docenti, ispettori) tra il
2000 e il 2002, è stato redatto un testo da consegnare alle diverse rappresentanze parlamentari e di governo, al
fine di rendere chiare le esigenze e le richieste che, nella concreta
realizzazione della riforma, le istituzioni scolastiche del settore artistico-musicale vorrebbero
vedere soddisfatte.
La scelta di un confronto e di
una continua collaborazione con il ministero, di fatto, non rappresenta una
novità per l’Istruzione Artistica, che, negli ultimi vent’anni, ha avviato
autonomamente, partendo dal suo interno, un profondo processo di trasformazione
e rinnovamento. Ciò è avvenuto grazie alle moltissime maxi-sperimentazioni,
inizialmente autonome, in
seguito assistite dallo stesso Ministero (Progetto Michelangelo, Progetto
Leonardo, ecc.), che ha così cercato di regolamentare
e unificare le spinte, talvolta considerate fin troppo autonome e creative, verso l’innovazione e la
modernizzazione della scuola. Lo stesso testo consegnato ai politici in
occasione del Forum dello scorso gennaio evidenzia, da un lato, la specificità
dell’istruzione Artistica nella tradizione scolastica italiana e il suo
costante rapporto con l’artigianato, la piccola e la media industria
nell’ambito di una produzione di alto
valore formale (il cosiddetto made in
Italy) ; dall’altro, pone l’accento sulla capacità di cambiamento che le
scuole artistiche hanno dimostrato di possedere, trasformandosi da luoghi di formazione di
idee e di insegnamento/apprendimento di tecniche finalizzate, in veri e propri laboratori di ricerca e di
valorizzazione dei più svariati linguaggi espressivi. In questo senso, potremmo
dire che L’Istruzione Artistica
superiore, inizialmente ben differenziata tra ISA (didattica professionalizzante) e LAS (didattica
più prettamente rivolta allo sviluppo di una cultura artistica), ha raggiunto, attraverso tante sperimentazioni,
una sua unità e completezza. Forse non quella del Progetto Michelangelo, che il
Ministero, per opera dei suoi ispettori, ha cercato di introdurre un po’
ovunque, e probabilmente nemmeno quella di altri progetti assistiti.
Ma è certo che niente di ciò che queste esperienze hanno
prodotto dovrebbe essere perduto e tanto più nella scuola dell’Autonomia.
Progettualità e creatività, elementi inscindibili nell’attività didattica
dell’Istruzione Artistica, sono termini sui quali si possono costruire i curricola di una nuova Istruzione
Artistica Secondaria Superiore, quella che dovrebbe essere rappresentata,
secondo il progetto di riforma , dal liceo artistico e da quello musicale, in una contaminazione e
interazione fra i diversi linguaggi espressivi che appartengono alla società e
alla cultura contemporanee (in questo senso va letta la notizia che la
Commissione Bertagna abbia ripreso i lavori, suddivisa in 9 gruppi di lavoro, di
quali uno esplicitamente riservato all’istruzione artistico-musicale).
In sostanza, sebbene oggi
l’Istruzione Artistica appaia, nei suoi rappresentanti, preoccupata per i
problemi concreti di riduzione dell’organico e per il rischio di perdita di
identità e di appiattimento nel nome di un adeguamento
a modelli europei che, nel caso di questo specifico settore della scuola,
di fatto non esistono (in nessun paese europeo è presente un tipo di
ordinamento con una fisionomia artistica
così spiccata), le richieste che vengono dal convegno di Bologna appaiono più
che ragionevoli.
E’ ovvio che, in una visione professionale seria,
certe peculiarità (e direi anche un certo eccessivo isolamento) dell’Istruzione Artistica, vadano riviste nell’ottica
complessiva della riforma scolastica, che è riforma di un intero sistema di
istruzione; tuttavia un patrimonio così ricco non deve essere disperso, ma
potenziato, se non altro in nome della straordinaria storia culturale e
artistica del nostro paese e delle prospettive, anche occupazionali che oggi
una formazione di questo tipo può offrire ai giovani. La molteplicità degli
indirizzi già presenti nelle scuole artistiche è perfettamente in grado di
creare, per i diplomati, professionalità
attuali e immediatamente spendibili sul mercato del lavoro, senza contare il
grado di soddisfazione, generalmente elevato, degli studenti che frequentano
questo tipo di scuola. Nell’ottica della riforma, l’introduzione, al termine
dei 5 anni di liceo, di corsi post-diploma annuali o biennali professionalizzanti (diversificati sui
vari indirizzi) e l’organizzazione di attività per la formazione permanente e
per l’educazione degli adulti (le esperienze già in atto evidenziano un forte
interesse degli utenti verso queste iniziative) otterrebbe un doppio risultato
: prima di tutto , servirebbe a completare un percorso didattico forse troppo compresso per gli studenti che non vogliano proseguire
gli studi a livello universitario o di formazione artistica superiore
(Accademie e Conservatori); in secondo luogo, potrebbe assorbire quella
professionalità docente artistica in
esubero che rappresenta un valore indiscutibile dell’Istruzione Artistica.
Tuttavia, già oggi l’Istruzione
Artistica si trova di fronte ad alcuni problemi di non facile soluzione:
probabilmente non si tratta di questioni limitate a questo solo settore della
scuola, ma certo appaiono qui molto sentite. Mi riferisco, in primo luogo, alla
carenza, talvolta pesante, di strutture adeguate (i laboratori, per funzionare,
hanno bisogno di continui adeguamenti e di tecnologie sempre più sofisticate, e
questo, com’è ovvio, ha dei costi che non sempre i magri bilanci delle scuole
autonome sono in grado di reggere). Anche in relazione a ciò, appare primaria
la necessità della figura di un leader consapevole e coinvolto per
il buon andamento di una struttura varia e complessa , traboccante di
creatività e di esigenze, come una scuola artistica.
Né
la politica di razionalizzazione
(fusione di scuole artistiche con altre di differente indirizzo; purtroppo i
fatti dimostrano che spesso la realtà più piccola, soprattutto se presenta
problematiche particolari, stenta a mantenersi autonoma e vitale sotto la guida
di un Dirigente che non ne conosce a fondo i meccanismi), né la trasformazione
dei Presidi di Istruzione Artistica (un tempo obbligatoriamente docenti di
Discipline Artistiche o di Storia dell’arte) in Dirigenti Scolastici, manager magari validissimi, ma poco
inseriti in questo particolare ambiente, sembrano aver preso in considerazione
la questione.
In prospettiva, potrebbe essere
proprio l’introduzione di un’ipotesi di carriera
per i docenti a fornire valide risposte a questo problema, che già oggi
molte scuole artistiche stanno affrontando. Al momento non esistono concreti
incentivi per i docenti, le stesse funzioni
obiettivo rappresentano un fallimento che è sotto gli occhi di tutti. Nella prospettiva che le richieste
presentate al MIUR dal Forum dell’Istruzione Artistica possano, essere accolte,
appare indispensabile l’introduzione di
una serie di articolazioni della funzione docente (responsabili della
didattica dei vari indirizzi, responsabile del coordinamento fra indirizzi e
dei rapporti con l’esterno, responsabile degli stages, ecc.) per permettere a tutto il sistema dell’Istruzione
Artistica di continuare a funzionare e a rinnovarsi , fornendo una proposta
educativa e formativa dinamica, che appare , nel panorama europeo, di
indiscussa validità e modernità.
Maria Laura Picasso, Direzione
nazionale Apef
Docente di Storia dell’arte (L.A.S. “Paul Klee” – Genova)
Rappresentante per l’ I.A. presso il C.S.P. di Genova
Aprile 2002