|
|
|
|
di Giacomo Elias*
Per affrontare
correttamente il tema assegnatomi, occorrono alcune considerazioni preliminari.
La prima consiste
nel concordare sulla natura dell’istruzione (o meglio dell’educazione, intesa
come attività estesa all’intera vita d‘ogni soggetto): essa è un “servizio alla
persona di pubblica utilità”.
Il modello classico
per la misura delle prestazioni, quello d’input-output,
richiede nel caso di “servizi alla persona” qualche adattamento.
Innanzi tutto, le
variabili d’input non sono costituite
esclusivamente dalle risorse in ingresso, ma anche dagli stessi utenti. Questi
ultimi, infatti, non sono solamente i beneficiari del servizio, ma ne
determinano anche l’efficacia.
Inoltre la valutazione
del solo output, ossia del risultato
immediato dei processi produttivi, non è sufficiente; occorre prendere in
considerazione anche l’outcome o, in
altre parole, gli effetti a medio e lungo periodo.
Non è questa la sede
per un approfondimento dei concetti sopra enunciati[1],
ma essi devono essere tenuti ben presenti, per evitare di descrivere e studiare
il fenomeno per mezzo di un modello non rappresentativo dalla realtà.
La seconda considerazione
riguarda il quadro normativo cui si fa riferimento nel seguito.
Esso è costituito:
Ø dalla legge costituzionale n. 3/2001[2],
in cui si afferma, all’art. 3 punto 1 (modifica dell’art. 117 della
Costituzione), che lo Stato ha potestà di
legislazione esclusiva in materia di norme generali sull'istruzione
Ø dal disegno di legge sulla riforma del sistema
istruzione, approvato dal Consiglio dei Ministri in data 14 marzo scorso;
all’art. 3 di quest’ultimo provvedimento si stabiliscono le norme e le
responsabilità inerenti la “Valutazione degli apprendimenti e della qualità del
sistema educativo di istruzione e di formazione” come segue:
«1. Con i decreti di cui all’articolo 1
sono dettate le norme generali sulla valutazione del sistema educativo di istruzione
e di formazione e degli apprendimenti degli allievi, con l’osservanza dei
seguenti principi e criteri direttivi:
a)
la valutazione, periodica e annuale, degli
apprendimenti e del comportamento degli allievi del sistema educativo di
istruzione e di formazione, e la certificazione delle competenze da essi acquisite, sono affidate ai docenti delle
istituzioni di istruzione e formazione
frequentate; agli stessi docenti è affidata la valutazione dei periodi didattici
ai fini del passaggio al periodo successivo;
b) ai fini
del progressivo miglioramento della qualità del sistema di istruzione e di
formazione, l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione
effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli
allievi e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni
scolastiche e formative; in funzione dei predetti compiti vengono rideterminate
le funzioni e la struttura del predetto istituto;
c) l’esame di
Stato conclusivo dei cicli di istruzione considera e valuta le competenze
acquisite dagli allievi nel corso del ciclo e si svolge su prove organizzate
dalle commissioni d’esame e su prove predisposte e gestite dall’Istituto
Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione (nel seguito INValSI),
sulla base degli obiettivi specifici di apprendimento del corso ed in relazione
alle discipline di insegnamento dell’ultimo anno.»
Infine non bisogna
confondere l’attività di ricerca, ossia la raccolta di dati e d’informazioni al
fine di studiare il fenomeno “istruzione” o suoi aspetti particolari, con
quella di “valutazione” ai fini del controllo di gestione del sistema. Nel
seguito si farà riferimento solo a quest’ultima.
In generale, per il
miglioramento continuo della “qualità” [3]
di un servizio, si svolgono le seguenti attività:
a)
determinazione
delle esigenze e delle attese dei “fruitori”
(clienti) e delle altre parti interessate;
b)
definizione della
politica e degli obiettivi dell'organizzazione che gestisce il servizio;
c)
coinvolgimento
del personale dell’organizzazione nel perseguimento degli obiettivi
(formazione);
d)
individuazione
dei processi e delle responsabilità necessari per conseguire gli obiettivi e
per ottenere una maggiore efficacia;
e)
quantificazione e
disponibilità delle risorse necessarie;
f)
definizione dei
metodi per misurare l'efficacia e l'efficienza di ciascun processo
(valutazione);
g)
determinazione
dei mezzi per prevenire le non conformità (mancato o parziale raggiungimento
degli obiettivi) e per eliminarne le cause;
h)
definizione e
applicazione di un processo per il miglioramento continuo del sistema di
gestione.
Nel caso dei servizi
- e in particolare di quelli alla persona - la definizione delle attese dei
fruitori e degli obiettivi è sempre difficile e delicata e richiede
un’approfondita analisi delle caratteristiche del servizio e dei suoi fruitori,
condotta alla luce del livello di responsabilità al quale si opera e dei fini
che tale livello deve perseguire.
Nel caso
dell’istruzione, chi è il fruitore, ossia chi deve essere soddisfatto da questo
servizio? La persona “studente”? La famiglia che ha investito su di lui? Il
mondo del lavoro e delle imprese? La società civile nel suo complesso,
considerata a livello nazionale, comunitario, globale? Tutte queste?
Conseguentemente,
attraverso quali indicatori si misura il grado di soddisfazione di una o più di
queste categorie sociali? Sulla base degli studenti promossi? Di quelli che
trovano un’occupazione entro un certo lasso di tempo o di quelli che,
trovatala, fanno “carriera”? Del contributo che ciascuno di loro darà al progresso
civile?
In quest’ottica,
valutare l’efficacia e l’efficienza del servizio istruzione di un paese si
presenta come un’azione complessa e il “valore” da attribuirgli è funzione di
un elevato numero di parametri individuali (sia dei docenti sia degli allievi)
e di contesto (culturali, sociali, economici, territoriali e così via), molti
dei quali di difficile, se non impossibile, misurazione.
Testimoniano queste
difficoltà le esperienze dei paesi che si sono già dotati o si stanno dotando
di un sistema di valutazione nazionale (ad esempio: Francia[4],
Germania, a livello di Land, Gran Bretagna[5],
Spagna[6],
Stati Uniti, Svezia) e anche il “Programme for International Student
Assessment” (PISA) gestito dall’OCSE[7],
che confronta i sistemi istruzione di una quarantina di Paesi dalle
caratteristiche socio-economiche assai diverse. Ognuno di questi sistemi non va
esente da critiche e non soddisfa completamente neppure chi lo ha istituito.
Alcuni, poi, sono estremamente onerosi e lenti nel fornire risposte operative,
immediatamente utili ai fini gestionali.
Un’ulteriore
conferma di questa situazione è emersa anche dal Seminario “New tendencies in
education reforms: quality and evaluation”, tenutosi a Madrid il 21-22 marzo
scorsi, nell’ambito delle iniziative del semestre di presidenza spagnola
dell’UE, al quale hanno partecipato i maggiori esperti europei.
Il nostro Paese non è mai
stato dotato di un Sistema di Valutazione Nazionale dell’Istruzione, nonostante
che a partire dal 1999[8]
sia stato costituito l’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema
Istruzione, che subentrava al Centro Europeo
dell'Educazione (CEDE). L’attività precedente può essere sintetizzata
in programmi di ricerca docimologica, nella partecipazione alle iniziative OCSE
e in studi di settore vari, anche di valutazione, svolti su campioni di scuole,
individuati con criteri statistici e, quindi, non in grado di fornire
indicazioni per interventi puntuali. A completamento si può aggiungere che
anche altri enti (INDIRE, ISFOL, Direzioni Regionali del MIUR, IRRSAE, oggi
IRRE, CNEL) e società (ad esempio il Censis) hanno svolto attività episodiche
di ricerca sulla valutazione o assimilabili, generalmente non confrontabili tra
loro. A livello locale, l’esperienza più duratura e significativa è rappresentata
da quella portata avanti da una decina d’anni dalla Provincia di Trento, che
attiene però all’attività d’autovalutazione da parte delle scuole. Altre
iniziative riguardano l’introduzione di Sistemi Qualità ISO 9000:2000 nelle
scuole, non inquadrabili come sistemi di valutazione e/o di autovalutazione.
Per questo motivo il Ministro
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Dr.ssa Letizia Moratti,
agl’inizi del mese di luglio dell’anno scorso[9],
ha nominato un Gruppo di Lavoro per l’Istituzione del Sistema Nazionale di Valutazione[10].
Il
Gruppo di Lavoro ha iniziato la propria attività svolgendo le seguenti attività
propedeutiche:
i.
analisi dello
stato dell’arte e individuazione delle iniziative in corso nel Paese, nell’UE e
nei principali paesi extracomunitari in materia di valutazione del sistema
dell’istruzione;
ii.
individuazione
dei livelli di responsabilità all’interno del Sistema Istruzione Nazionale;
iii.
prima definizione
degli scopi e delle caratteristiche del Sistema Nazionale di Valutazione
dell’Istruzione.
In merito al punto ii., anche alla luce del disegno di
legge sulla riforma del sistema istruzione precedentemente citato, sono stati
individuati i seguenti livelli di responsabilità:
Ø lo Stato, per mezzo dell’INValSI, effettua a livello
nazionale, verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli
allievi e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni
scolastiche e formative; considera e valuta, inoltre, le competenze acquisite
dagli allievi nel corso dell’esame di Stato conclusivo dei cicli di istruzione,
su prove predisposte e gestite dall’INValSI, sulla base degli obiettivi
specifici di apprendimento del corso ed in relazione alle discipline di
insegnamento dell’ultimo anno;
Ø le Regioni: responsabilità in corso di definizione;
Ø le istituzioni di istruzione e formazione (scuole),sulla base dell’autonomia conferita con la
legge 15 marzo 1999, n. 59 e successivi provvedimenti, eseguono, per mezzo dei
loro docenti, la valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del
comportamento degli allievi del che le frequentano, e la certificazione delle
competenze da essi acquisite; agli
stessi docenti è affidata la valutazione
dei periodi didattici ai fini del passaggio al periodo successivo e la
predisposizione (in quanto commissioni d’esame) delle prove per l’esame di
Stato conclusivo, in aggiunta a quelle stabilite dall’INValSI.
Relativamente al punto iii., si è ritenuto che il servizio di
valutazione nazionale debba assolvere al compito di costituire un sistema
d’osservazione continua (annuale) dell’andamento dell’istruzione nel paese,
affinché lo Stato disponga del controllo di gestione necessario per promuoverne
la qualità.
Questa posizione coincide con
l’opinione di quanti ritengono che la valutazione “non rappresenta solamente un’attività di ricerca volta alla conoscenza
di processi in atto, ma trova la sua ragion d’essere in quanto costituisce un
momento fondamentale del processo decisionale … di tipo strategico” [11].
Le criticità emerse dalla
valutazione sopra citata, eseguita dallo Stato, vengono segnalate a ciascuna
delle scuole interessate in modo che possano, attraverso tecniche di autovalutazione,
ricercarne ed eliminarne le cause.
La procedura così individuata
dovrebbe evitare, tra l’altro, il fenomeno della “selezione avversa”, ossia del
raggiungimento di traguardi di qualità attraverso una preselezione degli
allievi (respingendo preventivamente i più “difficili”), così come si verifica
nei sistemi ad alta competitività tra le scuole.
Il costituendo sistema,
quindi, dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:
a. essere coerente con le responsabilità in materia
d’istruzione in capo allo Stato, consistenti nel
garantire “i livelli unitari e nazionali di fruizione del diritto allo studio,
nonché gli elementi comuni all'intero sistema scolastico pubblico (statale e privato)
in materia di gestione e programmazione”[12];
b. misurare, scuola per scuola, il grado di
raggiungimento degli obiettivi stabiliti dallo Stato;
c. consentire d’individuare tempestivamente e
sistematicamente (annualmente), scuola per scuola, le eventuali non conformità
rispetto agli obiettivi di cui in b.
e d’intervenire, ai diversi livelli di responsabilità, con le necessarie azioni
correttive e allocazioni di risorse, al fine di ottenere il miglioramento continuo
del sistema dell’istruzione nazionale;
d. utilizzare parametri coerenti con quelli usati dai
servizi di valutazione comunitari e internazionali;
e. richiedere risorse compatibili con il bilancio dello
Stato.
Chiaramente il
sistema nazionale di valutazione deve considerarsi riferito agli aspetti
sistemici dell’istruzione nel suo complesso e integrato in un più ampio
contesto di valutazione, comprendente in primis l’autovalutazione gestita dalla
singola scuola, nonché eventuali iniziative analoghe (seppure con finalità
diverse) gestite a livello regionale.
Nel dicembre 2001 il
Gruppo di Lavoro ha proposto al Ministro, che ha approvato, di attivare un
Progetto Pilota, al fine di sperimentare, su un numero significativo di scuole,
la possibilità di creare un servizio che risponda alle esigenze sopra indicate
e di dimensionare le risorse necessarie alla sua attuazione. In particolare si
è voluta provare la capacità del sistema istruzione (scuole, Ministero ai
livelli centrale e regionale, INValSI, INDIRE) di gestire la procedura di
valutazione nazionale con periodicità annuale e di fornire i risultati con
tempestività.
Il Progetto non si
propone, quindi, di esprimere una valutazione, ma di acquisire elementi per la
progettazione dell’organizzazione necessaria alla sua effettuazione annuale.
Questo giustifica la mancanza d’ogni validità statistica del campione di scuole
coinvolte e d’ogni intenzione valutativa.
In relazione a quanto precede
e ai soli fini del Progetto, il Ministro ha stabilito che gli obiettivi
nazionali, dei quali deve essere misurato il raggiungimento, siano:
·
l’apprendimento
della lingua italiana e della matematica;
·
il grado
d’attuazione del POF (Piano dell’Offerta Formativa), che le scuole elaborano
nell’ambito della propria autonomia.
Il Progetto ha le seguenti caratteristiche:
·
coinvolge le
scuole che abbiano esperienza in materia di autovalutazione e/o che attuino un
sistema di garanzia della prestazione (sistema qualità) volontario, ovvero che
abbiano espresso il desiderio di partecipare;
·
valuta il
raggiungimento del gruppo di obiettivi stabiliti dal Ministro (v. sopra);
·
indaga, per
quanto attiene l’apprendimento, i livelli quinta elementare, terza media e primo biennio della scuola
secondaria superiore;
·
opera con metodi
già noti e/o applicati dalle scuole di cui sopra; utilizza pertanto questionari
multirisposta;
·
sperimenta due
metodi di somministrazione dei questionari di apprendimento:
-
cartaceo, adatto
per l’elaborazione con lettori ottici;
-
elettronico (su
un numero limitato di scuole), a sua volta con metodo diretto (compilazione a
schermo da parte degli allievi) e con metodo indiretto (compilazione cartacea
da parte degli allievi e successiva compilazione a schermo da parte della
segreteria della scuola);
·
si propone di
concludere l’elaborazione dei dati entro il giugno prossimo venturo, così da
consentire, a regime, di fornire elementi su cui basare eventuali azioni
correttive ai diversi livelli di responsabilità per il successivo anno
scolastico;
·
prevede un
confronto finale con le scuole, anche singolarmente.
Il Progetto - al quale hanno
aderito volontariamente 2.695 istituti scolastici (statali e privati), dei quali 956 elementari, 908 medie, 831
secondarie superiori, per un totale di 15.911 classi e 335.857 allievi - è
attualmente in corso di svolgimento, con la collaborazione tecnica e operativa
dell’INValSI[13]
e delle Direzioni Generali Regionali del Ministero. Per la sola indagine di sistema,
partecipano anche 63 scuole materne.
La somministrazione sta
avvenendo proprio in questi giorni, rispettando i tempi previsti in sede di
programmazione del Progetto. Entro il 15 maggio l’INValSI disporrà dei
risultati da elaborare.
Riassumendo quanto precede,
il Sistema Nazionale di Valutazione che si sta sperimentando risponde ai seguenti
requisiti:
Ø opera nell’ambito delle responsabilità proprie dello
Stato (livello nazionale) e nel rispetto dell’autonomia degli altri centri di
responsabilità;
Ø è concepito per fornire informazioni con tempestività
e periodicità annuale; costituisce, quindi, un momento fondamentale del
processo decisionale di tipo strategico;
Ø evidenzia la distinzione tra i ruoli della valutazione
nazionale e dell’autovalutazione d’istituto, affidando alla prima
l’individuazione puntuale (scuola per scuola) delle eventuali non conformità
rispetto agli obiettivi nazionali e alla seconda, oltre alle altre funzioni,
quelle della ricerca delle cause e della proposta delle azioni correttive conseguenti.
Al termine del Progetto Pilota, prevista per il prossimo mese di giugno, sarà possibile valutare pregi e difetti dello schema proposto, nonché le risorse necessarie per la sua applicazione a tutte le scuole della Repubblica.
La
relazione è stata tenuta dall’Ing. Elias al Convegno “ L’educazione e l’Istruzione nel XXI° secolo”
svoltosi
a Milano il 18 Aprile 2002.
[1] Per un approfondimento di quanto segue v. “Qualità e valutazione dei servizi di pubblica utilità” a cura di Gori E. e Vittadini G., Ed. ETAS-RCS, Milano, 1999.
[2] Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001.
[3] Per il concetto di qualità v. la serie delle norme Uni EN ISO 9000:2000 relative alla gestione dei Sistemi Qualità.
[4] Per maggiori dettagli sul sistema francese v.: http://www.education.gouv.fr/dpd/default.htm
[5] Per maggiori dettagli sul sistema inglese v.: http://www.ofsted.gov.uk
[6] Per maggiori dettagli sul sistema spagnolo v.: http://www.ince.mec.es/
[7] Per maggiori dettagli v. http://www.pisa.oecd.org/
[8] Istituito con D.L.vo 20 luglio 1999 n. 258
[9] D.M. n. 436/MR del 11.07.2001
[10] Il Gruppo di Lavoro è presieduto dallo scrivente e ne fanno attualmente parte i Sigg.ri Prof. A. Augenti, Prof. G. Bertagna, Prof. Don Bruno Bordignon, Prof. Giorgio Chiosso, Prof. Giovanni Cominelli, Prof.ssa Clelia Flesca, Dr. Claudio Gentili, Prof. Enrico Gori, Prof. Raimondo Murano, Dr. P. Stefanini, Ing. Stefano Versari, Prof.ssa Elena Ugolini; a Prof.ssa Luisa Ribolzi, che inizialmente coordinava il GdL, lo ha lasciato nel mese di novembre per passare ad altro incarico.
[11] Allulli, G. “Le misure della qualità” Ed. SEAM, Formello (RM), gennaio 2000.
[12] L. 15 marzo 1997, n. 59 e successivi provvedimenti.
[13] Dr.ssa Anna Maria Caputo per il metodo cartaceo, Dr. Roberto Melchiori per il metodo elettronico.