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FORMAZIONE INIZIALE DEI
DOCENTI
Considerazioni e proposte
Com’è
noto in Italia la formazione iniziale dei docenti data a livello istituzionale
dal 1999, anno di entrata in funzione delle SSIS
(Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), articolate su un
biennio post-laurea e un esame finale abilitante. L’attuale governo si appresta
a riformare il percorso formativo dei futuri docenti, facendo seguire alla
laurea (3 anni), una laurea specialistica (2 anni), e un ulteriore
biennio di formazione lavoro, come ribadito anche dal testo recentemente
approvato dalla Commissione Cultura del Senato per l’art 5 del ddl 1306, di cui riporto una breve sintesi dei
punti che interessano per il discorso successivo:
Art. 5.
(Formazione degli insegnanti)
a) la formazione iniziale è di pari dignità per tutti i
docenti e si svolge nelle università presso i corsi di laurea specialistica …
…
d) l’esame finale per il conseguimento della laurea specialistica di cui alla
lettera a) ha valore abilitante per uno o più insegnamenti individuati con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
e) coloro che hanno conseguito la laurea specialistica
di cui alla lettera a), ai fini dell'accesso nei ruoli organici del
personale docente delle istituzioni scolastiche, svolgono, previa stipula di
appositi contratti di formazione lavoro, specifiche attività di tirocinio. A
tale fine e per contribuire alla gestione dei corsi di laurea di cui alla
lettera a), le università , sentita la
direzione scolastica regionale, definiscono nei regolamenti didattici di ateneo
l'istituzione e l'organizzazione di un'apposita struttura di ateneo o
d'interateneo per la formazione degli insegnanti, cui sono affidati, sulla base
di convenzioni, anche i rapporti con le istituzioni scolastiche;"
e-bis) le strutture didattiche di ateneo o d'interateneo di cui alla
lettera e) promuovono e governano i centri di eccellenza per la formazione
permanente degli insegnanti, definiti con apposito decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca;"
f) le strutture di cui alla lettera e) concorrono alla formazione in servizio
degli insegnanti interessati ad assumere funzioni di supporto, di tutorato e di coordinamento dell’attività educativa,
didattica e gestionale delle istituzioni scolastiche e formative.
Sulla base dell’esperienza delle
SSIS, di cui inizia quest’anno il IV ciclo, vorrei segnalare
due questioni centrali da affrontare, nonché evidenziare possibili scenari
organizzativi per le nuove strutture che di tali questioni permettano
il superamento. Le questioni in oggetto sono il rapporto
Scuola-Università, nelle SSIS troppo sbilanciato verso
l’Università, e l’autoreferenzialità,
nelle SSIS consacrata da un esame finale, abilitante alla professione di
insegnante, i cui commissari sono le stesse persone che hanno tenuto i corsi,
esaminato, seguito gli specializzandi nel biennio SSIS.
Che fare allora? In primis direi che la laurea
specialistica per l’insegnamento non dev’essere una “ordinaria” laurea specialistica, tutta
interna all’Università (non si debbono qui formare
futuri ricercatori, ma futuri professionisti della
formazione), e si deve avvalere, sia a livello di docenza che di organizzazione
delle attività, dell’apporto insostituibile di chi il mestiere a cui si vuol
preparare lo detiene a un buon livello, cioè di docenti esperti di scuola
secondaria che quel mestiere continuano ad esercitare (ovviamente con un orario
ridotto). Per questo occorre una nuova figura di docente, che svolga stabilmente
la sua opera nelle due Istituzioni.
Oltre
a ciò, è necessario che nel biennio di laurea specialistica gli specializzandi effettuino un certo
numero di ore di tirocinio nella Scuola,
non tante, credo per esempio che un centinaio potrebbero anche bastare, ma è
comunque indispensabile che un certo numero ce ne sia, sia per prendere
coscienza del mondo in cui ci si andrà a inserire, sia per vedere applicati i concetti pedagogici generali e di didattica
disciplinare che si stanno apprendendo. Per questo l’organizzazione potrebbe
essere più o meno quella delle attuali SSIS, con un Supervisore al Tirocinio
che oltre a collaborare alle altre iniziative didattiche segue gli specializzandi in quest’attività e li assegna ai “tutor d’aula”, per i quali è però
necessaria una maggiore attenzione sia nella scelta (non basta, come ora, che
dei docenti di scuola secondaria diano la loro disponibilità), sia nei
riconoscimenti.
E
ancora, proprio in conseguenza del fatto che la laurea specialistica per
l’insegnamento è altra cosa rispetto ad altre lauree specialistiche, è
opportuno che la struttura che la fornisce non sia “chiusa” in una Università, ma sia di Interateneo.
Quanto detto finora permetterebbe alle nuove strutture di formazione docenti di avere, già per la laurea specialistica, il significativo contributo di docenti esperti di scuola secondaria. Resta l’altra questione, quella della autoreferenzialità, per uscire dalla quale non resta che far sì che la laurea specialistica per l’insegnamento non abbia valore abilitante. Essa dovrebbe altresì consentire l’accesso al successivo biennio di formazione_lavoro, in cui i futuri docenti (con un orario di cattedra inferiore alle 18 ore - realisticamente, con l’attuale organizzazione della Scuola, un orario di cattedra completo non consentirebbe loro di adempiere ad altri impegni) sono seguiti da “docenti esperti” della disciplina che si apprestano a insegnare. Il biennio di formazione_lavoro dovrebbe poi concludersi con un esame finale, o meglio con una serie di prove d’esame, queste sì abilitanti, strettamente collegate alla professione che si andrà a svolgere, ai suoi aspetti disciplinari, metodologico didattici, relazionali, etc. , prove d’esame da sostenere con una commissione di insegnanti esperti di quella disciplina in servizio effettivo, uno solo dei quali appartenente al gruppo che ha seguito il futuro docente nel biennio di formazione_lavoro.
Ultima considerazione: una serie di prove finali
per conseguire l’abilitazione all’insegnamento ben congegnate ed efficaci per
verificare la reale capacità di insegnare la disciplina prescelta avrebbe una
serie di risvolti positivi sull’organizzazione dei
corsi e delle attività sia della laurea specialistica, sia del successivo
biennio di formazione_lavoro. Aggiungendo poi una
sana concorrenza fra le istituzioni abilitate a
organizzare la laurea specialistica e il successivo biennio di formazione_lavoro, favorendo anche l’iniziativa di soggetti
diversi, direi che si andrebbe davvero verso una buona formazione dei futuri
docenti nel nostro Paese … certo però che poi un docente così non si può
lasciare con l’inqualificabile trattamento normativo ed economico di ora, ma
questo non può esser altro che un bene per tutti!
Alfio Pelli
(Supervisore al Tirocinio SSIS Toscana, sede di Pisa)