L’incredibile vicenda dello stato giuridico degli insegnanti

 

 

A ulteriore conferma (ove ce ne fosse bisogno) di chi ostacola realmente in questo Paese il necessario percorso di rinnovamento e di valorizzazione in chiave professionale degli insegnanti">


 

 

L’incredibile vicenda dello stato giuridico degli insegnanti

 

 

A ulteriore conferma (ove ce ne fosse bisogno) di chi ostacola realmente in questo Paese il necessario percorso di rinnovamento e di valorizzazione in chiave professionale degli insegnanti, facciamo una breve cronistoria di quanto accaduto nell’ultima settimana di gennaio a seguito della presentazione di un emendamento  riguardante lo stato giuridico degli insegnanti.

 

Lo scenario: la commissione Cultura della Camera dei deputati dove si sta svolgendo il dibattito sul testo di  Riforma Moratti licenziato dal Senato.

 

La Premessa: Normalmente, nel momento in cui il Parlamento mette mano ad una riforma di sistema in un determinato settore  va da sè che si proceda  anche ad una ridefinizione dell’insieme di funzioni professionali che caratterizzano lo stato giuridico della categoria interessata. Così sta accadendo per i docenti universitari, così è accaduto per i medici, contestualmente al varo delle riforme dei rispettivi settori. Questi interventi di adeguamento e re-styling, vanno articolati almeno su tre piani: quello legislativo, quello professionale e quello contrattuale. Dirò cosa nota quando affermo che per la funzione docente questo percorso non è ancora nemmeno iniziato. Eppure il processo riformatore è al suo terzo anno di vita, con l’avvio dell’Autonomia nel settembre 2000.

Non è superfluo inoltre ricordare che questo costituisce uno dei punti programmatici elettorali di questa maggioranza di Governo.

 

I fatti: Fatta questa premessa  il DDL delega, in discussione, contiene solo indicazioni relative al riassetto della formazione iniziale e di accesso alla professione e un cenno alla formazione per quei docenti interessati a svolgere funzioni più complesse, ma non prevede nulla di organico rispetto ad una revisione dello stato giuridico della professione docente. Il Parlamento ha pertanto deciso di  fare la sua parte nella persona dell’On. Napoli, relatrice di maggioranza, che ha annunciato, nel gennaio scorso, la proposta di un emendamento che, nella buona sostanza, contiene i seguenti principi e criteri direttivi:

1)     la definizione delle caratteristiche generali attraverso cui si esplica la funzione docente quale funzione professionale del sistema pubblico integrato dell’istruzione e della formazione;

2)     la diversificazione e articolazione della funzione docente stessa, anche in rapporto ai nuovi compiti indispensabili alla piena realizzazione dell’autonomia didattica e organizzativa delle istituzioni scolastiche;

3)     l’individuazione di specifiche modalità di verifica e di valutazione delle prestazioni professionali.

 

Dunque nuovo stato giuridico e carriere dal momento che, secondo la parlamentare: “ è impensabile che il vecchio stato giuridico sia stato tirato in ballo ad ogni rinnovo contrattuale a seconda della visione sindacale; questo non ha portato al riconoscimento della professionalità docente “.

 

Le reazioni: non si sono fatte attendere. Molto positive quelle del mondo professionale (APEF  Cidi, ADI, Diesse, e altri), assolutamente negative e scomposte quelle del sindacato, indipendentemente dall’area rappresentata. Decisamente fantasiosa la reazione di Enrico Panini ( Cgil ):” chi comanda è il Ministro,” e questa sarebbe la punizione perché:” i lavoratori del settore non si sono mostrati docili con questo Governo e hanno contestato, in diverse occasioni.. tutti i tentativi di privatizzare la scuola pubblica e limitare il diritto all’istruzione per tutti”. Ora se qualcuno crede che questa possa essere un’ovvia reazione, stante l’area politica della Cgil, dovrà ricredersi perché il Comunicato stampa della Cisl, notoriamente spesso in accordo con il governo, è decisamente minaccioso:” La CISL-Scuola, senza voler mettere in discussione la sovranità del Parlamento e le prerogative politico-istituzionali dei singoli parlamentari, fa rilevare che nel caso specifico, qualora ci fosse una conferma di portare avanti una tale iniziativa, si tratterebbe di una gravissima lesione del quadro che regola il rapporto tra legge e contrattazione nella disciplina dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni.”

Analogo il tono di Uil e Snals. Dalla Gilda non è venuta alcuna posizione.

Anche dall’opposizione c’è stata una prevedibile levata di scudi, come del resto di fronte a qualsiasi iniziativa legislativa del governo.

 

Commento: Ma se questo rientra nella norma di una seppur miope modalità politica, la posizione compatta di tutto il sindacalismo non può non far riflettere su chi condiziona pesantemente, nei fatti, le sorti di una categoria, avocando a sé qualsiasi prerogativa legiferativa, con la pretesa di ricondurre tutto nell’alveo contrattuale. Dove tuttavia, come è ben noto, non sono stati mai inseriti quegli elementi di rinnovamento e di valorizzazione professionale adeguati, di cui le riforme in atto necessitano. E dove, in ossequio al più tenace conservatorismo, sono stati prodotti finora contratti impiegatizi e perennemente di transizione.

Né del resto va taciuto il fatto che tutti i governi, indistintamente, hanno sempre ceduto alle pressioni del mondo sindacale sul versante scuola. Possiamo ragionevolmente affermare, infatti, che il potere sindacale è passato indenne alle rivoluzioni dell’ultimo decennio delle repubblica.

 

Epilogo : dopo una riunione di maggioranza, l’emendamento è stato ritirato e verrà sostituito con un più innocuo ordine del giorno che impegna il Governo a rivedere lo stato giuridico (*).

La legge è blindata, la maggioranza si compatta, i sindacati accontentati.

La storia si ripete.

Avevamo già visto qualcosa di analogo a proposito della legge di Riforma dell’Ulivo.

 

Le conclusioni: al libero arbitrio di tutti gli insegnanti.

 

 

                                                                                                                                Paola Tonna

 

 

 

(*) l’Apef aveva valutato questa eventualità, presentando in subordine alla richiesta di emendamento sullo stato giuridico, un ordine del giorno. ( vedere sul n° Di Dicembre la Relazione presentata in Comm. Cultura )