Portfolio: rispettare l’autonomia
tra esigenze educative e disapplicazioni contrattuali II.
(da Nuova Secondaria, n° 3, 15 Novembre 2006)
L’eliminazione del portfolio è una conseguenza della disapplicazione per via contrattuale del tutor al quale competeva la relativa compilazione. Trattandosi anche in questo caso di un feticcio da abbattere, è inverosimile che possa esser questo uno degli elementi in grado di “rasserenare il clima della scuola” e fornire un quadro di certezze, come nelle buoni intenzioni manifestate dallo stesso ministro Fioroni.
Anche in questo caso, con l’archiviazione del portfolio, abbiamo allargato il gap che ci separa dagli altri paesi della UE, dato che questo è un istituto assolutamente innovativo, presente in Europa, che ribalta il concetto stesso di valutazione. La funzione del Portfolio delle competenze avrebbe dovuto avere una funzione di orienteering dello studente in una scuola che diventa flessibile. Il suo scopo primario è quello di attivare negli studenti strumenti atti a stimolare autovalutazione e autoriflessione sul proprio complessivo progetto di vita che gli consenta di acquisire le basi per realizzare un bilancio sia nella fase scolare sia durante l’arco della vita. Un aspetto certamente positivo dovrebbe essere quello di reinserire nella scuola dell’obbligo una valutazione osservabile dei risultati raggiunti che ribalti l’ottica delle promozioni generalizzate cui abbiamo assistito finora.
E’ certamente chiaro che il Portfolio delle competenze non rappresenta in alcun modo una forma alternativa di valutazione né deve interferire con essa e cioè con i criteri di valutazione stabiliti dagli insegnanti, responsabili della formazione. Esso è centrato su una diversa angolazione dei processi e dei percorsi visti dallo studente con il fine ultimo di fornirgli elementi di consapevolezza sulle proprie competenze spendibili, in ossequio alle direttive di Lisbona, lungo tutto l’arco della vita.
Questo non vuol dire che si condivida in toto quanto introdotto dall’amministrazione con la C.M. n. 84 del 10-11-’05 sul Portofolio delle competenze. Infatti, se la sua caratteristica peculiare avrebbe dovuto essere la dinamicità e la flessibilità, questa circolare nazionalmente omologante nei contenuti, è stata un esempio evidente del recupero di un’azione dirigista in palese contrasto con l’autonomia “funzionale” delle scuole. Inoltre i contenuti della C.M. e le soluzioni previste non sembrano essere in linea con quanto adottato a livello europeo e cioè una certificazione centrata esclusivamente su competenze essenziali invece delle prolisse proposte di certificazioni su tutti i segmenti d’apprendimento. E’ chiaro che su questo versante c’è ancora molto da fare per trovare strumenti e definire standard per la certificazione delle competenze se non vogliamo allontanaci dall’Europa: è bene quindi che l’amministrazione si dia da fare quanto prima su questo versante.
Questo tuttavia non vuol dire che bisogna, con un’espressione colorita, buttare via il bambino con l’acqua sporca, e abbandonare il concetto di una valutazione delle competenze di stampo europeo con tutte le potenzialità che questo istituto comporta se non imposto alle Scuole con uno spirito burocratico-compilativo.
Né d’altra parte, gli insegnanti possono essere sostenuti sul piano delle certezze con circolari del tipo della Nota d’indirizzo esplicativa, emessa il 31 agosto scorso, contenente provvedimenti e temi di interesse connessi all’avvio dell’anno scolastico. Infatti, nell’elencare gli atti di carattere amministrativo adottati in questa legislatura, in particolare nella nota prot. 5596 del 12-6-2006 relativa al portfolio, se in prima battuta, si precisa che possono trovare applicazione sia i modelli di valutazione previsti dalla C.M. n° 84/2005 sia quelli di cui al precedente ordinamento, poche righe dopo in palese contraddizione, si “suggerisce” di soprassedere nell’applicazione delle modalità di valutazione introdotte dal portfolio e di avvalersi dei modelli valutativi del previgente ordinamento.
Come procedere per il futuro? Certezza della legge e rispetto sostanziale, non solo a parole, dell’autonomia delle Scuole.
Paola Tonna
Presidente Apef
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