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PER UNA
CARRIERA PROFESSIONALE DEGLI INSEGNANTI
OVVERO IL PASSAGGIO DA UN RUOLO INDISTINTO AD UNA ARTICOLAZIONE E
DIVERSIFICAZIONE DELLE SPECIFICITA' PROFESSIONALI, INDISPENSABILE ALLA
PIENA REALIZZAZIONE DELLA DIMENSIONE AUTONOMA DELLE SCUOLE
1) L'attualità
della proposta
Mai, nella storia della Scuola Italiana, la questione della valutazione e della parallela e conseguente valorizzazione della professionalità docente è stata alla ribalta così come lo è stata nell'anno che è passato.
E' sotto gli occhi di tutti che il protagonismo della categoria docente è stato tale da far cadere un Ministro, pur autorevole, e risvegliare la combattività del sindacalismo confederale, sopita da lungo tempo, tanto da indurlo a ricercare, in ogni modo, il consenso perduto.
La causa scatenante di questa situazione (che si è andata ad innestare su un terreno reso fertile dalla ventata inconsulta di riforme, per lo più non condivise, che si sono abbattute sulla scuola, dal relativo aumento dei carichi di lavoro, e dalla conseguente intollerabilità dei livelli di retribuzione ), risiede certamente nel tentativo maldestro e quindi fallito di attuare la valutazione dei docenti attraverso il cosiddetto Concorsone.
Come è noto quella procedura di valutazione del merito professionale degli insegnanti, realizzata attraverso quiz e colloqui, partorita dai tecnici del Ministero e dai Sindacati, è stata archiviata, e i soldi stanziati sono stati utilizzati, nell'ultimo contratto biennale della scuola, quasi totalmente per incrementare le retribuzioni di tutti gli insegnanti (essendo, quella della retribuzione, un’ altra questione nodale, anch'essa non risolta).
Ma la questione della valutazione, del merito e della carriera rimane, e, quanto prima, chiunque sarà al Governo, dovrà farsene carico, pena il collasso della scuola sul piano della efficienza del sistema e dell'efficacia didattica.
Come pure il Parlamento dovrà farsi carico del problema della ridefinizione dello stato giuridico e dei nuovi profili professionali degli insegnanti, esattamente come è stato fatto per tutte quelle categorie professionali del Pubblico impiego che sono state al centro di Riforme ( medici, universitari..).
E' altresì evidente che esiste una enorme confusione, e non certo solo lessicale, nell'affrontare la questione. Termini come merito, carriera e valutazione, sono desueti nel mondo della scuola. Il forte tasso di ideologizzazione e di egualitarismo, uniti ai consistenti e sedimentati interessi sindacali, hanno impedito finora una adeguata attività di ricerca, di riflessione e di circolazione delle opinioni. L'habitat scolastico è stato sempre "impemeabilizzato" di fronte a questo tipo di proposte, e, complice il fatto che, spesso, chi ha sollevato la questione, l'ha fatto mutuando in modo piuttosto pedissequo glosse e significati da un ambito aziendale, a tutt'oggi l'insieme di questi problemi è visto con una sorta di sospetto preventivo.
A questo
punto, considerato il vicolo cieco cui conducono le scelte fatte finora, è
indispensabile enucleare gli elementi fondanti di una proposta che indichi una
strada finalmente percorribile.
2) Perché una carriera per gli insegnanti
Dal 1° Settembre del 2000 l'Autonomia delle Istituzioni scolastiche è diventata una realtà almeno su uno dei versanti sui quali si basa, quello organizzativo- amministrativo. Su questo piano la legge sta pervenendo ad un sufficiente livello di attuazione. Anzi paradossalmente, esso sembra diventare l'unico piano di concreta realizzazione.
Infatti gli aspetti di "decentramento" gestionale, i quali, pur rilevanti per il conseguimento di una accresciuta efficienza del sistema, avrebbero dovuto essere finalizzati al migliore ottenimento dell'obiettivo primario, quello dell'"efficacia didattica", risultano invece interpretati come fini a se stessi, per il consolidarsi di un modello scolastico votato sostanzialmente non alla formazione, ma all'intrattenimento e alla socializzazione. Il che, ovviamente, necessita, appunto, solo di un contesto generico ben organizzato, e non necessariamente di una Scuola, nella quale l'obiettivo primo non può che essere l'efficacia sul piano didattico, e, più compiutamente, su quello formativo.
Ed è appena il caso di ricordare infatti, che l'analisi dell'art.21 della L.59/97 ed del successivo Regolamento attuativo ( DPR 275/'99 ) evidenzia chiaramente che nelle stesse intenzioni del Parlamento, il cuore, il nocciolo di tutta la Riforma avrebbe dovuto essere costituito dall'Autonomia didattica degli istituti. Che in sostanza dovrebbe voler dire, fermo restando un quadro nazionale di riferimento, la " libera ed autonoma costruzione di curricoli", cioè di piani originali di studio e di percorsi formativi modulati da esigenze dettate da bisogni espressi dalle singole scuole e dal territorio ( la situazione di partenza degli studenti, il loro indotto lavorativo etc… ).
Questo versante prevede inevitabilmente la liberazione della creatività, delle competenze ed esperienza professionale degli insegnanti, gli unici naturalmente abilitati ad attuare questo processo di scelta, di costruzione e di successiva verifica sia disciplinare che educativa dei percorsi adottati.
Bene, se la flessibiltà del curricolo è il cuore dell'autonomia didattica, l'autonomia organizzativa e gestionale, pur rilevanti, avrebbero dovuto essere intesi come elementi di supporto alla sua realizzazione. Vale a dire, l'efficienza organizzativa, intesa come ancella dell'efficacia didattica. Ed invece una molteplicità di fattori ha contribuito al consolidarsi di un equivoco. Le scuole e la pubblica opinione hanno finito con il percepire come prevalente, nell'autonomia, l'aspetto organizzativo, per cui la novità sembra erroneamente risiedere solo in una forsennata competizione sul piano delle offerte opzionali e dell'intrattenimento.
Così,
l'autonomia sul piano didattico non procede. Né
potrebbe procedere, a nostro avviso, senza una riformulazione adeguata sia dei
profili che delle competenze professionali degli insegnanti.
Questo il quadro generale della questione. Per risolvere la quale siamo, a tutt’oggi, ancora in una fase assolutamente nebulosa, anche perché la concertazione amministrativo-politico-sindacale non è stata in grado (salvo il ridicolo e controproducente escamotage delle F.O.) di predisporre alcuno strumento affinchè gli insegnanti possano essere messi in condizione di realizzarlo quel cuore didattico dell'Autonomia.
Non può sfuggire, infatti, che il passaggio da curricoli e programmi rigidamente definiti a curricoli e programmi da costruire, vorrà dire per gli insegnanti l'adeguamento, rispetto alla loro condizione professionale precedente, ad accresciuta complessità professionale sul piano progettuale, didattico e disciplinare. Le nuove procedure di lavoro quali: l'autoanalisi e l'autovalutazione d'istituto, l'adeguamento agli standard nazionali, la costruzione dei percorsi formativi specifici, la scelta delle discipline, la valutazione delle quote orarie, l'efficacia dei percorsi, la ricaduta sull'apprendimento degli studenti da valutare e riaggiustare ogni anno etc., avranno bisogno, per essere realizzati, di professionisti che posseggano competenze che attualmente sono ignote alla quasi totalità del corpo docente, mai formato su questo versante. Mai formato proprio perché di tali competenze la Scuola pre-autonoma non aveva particolare necessità, visto che, in essa, l'unico compito per un insegnante, era appunto quello di "insegnare", cioè di trasmettere il bagaglio di conoscenze disciplinari definito dai programmi ministeriali.
Quanto detto è peraltro previsto in tutta la legislazione di supporto alla Riforma.
Il Regolamento dell'Autonomia (
DPR 275 del 3/99) all'art. 16 cita. " I
docenti hanno il compito e la responsabilità della progettazione e
dell'attuazione del processo di insegnamento e di apprendimento " .La
stessa Legge di Riordino dei Cicli parla di : "valorizzazzione di professionalità esistenti, di potenziamento ed
ampliamento di compiti e funzioni "E ancora: le indicazioni del Governo
espresse nel Piano quinquennale sottolineano sia il nesso strettissimo tra
" responsabilità degli insegnanti e
buon esito della riforme " , sia la necessità di avvio di " un
progetto straordinario di promozione della professionalità docente ", di " nuove professionalità e
di " nuovi profili ". Ci si
spinge finalmente a parlare di "
articolazione di funzioni " e di
" costruzione di "una carriera
che preveda diversi gradi di docenza ".
Quindi, qualsiasi siano le soluzioni di "sistema" del prossimo Governo in materia di politica scolastica, è indubbio che la flessibilità didattica e l'autonomia, presenti ormai in tutti i sistemi europei, necessiteranno di una nuova e più complessa organizzazione del lavoro didattico cui saranno incardinate nuove responsabilità professionali dei docenti, i cui profili dovranno essere quindi disegnati dal Parlamento e (solo successivamente) definiti contrattualmente.
Pensare, come si è fatto finora, di affrontare le nuove complessità delle scuole, mantenendo i docenti tutti sullo stesso piano funzionale, giuridico (ma anche di formazione iniziale ed in itinere), ed affidando solo ad improbabili meccanismi elettivi e di mero volontariato (quali sono, oggi, le F.O.) il compito di individuare quelle figure docenti specialistiche di cui c'è bisogno, è cosa assolutamente improponibile, salvo che l'intendimento vero non sia quello di lasciare, sotto la patina di apparente cambiamento, tutto come prima.
3) La proposta
La proposta di uno sviluppo di carriera professionale per gli insegnanti è dunque strettamente legata al nuovo modello di scuola autonoma, sul piano didattico e progettuale. E per realizzare compiutamente questo modello non si può non ricorrere all'apporto offerto in questi ultimi anni dalle moderne teorie dell'organizzazione, il cui assunto centrale è quello della differenziazione e della integrazione delle funzioni.
Qualsiasi sistema votato all'ottimizzazione delle risorse, individua obiettivi, definisce le funzioni ad essi legati, forma e certifica le competenze necessarie alla loro esplicitazione, e attribuisce, infine, ai singoli il compito di svolgerle affidando loro responsabilità precise. E' ciò che si chiama modello a responsabilità reticolare.
Occorre pensare ad una gestione con reali distinzioni di ruoli,
prevedendo un ambito di tipo didattico ed
uno gestionale. In tal modo le
diverse funzioni nel singolo istituto scolastico dovrebbero agire sinergicamente
non in una logica piramidale , ma in
una logica a rete.
In questa prospettiva il Capo d'Istituto, ormai Dirigente, sempre più chiamato ad assumere responsabilità di tipo manageriale ( organizzazione della scuola, rapporti con gli Enti locali, con enti ed agenzie esterne, con le componenti genitori-studenti, etc..) non pare possa essere più in grado di assumere il coordinamento diretto della didattica e dei compiti afferenti alla ricerca-progettazione-valutazione dell'attività didattico-formativa, resa sempre più complessa dai motivi sopra citati.
Questa dovrà essere invece affidata ad una più articolata organizzazione del lavoro docente.
Come declinare e costruire quindi quest'insieme di responsabilità che i docenti devono assumere in ambito didattico?
E’ evidente che, data l'esigenza di progettazione e di confronto sia disciplinare che interdisciplinare che la scuola richiede, debbano essere costruiti luoghi deputati ad esplicitare al meglio tali attività. E il Collegio dei Docenti, nella sua dimensione assembleare, non può esserlo. Dovrà dunque, finalmente, strutturarsi, articolarsi per aree disciplinari, tematiche, ecc. In altre parole, in Dipartimenti Funzionali, sedi della ricerca e della progettazione didattica e curriculare, e luogo della predisposizione degli strumenti di verifica, della autovalutazione, della formazione e del tutoraggio dei tirocinanti e degli studenti.
A presiedere e coordinare, insomma ad assumersi la responsabilità del funzionamento di tali Dipartimenti, non potranno che essere chiamati quanti abbiano conseguito una esplicita specializzazione, caratterizzata dalle competenze necessarie a svolgere funzioni più articolate e complesse di quelle, per così dire, standard. Tra questi docenti, Coordinatori di Dipartimento, potrà essere individuato anche un Coordinatore della didattica, che rappresenterà e sarà la sintesi del Collegio dei docenti sul piano scientifico, didattico e disciplinare.
Va da sé che, sempre nell'ottica di una corretta gestione del sistema, e cioè quello dell'affidamento di responsabilità solo a quanti abbiano adeguate competenze formate e accertate, anche le competenze di coloro i quali saranno chiamati dal Dirigente a costituire il suo staff ( in ordine alle questioni gestionali - organizzative), dovrebbero essere oggetto di specifica formazione e conseguimento di relativa "specializzazione”.
4)
Le Articolazioni della Funzione Docente come sintesi di
"carriera" e "merito"
Accanto al profilo professionale standard dell'insegnante ( sapere e sapere insegnare) che realizza il normale e qualificatissimo lavoro di formazione dei nostri giovani, e che comunque dovrà essere riformulato, viste le nuove caratteristiche della scuola autonoma che impone livelli molto maggiori di vera collegialità, ne dovrà essere disegnato uno ex-novo, contenente i tratti di una vera e propria specializzazione.
Va da sè che attraverso la diversificazione dei compiti, vale a dire la costruzione di una carriera oggi inesistente, anche il problema del " merito " troverà quasi automaticamente una prima soluzione, non traumatica e generalmente condivisibile. E non si correrà di nuovo il rischio di entrare in una logica impiegatizia di tipo premiante, fine a se stessa, come è stata, appunto, quella del Concorsone.
In nessun paese del mondo si è riusciti, data la complessità e la varietà difficilmente quantificabile degli elementi interattivi che costituiscono ogni vicenda "formativa ", a individuare con adeguata oggettività una scala e una griglia di valutazione del " merito ", cosicché sarà proprio la possibilità di uno sviluppo di carriera a determinare, nei fatti, una dimensione meritocratica di tipo “funzionale”.
Dovunque, infatti, tra i nostri partners europei, merito equivale a fascia differenziata di stipendio dovuta allo svolgimento di funzioni più complesse rispetto a quelle standard. E non può sfuggire, peraltro, il fatto che, comunque, una maggiore complessità di funzioni, non può prescindere da una elevata padronanza di quelle meno complesse. In altri termini, un Coordinatore di dipartimento disciplinare, o il Tutor dei tirocinanti o degli studenti, non può non possedere ottimi livelli di conoscenza della propria materia ed altrettanto ottime capacità didattiche.
Non potranno infatti che essere insegnanti " di grande qualità " sul piano disciplinare, culturale e didattico, quelli in grado di trainare e guidare gli altri docenti nella progettazione di un percorso didattico efficace, nonchè di facilitare quella dimensione collegiale e progettuale, sconosciuta nella organizzazione centralistica degli istituti, ma essenziale in quella autonomistica.
5) La realizzazione
Sulla base di quanto sopra, il Parlamento deve essere messo di fronte alla proposta di istituire, riscrivendo i profili professionali, una " Fascia di specializzazione " che segni un percorso di carriera lungo due possibili versanti:
1) scientifico-didattico-progettuale;
2) gestionale-organizzativo;
Attraverso un adeguato meccanismo opportunamente selettivo (corsi di specializzazione in ambito universitario, con verifica concorsuale finale ), ciascun docente fornito di adeguati pre-requisiti, nell'arco della sua vita scolastica potrà conseguire una specializzazione che gli consenta di occuparsi a pieno titolo di tutto ciò che i due versanti sopra indicati comportano.
-Il versante scientifico-didattico-progettuale, darà luogo alla possibilità di accedere ad incarichi per sostenere e coodinare le attività dipartimentali, progettuali, curriculari di tipo disciplinare ed interdisciplinare, di ricerca, di valutazione, di tutoraggio, e quant'altro, su questo piano, costituirà lo specifico dei progetti delle singole scuole o reti di scuole. Un naturale proseguimento potrà essere quello di Coordinatore della Didattica di Istituto, figura parallela a quella del dirigente, e già presente in alcuni Paesi europei.
-Il versante gestionale-organizzativo potrà consentire di entrare a far parte dello staff di dirigenza con naturale proseguimento, in termini di carriera, ai Concorsi per Dirigente.
Sandro GIGLIOTTI
Roma, Aprile 2001
Paola TONNA