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A PROPOSITO DI AREA CONTRATTUALE DOCENTE
(pubblicato su Scuola e Didattica Maggio 2002)
Da più di un decennio, prima in solitudine, oggi con
qualche compagno di viaggio, sostengo l’indispensabilità di un contratto per
soli docenti. Sono stato confortato, in questa idea, dal consenso (espresso in
colloqui privati) di qualche Ministro (Misasi,
Bianco, Lombardi, Berlinguer). Tutti però, alla resa
dei conti, mi hanno fatto capire di non essere in grado di superare
l’opposizione dei sindacati. Oggi sembra esserci qualche novità, perché,
reiteratamente e pubblicamente, il Ministro Moratti
afferma di voler realizzare la proposta, ancorché, come sempre, venga dal
sindacalismo un compatto coro di diniego. Che assume in alcuni la
caratteristica del no secco, senza argomentazione alcuna, e, per altri, la
forma del differimento ad un futuro non meglio precisato. Sarà il caso, qui, di
ripetere la riflessione, sperando che ci sia chi voglia sostenere un briciolo
di confronto. Magari mi convince che sbaglio.
Pongo innanzitutto un interrogativo, apparentemente
retorico, in verità illuminante per chi abbia presente la storia dell’invadenza
sindacale in questo Paese.
Ovunque nel mondo gli Insegnanti hanno un contratto
specifico. Perché non in Italia, dove pure tutte le professioni sono
caratterizzate da dimensione contrattuale e/o legislativa propria? Qualcuno ha
notizia di contratti unificati giornalisti/poligrafici, medici/portantini,
universitari/impiegati, magistrati/cancellieri, ecc.?
Vado oltre, data la brevità di questa nota, e cerco
di formulare uno schema di ragionamento.
Tutti sembrano
concordare sulla necessità di fermare la deriva impiegatizia degli Insegnanti
italiani, causa non secondaria della mancanza di motivazioni che attanaglia la
categoria. Ma per realizzare l’obiettivo di uno status professionale, è
indispensabile far riferimento ad alcuni dei tratti che, universalmente,
caratterizzano le professioni. Tratti che, per sommi capi, sono così
declinabili: capacità di assumere responsabilità in ordine ai risultati;
complessità delle competenze; sistema di carriere; scala di remunerazioni
rapportate, appunto, alla diversità delle funzioni svolte.
Insomma, perché si sia in presenza di una
dimensione “professionale” c’è bisogno di uno stato giuridico e di profili
adeguati. E, per quel che riguarda la funzione docente, ce n’è bisogno,
soprattutto oggi, perché ormai siamo in sistema di Autonomia degli Istituti. E
perché l’avvento della Dirigenza
Scolastica rischia di dar luogo ad un sistema piramidale, con una figura
totalizzante (la sola professionalmente definita), che troneggia su una massa
indistinta di personale docente. Condannata, quest’ultima, vivendo di un unico,
generico, non articolato profilo, a fare la stessa cosa da quando è assunta
fino a quando va in pensione.
Bene, per realizzare profili, stato giuridico,
carriere, miglioramenti economici generalizzati e diversificati, lo strumento
che si usa oggi in Italia è quello di un luogo contrattuale specifico. Che,
peraltro, quanti si oppongono all’Area Docente, hanno chiesto e ottenuto per la
Dirigenza Scolastica…
Un’ultima considerazione, che è anche una
dichiarazione d’intenti. Se la via pattizia
è occlusa dal veto sindacale, sarà opportuno che sia il Parlamento a
dire la sua. Lì, forse, l’interesse generale potrà essere meglio tutelato. Per
il bene della scuola, degli insegnanti e del Paese.
Sandro Gigliotti
– Presidente Apef