Seminario nazionale – Roma 8 marzo 2002

 

 

Intervento del Dott. G. COSENTINO, Dir. generale MIUR per la Formazione

“ L’Amministrazione ed i nuovi compiti della Formazione”

 

 

 

               

Credo anch’io, come Ricciardi, che per definire le strategie utili ad un diverso approccio alla formazione dei docenti sia necessario muovere da una attenta riflessione sulle esperienze, spesso problematiche, degli ultimi anni.

            Non c’è dubbio infatti che i problemi dello sviluppo professionale dei docenti e delle “carriere” si siano fortemente intrecciati con quello dei profondi processi di innovazione che hanno investito il sistema scolastico, sia sotto il profilo dei modelli organizzatori (autonomia delle scuole), sia sotto quello dell’impianto degli stessi assetti didattici  (nuovi piani di studio, nuove modalità di organizzazione  della didattica).

            Gli ultimi due contratti del personale della scuola si sono misurati con questi problemi, senza riuscire peraltro a trovare un equilibrio soddisfacente tra l’esigenza di assicurare un riconoscimento dello sviluppo professionale  per tutti i docenti che maturano negli anni esperienze lavorative, crediti formativi, nuove responsabilità all’interno della scuola dell’autonomia e quella di individuare percorsi specifici di “carriera” per quei docenti che intendano assumere compiti ulteriori, rispetto a quelli di istituto, sviluppando alte competenze certificate su alcuni dei profili che costituiscono la “professionalità docente”, così come configurata dagli stessi contratti della scuola. (Competenze disciplinari, diagnostiche e valutative, gestionali, relazionali, pedagogiche ecc.-)

            Si è avuto così negli ultimi anni una distorta contrapposizione  tra chi enfatizzava il ruolo dei nuovi  profili professionali e delle nuove funzioni necessarie per la scuola dell’autonomia (figure di  sistema, funzioni obiettivo, tutor) e chi, sottolineando la centralità del processo insegnamento-apprendimento, considerava questi ruoli sovrastrutturali e richiedeva un adeguato riconoscimento del “professore bravo”, a prescindere dallo svolgimento di “attività aggiuntive”. Questa contrapposizione ha tra l’altro determinato per un verso lo spostamento dell’attenzione di una parte dei docenti verso attività ulteriori, in alcuni casi non funzionali alla didattica ordinaria (i  “progetti”) e per altro verso una sorta di deresponsabilizzazione  di molti docenti rispetto alle attività formalmente affidate ad altri docenti in veste ad esempio di “funzioni obiettivo”.

            “L’orientamento o la valutazione è un compito affidato alla funzione obiettivo e pertanto come docente singolo non me ne occupo!”.

            Credo che la causa principale di tale situazione sia dovuta alla non chiara connessione tra le modalità di definizione di un percorso di sviluppo delle carriere degli insegnanti e le nuove esigenze di organizzazione della didattica.

            Le figure di sistema del vecchio contratto scuola, le funzioni obiettivo e lo stesso “concorsone” sono apparse infatti come modalità artificiose  di differenziazione tra i docenti , senza un reale ancoraggio a nuovi modelli organizzativi, a nuove esigenze didattiche.

            L’elemento nuovo della situazione attuale è costituito proprio dalla circostanza che gli obiettivi posti dal quadro di innovazioni normative in atto non possono essere raggiunti senza sviluppare la professionalità docente in tutti i suoi specifici aspetti.

            La scuola infatti è chiamata ad assicurare un “servizio” sempre più centrato sui reali bisogni di “quegli alunni” che stanno nelle aule e non di un modello astratto e indifferenziato di alunni, a  promuovere  un patto formativo efficace con le famiglie e con gli stessi alunni, a superare consapevolmente  l’impostazione tradizione dello svolgimento di “programmi” rigidi in favore di “piani di studio” personalizzati, che tengano conto e facciano sintesi dei concreti obiettivi  di apprendimento e formativi proposti a livello nazionale e territoriale, ad assumere, infine,  una specifica identità culturale di agenzia formativa che non si limiti  ad “aprirsi al territorio” ma divenga cooprotagonista insieme alle comunità locali di politiche culturali ed educative .

            Questo nuovo tipo di scuola, prefigurato anche dal disegno di legge  sugli organi collegiali, non può realizzarsi in concreto solo nel lavoro individuale  dei singoli docenti  ma presuppone una  rete     di  effettiva cooperazione tra tutti i docenti, identificando aree strutturate di interventi - ad esempio dipartimenti disciplinari, compiti di predisposizione e valutazione del piano dell’offerta formativa , assistenza tutoriale ai docenti  in formazione e  agli alunni per l’orientamento ecc.-  nell’ambito delle  quali possono essere identificate  figure di coordinamento e di responsabilità scelte sulla base  di competenze effettivamente possedute  e certificate, magari mediante appositi albi professionali.

            In questo senso del resto sembra proiettato l’art. 5, lettera f) del disegno di legge delega per la definizione delle norme generali sull’istruzione che attribuisce alle strutture  universitarie espressamente deputate alla formazione dei docenti il compito di promuovere “la formazione  in servizio degli insegnanti interessati ad assumere funzioni di supporto, di tutorato e di coordinamento dell’attività educativa, didattica e gestionale delle istituzioni scolastiche e formative”.

            Resta però essenziale che tali figure tutoriali non costituiscano una sorta  di “cattedrali nel deserto”,  avulse dal lavoro degli altri docenti, ma si collochino all’interno di reti di docenti che operino come comunità professionali, dotate di conoscenze specialistiche, capaci di definire  strategie, di darsi regole organizzative e di operare sulla base di un codice deontologico  che rafforzi la responsabilità di ciascuno verso il risultato educativo atteso, responsabilità che  è nel contempo morale  verso gli alunni, professionale verso i colleghi e contrattuale verso l’Amministrazione scolastica.

            L’affermazione di un ruolo professionale dei docenti e di una dimensione collettiva del lavoro svolto nella scuola, con responsabilità cooperative verso  la comunità scolastica,  è, a mio avviso, la chiave per impostare un sistema diverso di formazione che parta dalla constatazione  della capacità della scuola di essere fonte di conoscenza su se stessa.

            La formazione va pertanto impostata come una riflessione guidata tra professionisti adulti, ai quali non vanno proposte  pertanto modalità trasmissive  -peraltro ritenute inadeguate per gli stessi studenti- ma offerti strumenti teorici per consentire un confronto  con le esperienze professionali maturate da ciascuno.

            Bisogna cioè da un lato evitare che il confronto tra pari diventi una sorta di semplice momento di autocoscienza, incapace di sistematizzare le esperienze e di ottimizzare nel futuro le soluzioni individuate , dall’altro che il momento “esperto” (Università, Enti di ricerca  o altro) cali dall’alto senza riversarsi nella concreta esperienza didattica.

            Per realizzare tali obiettivi è necessario allora sviluppare opportunità e ambienti formativi da offrire alla libera scelta dei docenti (corsi master, siti virtuali, gruppi di ricerca, stages) affinché ciascuno, individualmente  o associato  ad altri, possa costruire un percorso personale aderente ai propri bisogni reali e finalizzato alla costruzione di un portfolio di competenze certificate , delle quali le scuole potrebbero avvalersi per le diverse funzioni tutoriali o organizzative.

            In coerenza con tale impostazione le politiche in corso di attivazione  sulla formazione prevedono non solo il rafforzamento dei finanziamenti affidati direttamente alle scuole per le loro autonome scelte ma anche l’introduzione di ulteriori risorse per l’autoaggiornamento dei singoli docenti, eventualmente  in collegamento con altri. Tali risorse potranno essere utilizzate liberamente sia per l’acquisto di beni e servizi (acquisto di libri, materiali, strumenti multimediali, riviste specializzate nel settore didattico, abbonamenti a siti telematici, compenso forfettario del canone e dell’utilizzo del collegamento via internet), sia per iscrizione a corsi di aggiornamento tenuti da associazioni disciplinari e professionali, università o enti di ricerca, ovvero per risorse di studio o di ricerca.

            Accanto agli interventi formativi liberamente scelti dai docenti in relazione ai quali va ripensata la politica degli “accreditamenti”-  vi è poi una seconda azione finalizzata a rendere possibile una effettiva comunicazione dei processi di innovazione e una concreta interazione tra chi immagina un intervento innovativo e chi lo realizza.

            A tale riguardo segnalo l’esperienza avviata per l’anno di formazione con un sistema di e-learning che offre materiali “esperti -predisposti da Università, commissioni ministeriali ecc. - organizzate con la presenza di tutor di aula.

            Le parti on-line garantiscono un ambiente di apprendimento aperto e flessibile che sostiene l’insegnante  per un lungo periodo, una modalità di fruizione che  li renda autonomi nei tempi e sostenga un apprendimento individualizzato, una esperienza diretta  sulle potenzialità delle nuove tecnologie, con particolare riguardo alle possibilità di accedere ad un patrimonio ampio di conoscenze, anche di carattere internazionale.

            La fruizione in presenza facilita l’accesso alla parte on-line e  consente attraverso l’opera del tutor,  la riflessione critica  sui materiali offerti, -sia strutturati (corsi) che liberi (risorse) arricchendo tali materiali  con altre fonti ed esperienze locali, promuove una metodologia di lavoro attiva, secondo l’approccio didattico “learning by doing”: le e-mail, le chat e i forum e le aule virtuali assicurano un’ampia comunicazione sia orizzontale che verticale, creando le condizioni per interventi interpretativi o di supporto da parte di gruppi di osservazioni di secondo livello rispetto ai tutor on-line.

            Si tratta ovviamente di un processo lungo e non privo di difficoltà anche in relazione ai “numeri”  dei processi formativi in questione, ma sicuramente utili a riconsegnare a singoli docenti la piena autonomia  e responsabilità nella scelta delle risposte più adeguate  ai nuovi bisogni formativi che la scuola autonoma sollecita.