Apef     -   Associazione professionale di Insegnanti

 

SEMINARIO NAZIONALE su “Accesso alla professione docente e sviluppo di carriera nella legge di Riforma”

Intervento prof. Alfio Pelli

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Vorrei portare qui alcune considerazioni dalla “prima linea”, cioè da parte di chi tutti i giorni insegna a studenti di scuola secondaria superiore e opera per la formazione iniziale dei futuri docenti (SSIS Toscana). 

 

Cominciamo dalla formazione iniziale dei docenti, e quindi innanzi tutto dalle SSIS, da cosa sono state, e da come debbono essere le nuove strutture per non ripeterne gli errori.

 

Entro subito nel vivo.

 

Il problema di fondo delle SSIS è stato lo squilibrato rapporto Scuola-Università al loro interno, tutto sbilanciato a favore dell’Università. Unica presenza della Scuola i Supervisori al Tirocinio, docenti di scuola secondaria vincitori di apposito concorso per titoli ed esami, col compito di supervisione del Tirocinio e di coordinamento del medesimo con le altre attività delle SSIS.

Tutto il resto delle attività, l’Area di Scienze dell’Educazione, le Aree disciplinari, i Laboratori Didattici, l’organizzazione e la gestione dei corsi, la progettazione e programmazione delle attività, etc. è in mano esclusivamente all’Università. E’ noto però che l’Università è il luogo della ricerca, degli specialismi, dell’approfondimento, non delle metodologie e della ricerca didattica “applicata”, se non in casi particolarissimi legati alle personalità di singoli docenti.

Da troppo tempo, poi, la Scuola è istituzionalmente estranea all’Università, senza alcun rapporto con essa, tanto che ne ignora realtà e problematiche, così come le “didattiche possibili” per alunni in quella fascia d’età e quant’altro attiene alla metodologia e prassi dell’insegnamento secondario.

 

Ben rendono la situazione le parole dei rappresentanti nazionali degli studenti SSIS, pronunciate in un convegno Co.Di.S.S.I.S./CONCURED, alla presenza dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro, che riporto in trascrizione stenografica:

“Le didattiche disciplinari sono state assegnate generalmente a dei professori universitari che sono sì esperti nel loro campo disciplinare, ma non esperti nella didattica di quella disciplina, com’è naturale visto che sono abituati a insegnare all’università, a una platea di persone di 20 anni e oltre, mentre noi dobbiamo andare a insegnare a persone di 14-19 anni, che hanno motivazioni del tutto diverse, e quindi poco purtroppo c’è stato dato in queste lezioni, che spesso sono state anche troppo spezzettate. Un altro problema che abbiamo evidenziato è che c’è un peso un po’ troppo ingombrante dell’università in queste SSIS, troppo marginale la presenza del mondo scolastico, e purtroppo molti dei docenti universitari hanno poco presente qual è la realtà scolastica, e pur dandoci delle grandi lezioni di pedagogia, psicologia, etc. poco rapportano questo al mondo della scuola …”

 

E’ quindi assolutamente da evitare il rischio della “accademizzazione” della formazione dei docenti, sia iniziale che, soprattutto, in servizio. Università e Scuola debbono lavorare realmente assieme per entrambi questi tipi di Formazione, con contributi equivalenti e paritetici.

Così, per esempio, qualunque soluzione venga adottata per la Formazione Iniziale, la strada per una sua piena funzionalità passa necessariamente da un rapporto paritetico fra Scuola e Università, che metta assieme e utilizzi al meglio le competenze metodologico-didattiche e di trasmissione dei saperi tipici della Scuola, con i saperi specialistici, la ricerca e gli approfondimenti propri dell’Università.

 

Ma un apporto libero e autonomo, ancorché concordato da posizioni di parità, di docenti qualificati di scuola secondaria è fondamentale e insostituibile anche per la formazione in servizio: sono loro infatti i depositari del “mestiere” dell’insegnare, della metodologie e delle pratiche didattiche realizzate “sul campo”, delle progettualità e relazionalità vissute tutti i giorni in prima persona, ed è impensabile  progettare attività di Formazione per i docenti senza il loro fattivo contributo.

 

Nella Formazione in servizio servono crediti diffusi, variegati, in modo da andare incontro alle diverse aspettative e personalità dei docenti, ma soprattutto occorrono crediti che funzionino, cioè che servano a far meglio il mestiere di insegnante, QUESTO I DOCENTI CHIEDONO, e non ne possono davvero più di soluzioni inadeguate alle necessità.

 

E per avere crediti che effettivamente servano per la carriera docente, così come per la Formazione Iniziale, è necessario che fra chi decide “cosa”, “come” e “chi” (cioè i contenuti dei crediti, come proporli e chi li propone) ci siano insegnanti esperti di scuola secondaria, altrimenti non c’è dubbio, E’ CERTO IL FALLIMENTO. Tali insegnanti, debbono conservare ore di insegnamento nella Scuola, cosa indispensabile per non perdere il contatto con essa. La Scuola infatti è una realtà viva, dinamica, strettamente legata alla la società in cui si vive, che cambia continuamente con essa, con le sue dinamiche, con i suoi “sentire”.  Cambiano gli studenti, cambiano i docenti, cambia la realtà di vita, cambia quindi il tipo di professionalità richiesta per fornire una formazione efficace, e solo chi vi opera dentro riesce a seguirne i cambiamenti.

 

Ricordo brevemente la complessità della professionalità docente oggi, e con essa la ricchezza, importanza e necessità di crediti universitari adeguati, relativi a:

- area delle competenze disciplinari e del loro aggiornamento

- area delle competenze di mediazione culturale, e quindi delle capacità progettuali

  e metodologico-didattiche

- area delle competenze relazionali

- area delle competenze organizzative

e, trasversali a queste, competenze riflessive, di monitoraggio e valutazione di processi, documentative, etc.

 

E’ quindi necessario istituzionalizzare un rapporto paritetico fra Scuola e Università, che fra l’altro influenzerebbe positivamente, per ragioni diverse, entrambe le Istituzioni, che da troppo tempo ormai si ignorano completamente (fra l’altro già ora ciò s’è in qualche misura prodotto, ma non è istituzionale, è occasionale, legato alla sensibilità, intelligenza e apertura di singoli docenti responsabili di corsi e attività SSIS). A tal fine, all’interno delle nuove strutture che si vanno delineando per la Formazione Iniziale e in Servizio dei docenti, vedrei tre tipi di insegnanti di scuola secondaria:

a) Insegnanti che conservano alcune, poche, ore di insegnamento nella Scuola, che hanno la responsabilità, assieme a docenti universitari, dell’organizzazione complessiva, programmazione, gestione delle attività formative, sia per l’accesso che per gli sviluppi di carriera della professione docente.

b) Insegnanti con semiesonero, che si occupano del coordinamento delle attività di Tirocinio, tengono lezioni, etc, contribuendo alla realizzazione delle varie iniziative, che restano però sotto la responsabilità degli organizzatori, per esempio un docente universitario e uno di scuola secondaria del tipo a) .

c) Insegnanti con partecipazione “a tratti”, su argomenti specifici.

E’ evidente che l’interazione fra questi 3 tipi di docenti, come pure fra questi e i docenti universitari, dev’essere continua, intensa e fruttuosa.

Sono tutte e tre nuove figure docenti, legate appunto sia alla scuola secondaria che all'Università, specialiste nella didattica della loro disciplina a livello secondario, e selezionate in base alla capacità di svolgere il loro mestiere. Esse acquisiscono competenze nel trasferire la loro professionalità ad altri professionisti in formazione, e nel contempo sono a contatto con quanto di meglio avviene nelle scuole, e istituzionalmente lo mettono a confronto con i livelli alti della ricerca accademica, divenendo quindi esperti in ricerca metodologico-didattica, ricercatori didattici che operano “sul campo”.

Per gli insegnanti del tipo a) vedrei la necessità, per garantirne la continuità dell’azione e l’assunzione delle responsabilità gestionali, dell’istituzione di una nuova figura di docente “stabile”, cioè che svolga stabilmente la sua opera nelle due Istituzioni. Per gli insegnanti di tipo b) e c), invece, vedrei l’utilità di un periodico rinnovo, per esempio con concorsi ogni 4 anni (a cui ovviamente possono partecipare tutti, anche coloro che hanno già svolto la funzione, non com’è ora per i Supervisori nelle SSIS che dopo 4 anni debbono necessariamente aspettarne altri 4 prima di poter riconcorrere, un autentico assurdo gestionale, una negazione del principio di “buona amministrazione” che vuole che si selezionino le persone più adatte a svolgere una determinata funzione, non di omaggiare questo o quel principio di falso democraticismo, o altro).  

 

Per il momento, data la fase iniziale del tutto, mi pare naturale che le selezioni per questi docenti le svolga l’Università, mentre in futuro se ne occuperà la struttura per Formazione Docenti.

Con questa organizzazione le nuove strutture per la Formazione dei docenti potrebbero divenire dei centri professionalmente avanzati di ricerca didattica e formazione permanente. In esse infatti sarebbero presenti con ruoli paritari, e quindi produttivi, specialisti ad alto livello delle varie discipline (i docenti universitari), e professionisti in grado di elaborare strategie e metodi per insegnare e rendere attraenti tali discipline (i docenti di scuola secondaria), abilità che hanno una epistemologia propria e che richiedono il riferimento a un ampio spettro di fattori, a cominciare dalla riflessione sui fondamenti storici ed epistemologici delle discipline stesse e al legare assieme saperi e affettività.

 

E’ inutile nascondersi le resistenze che a quanto ho appena detto ci sono da più parti, per la ragioni più diverse, a cominciare da certa parte del mondo accademico da sempre abituato a “far da solo”, a esser conchiuso in sé e che vede con diffidenza aperture e interazioni con l’esterno. Intendiamoci, in alcuni casi queste possono/potevano essere anche preoccupazioni “nobili”, legate magari dal timore di un possibile scadimento della qualità del servizio fornito, ma ormai s’è visto chiaro che in questo caso non è così, l’esperienza delle SSIS ha chiaramente mostrato che le lezioni e le iniziative di docenti di scuola secondaria sono fra le più utili ed apprezzabili, mentre, al contrario, è l’Università che fatica ad aggiustare il tiro, a trovare il senso di un intervento su un terreno che non le è (ancora) proprio.

 

Ultimo, ma non meno importante, monitorare ciò che accade. La “fantasia” di noi italiani è grande (come hanno ribadito anche questi 3 anni di SSIS), la libertà che si deve lasciare altrettanto… quindi il monitoraggio puntuale è indispensabile!  

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