L’EDUCAZIONE E L’ISTRUZIONE NEL XXI SECOLO

Milano 17-20 Aprile 2002

 

Seminario

I CICLI SCOLASTICI: PROBLEMI ORDINAMENTALI

Relatore  M. Colasanto, Univ. Cattolica

Coordina G. Meroni, presidente Diesse

 

 

Intervento di M. L. Picasso, APEF

“La riforma degli Ordinamenti e istruzione artistica: esperienze e prospettive”

 

 

Gli aspetti normativi

                Sul piano normativo, l’ultimo DDL approvato dal Consiglio dei Ministri (attualmente in discussione in Parlamento) sulla Riforma degli Ordinamenti della Scuola fissa in uno schema numerico sostanzialmente poco innovativo l’architettura complessiva del sistema educativo (istruzione/formazione).

                Recepita dalla Commissione Bertagna la preoccupazione da più parti espressa sull’ipotesi di riduzione a quattro anni della Secondaria Superiore (ridistribuita, perciò, su cinque anni, seppure con un quinto anno fortemente caratterizzato), con l’aggiunta di qualche acrobazia anagrafica per allinearsi a tempi più europei (l’ingresso dei bambini di due anni e mezzo alla Scuola dell’Infanzia e di cinque anni e mezzo alla Scuola Primaria), l’impianto generale sembra davvero assomigliare molto all’esistente (1 + 2 + 2 per la Primaria, 2 + 1 per la Secondaria di Primo Grado, 2 + 2 + 1 per la Secondaria Superiore liceale). I conti tornano (13 anni complessivi di scuola), e anche l’aver stabilito la durata della Formazione Professionale in quattro anni, con la possibilità di frequentare un corso annuale (non obbligatorio) per sostenere l’Esame di Stato e poter quindi accedere all’Università, ricalca vecchi modelli già sperimentati (per esempio, l’anno Integrativo riservato ai diplomati di Liceo Artistico Tradizionale - quattro anni – per accedere a corsi universitari diversi dalla Facoltà di Architettura o dall’Accademia di Belle Arti).

 

La proposta Moratti

                E tuttavia – e forse proprio di questo è conseguenza l’apparente ovvietà dello schema presentato – tutto il sistema evidenzia elementi di profonda innovazione. Senza riprendere la querelle relativa alla scelta del canale di Formazione Professionale (scelta da compiersi, secondo la proposta Moratti, all’età di 14 anni, terminato il ciclo Secondario di primo Grado, mentre la proposta Berlinguer-De Mauro allungava di due anni il percorso comune), la vera novità risiede nell’introduzione del concetto di integrazione.

                Se il problema della riforma degli ordinamenti, così come quello dei contenuti e dei programmi (termine forse obsoleto, ma ancora fonte di gravi preoccupazioni per una larga parte della classe docente, quasi sempre relegata a vivere ai margini le grandi operazioni di riforma della scuola), viene affrontato partendo dal presupposto che l’innovazione consiste, appunto, nella creazione di un sistema educativo (istruzione/formazione) integrato, molti ostacoli cadono da soli o, quanto meno, una diversa prospettiva di approccio alla questione può permettere di focalizzare meglio i veri obiettivi di quella che dovrebbe (e forse davvero potrebbe) essere, più che una riforma di schemi e di definizioni, una grande opportunità di crescita per tutto il paese.

                Di fatto, il documento della Commissione Bertagna (da cui il DDL di Riforma) ripropone tematiche che da anni si trovano un po’ dappertutto, nelle dotte disquisizioni dei pedagogisti, nelle richieste di Confindustria, nelle molte analisi prodotte a livello europeo (in questo caso, sostenute da una relativa politica di stanziamento di fondi che, già di per sé, costituisce per le scuole un’opportunità finora non sempre adeguatamente sfruttata). Integrazione, lifelong learning, programmazione e progettazione autonoma di curricola, saperi, competenze (e si potrebbe continuare) sono concetti che superano la tradizionale nozione di ordinamenti, contenuti, discipline, materie, programmi, ecc.

                 In un sistema formativo integrato i nodi da affrontare sono altri. D’altra parte, la continua proliferazione dei saperi, la loro costante trasformazione, crescita e interazione ha determinato, nella società contemporanea, una condizione del tutto nuova, che pone necessariamente il problema del come si possa, in un sistema scolastico attuale e funzionale, formare  ai saperi, fornire conoscenze e competenze che contribuiscano davvero alla crescita dell’individuo, senza vincolarlo a schemi di apprendimento non più rispondenti ad una realtà così freneticamente dinamica.

 

Questioni ordinamentali

                Dal punto di vista ordinamentale, posta come condizione essenziale la centralità del soggetto e il suo diritto a ricevere una formazione adeguata, cioè modellata sulle sue esigenze, durante tutto l’arco della vita (lifelong learning), appare chiaro che, per un certo numero di anni di studio (Scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di primo Grado), la scuola dovrà fornire quelle conoscenze e competenze generali che costituiranno la base irrinunciabile su cui costruire un successivo percorso formativo, nel quale la possibilità di integrazione rappresenti un valore aggiunto.

                La distinzione tra formazione liceale e formazione professionale non va assolutamente posta come qualcosa di irreversibile. Le critiche, in certo qual modo comprensibili, che sono state mosse in questo senso alla proposta Moratti devono far riflettere su alcuni punti qualificanti nella realizzazione di un sistema scolastico Secondario Superiore integrato :

·         un sistema formativo integrato deve rimanere, per quanto possibile, aperto e flessibile ;

·         i saperi impartiti devono perciò avere il requisito comune della trasferibilità ;

·         l’intero sistema non può essere fondato su saperi disciplinari troppo rigidi, ma         va tuttavia evitato lo scadimento in forme di istruzione generica ed inutile ;

·         vanno creati canali di comunicazione fra i vari sistemi formativi (passerelle per il primo biennio Secondario Superiore), basati su una chiara ed univoca certificazione delle competenze (utilizzabili, sotto forma di crediti, per il passaggio da un sistema all’altro).

Da queste considerazioni, ormai di abbastanza ampio consenso, si deduce che un buon sistema formativo, in qualunque sede lo si realizzi, deve fornire al soggetto competenze ovunque spendibili, sostenute, più che da  saperi disciplinari (fatti salvi i fondamenti di alcune discipline di base che, per la forte valenza formativa, dovranno rappresentare parte irrinunciabile di ogni tipo di curriculum), dall’acquisizione di capacità creative e critiche autonome, conquistate attraverso la pratica di una forma di insegnamento/apprendimento dove ciò che conta non è più il contenuto (che deve esserci, ma che deve anche essere, per quanto possibile, intercambiabile) , ma il metodo di approccio e di elaborazione delle conoscenze. Il che equivale a dire che tutta la tradizionale programmazione scolastica deve essere rivista e modificata, privilegiando un taglio per obiettivi. Appare perciò evidente che, al di là delle definizioni che si vorranno dare ai vari momenti del sistema educativo generale, ciò che davvero rappresenterà il successo o il fallimento dell’intero piano di riforma saranno la chiarezza e la fondatezza di intenti con cui il processo verrà avviato e realizzato.

Una scuola di questo tipo richiederà, per essere compiutamente progettata e per diventare operativa, tempi lunghi ed un adeguato impiego di risorse a tutti i livelli, in primo luogo attivando un serio programma di formazione (in ingresso e in servizio) rivolto ai docenti che, troppe volte lasciati fuori dai processi di rinnovamento della scuola, mostrano talvolta la tendenza ad isolarsi in una posizione critica poco costruttiva. Ma è evidente a chiunque che nessuna riforma della scuola, buona o cattiva che sia, potrà mai avere successo senza il serio coinvolgimento e l’apporto positivo degli insegnanti !

 

Esperienze di Sperimentazione nell’Istruzione Artistica

A corollario di quanto fin qui esposto sul piano teorico, e introducendo una nota concreta di ottimismo, certamente utile in una prospettiva di cambiamento tanto ampia da intimorire chiunque, voglio ricordare che, sebbene in un contesto limitato e particolare, la scuola italiana ha già prodotto, attraverso le sperimentazioni degli ultimi 20/25 anni, esperienze innovative di indiscutibile qualità, che possono fornire oggi un  riferimento importante ed una solida base da cui partire.

In particolare, mi riferisco alla mia ventennale pratica di insegnamento nell’Istruzione Artistica Secondaria Superiore Sperimentale.

Attraverso sperimentazioni inizialmente autonome, in seguito anche assistite dal Ministero, l’Istruzione Artistica ha saputo rinnovarsi partendo dal proprio interno, trasformandosi, da luogo di sviluppo e insegnamento/apprendimento di tecniche, in luogo di ricerca e di elaborazione dei diversi linguaggi espressivi. Tutto questo è stato possibile grazie a due fondamentali elementi : la valorizzazione della creatività e l’abitudine all’uso del metodo progettuale. Pensiero creativo e pensiero critico sono stati stimolati negli allievi mediante le più svariate esperienze, in una continua interazione dei linguaggi e dei saperi e attivando forme di insegnamento/apprendimento non tradizionali. Quasi sempre ciò è avvenuto partendo da un’attenta analisi dei bisogni educativi generali, ma senza tralasciare la relazione con il territorio , supportata da momenti di integrazione con altri sistemi formativi (stages, partecipazione ad attività esterne alla scuola, collaborazioni, ecc.). In qualche caso, rispondendo tempestivamente ad una richiesta sociale oggi molto diffusa, sono stati organizzati corsi di educazione permanente per adulti (finalizzati e non al conseguimento del diploma, serali e diurni), strutturati in modo assolutamente innovativo (flessibilità dei gruppi, didattica modulare, valutazione per crediti, creazione di un portfolio di competenze, ecc.).

L’ampia presenza sul territorio nazionale dell’Istruzione Artistica Sperimentale permette di ritenere che qualunque buona riforma, in questo settore, potrà essere ben accolta e avviata con impegno ed entusiasmo, sempre che, ovviamente, non mortifichi un settore della scuola italiana che, oltre ad essere praticamente unico in Europa, ha fatto del binomio creatività - metodo progettuale lo strumento di una continua capacità di rinnovarsi e di fornire risposte sempre adeguate alle richieste di una società dinamica come quella attuale.

Per queste ragioni mi auguro che, per quanto concerne l’Istruzione Artistica, a livello di ordinamenti possa essere ripensata la distinzione fra liceo artistico e liceo musicale ( ai quali aggiungerei un liceo coreutico) che meglio si collocherebbe, come liceo artistico – coreutico-musicale, in un quadro culturale nel quale, oggi, non ha più alcun senso la differenziazione tra linguaggi espressivi diversi, dalla cui fisiologica interrelazione si sviluppa la creatività del XXI secolo (senza contare che, date le premesse di integrazione e flessibilità che la nuova scuola dovrà avere, tale separazione apparirebbe, anche sul piano ordinamentale, del tutto anacronistica ed ingiustificata). Saranno  poi la creazione di indirizzi e curricola specifici, la progettualità delle singole scuole e la programmazione in relazione al territorio a diversificare senza dover necessariamente limitare. A questo proposito , è auspicabile che , proprio in nome della progettualità che dovrà svilupparsi come elemento  fondamentale di ogni singolo piano di studio, la controversa quota del 15% (o altro), che la stesura dell’ultimo DDL – art. 2 – sembrerebbe attribuire alle Regioni,  possa rimanere di competenza delle scuole autonome , che ben saprebbero spenderla per arricchire il ventaglio dell’offerta formativa.

 

Conclusioni

A conclusione e completamento di quanto sin qui esposto, e ritornando ad una visione ordinamentale più generale  relativa alla  riforma della Secondaria Superiore , riassumo in breve i punti che ritengo qualificanti per l’efficacia complessiva del sistema :

·           sviluppo di un sistema di istruzione/formazione integrato;

·           programmazione e progettazione autonoma di curricola da parte delle scuole autonome, con l’utilizzo della quota del 15%,  anche in relazione ai bisogni del territorio e in collaborazione con le agenzie formative territoriali ;

·           flessibilità dei curricola ;

·           certificazione delle competenze ;

·           creazione di un serio sistema nazionale di valutazione e di verifica delle stesse ;

·           percorsi di educazione permanente degli adulti ;

·           attivazione, al termine della Secondaria Superiore, di corsi post-diploma (di uno o due anni), programmati dalle stesse scuole autonome in collaborazione con le altre agenzie formative territoriali , in grado di fornire titoli specifici e professionalizzanti ;

·           adeguati investimenti in attività di orientamento durante e al termine del percorso scolastico ;

·           riduzione del numero dei  licei e, in particolare, attivazione di un unico liceo artistico-coreutico-musicale, luogo di formazione alla creatività e di interrelazione fra i diversi linguaggi espressivi (arti figurative, danza, musica, teatro, cinema, ecc.) ;

·           validi supporti formativi rivolti ai docenti, che rappresentano la risorsa primaria  di qualunque processo di riforma della scuola.

 

aprile 2002