Storia patria

 

 

 

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Storia patria

 

 

 

 Scuola e Didattica  10,2003                                       di Sandro Gigliotti

 

 

 

Vero è  che in qualche settimana l’enfasi della cronaca non si fa pacatezza della Storia, ma non è improbabile che, raffreddatisi un po’ gli animi, si riesca a ritornare sulla questione che ha infiammato, nel dicembre scorso, le pagine dei quotidiani, ragionandoci sopra con un minimo di serenità.

Mi riferisco alla querelle scatenata dalla ormai nota “Risoluzione Garagnani” sui testi di Storia in adozione nelle nostre classi, e contro la quale abbiamo assistito ad una generale (e giustificata) levata di scudi.

Ci torno sopra perché discutere di queste cose, a patto di non urlare, fa bene. E parto da  una semplice constatazione: l’esercizio del potere è arte difficile, che si impara (se si vuole) anche dai propri errori. Luigi Berlinguer commise un errore, quando, da poco nominato Ministro dell’istruzione, emanò una improvvida circolare con la quale si imponeva una forzata attenzione al ‘900 a scapito dello studio di altre fasi della Storia. Si può ragionevolmente dare atto a Berlinguer di avere avuto in mente un obiettivo corretto, cioè quello di far sì che i nostri giovani si interessino al passato (sappiamo tutti quanto è difficile coinvolgerli) facendoli partecipi di avvenimenti a loro vicini. Ed è anche vero che generalmente il ‘900 è piuttosto trascurato fra i nostri banchi. E tuttavia quella disposizione ( come quella di imporre, per circolare, di parlare di Gramsci in occasione di un anniversario) era sbagliata. Non solo perché lo studio del presente rischia sempre di essere posticcio ed acritico senza un’adeguata comprensione del passato, ma soprattutto perché la prescrizione calava dall’alto secondo una modalità in completa contraddizione rispetto alle norme sull’Autonomia scolastica che lo stesso Berlinguer si accingeva ad emanare.

Non diversamente, il nuovo arrivato on. Garagnani, che pure appartiene ad una maggioranza che si definisce “Casa delle libertà”,  chiede ai vertici del ministero di “vigilare” sull’oggettività dei testi di Storia.

La questione in sé, non è di lana caprina. C’è, sicuramente, una tendenza dei nostri autori a trattare questioni spinose talvolta senza la dovuta neutralità e leggerezza. E non faccio riferimento solo ai modi coi quali sono affrontate le vicende nostrane degli ultimi decenni, ma anche ai veri e propri omissis circa questioni più ampie e lontane nel tempo. Due esempi per tutti: la scarsissima attenzione data alla Rivoluzione Americana rispetto alla sua coeva Francese, e il diverso modo di trattare le dittature del XX secolo, alcune delle quali viste quasi con simpatia.

Garagnani ha dunque ragione? Evidentemente no. Perché comunque non è ammissibile alcun intervento ministeriale sulla libera riflessione e interpretazione della storia. Ipotizzare una cosa del genere è sciocco e pericoloso.  Evidentemente anche per il deputato di F.I. c’è un noviziato da pagare. Perché non basta porre questioni vere. Bisogna saperle porre, nei modi e nei luoghi giusti.

E vengo al dunque, all’input che ha dato origine a questa nota, e cioè ad un interrogativo che, se lecito, temo comporti risposte anche spiacevoli. Lo formulo, magari in attesa di qualche suggestione diversa. Come mai nessuno dei due succitati esponenti del nostro ceto politico ha ritenuto di rivolgersi, nel formulare questioni pur vere, ai naturali destinatari, e cioè a quelle scuole autonome e a quei docenti che l’insegnamento della Storia progettano e attuano attraverso i testi in adozione? Perché, insomma, non è venuto loro in mente di fare riferimento al luogo deputato e alla professione? Al di là delle loro clamorose pecche politiche, non sarà che il nostro sistema istruzione non è (o comunque non è ritenuto) in grado di correggere attraverso meccanismi endogeni eventuali storture? E le Associazioni professionali, generaliste e di categoria, al di là del lecito sdegno manifestato nelle circostanze, non hanno nulla di cui rimproverarsi?

 

 

Sandro Gigliotti

 

www.apefassociazione.it

 

sandrogigliotti@libero.it