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Professione docente Scuola e didattica n°12,2003 di Sandro Gigliotti Il
titolo di questa rubrica quindicinale è Notiziario professionale. Si darebbe
(si dà) per scontato, quindi, che, parlando di insegnamento si parli di una
“professione”, e che chi la esercita sia un “professionista”. In verità siamo
solo in presenza di una petizione di principio, di una specie di auspicio che
perpetuiamo da anni. Gettiamo il cuore oltre l’ostacolo, insomma, perché ci è
ben noto il fatto che, nel nostro Paese, l’insegnamento è un indistinto
dispiegarsi di attività fra le pareti di una classe, e gli insegnanti sono solo
dipendenti stipendiati per svolgere tale coacervo di attività. Fotografo
una situazione, nient’altro. Sappiamo infatti che per caratterizzare un lavoro
come “professione” e lavoratori come “professionisti” sono indispensabili
alcuni tratti oggi del tutto assenti. I contorni di una professione, per
esempio, sono definiti attraverso gli elementi di sapere specialistico, gli
standard di prestazione, e i livelli di libertà e di responsabilità che essa
comporta. A loro
volta, i contorni di un lavoro professionistico sono dati dalla sua
articolazione interna (l’uniformità del
lavoro essendo invece il tratto della dimensione impiegatizia e, soprattutto,
esecutiva) e dalla sua misurabilità in termini di qualità più che di quantità
di prestazione. Insomma, per “dare un volto” alla professione docente e una
qualifica di “professionisti” agli insegnanti, c’è da mettere in campo
questioni di deontologia e di stato giuridico. Qualcuno, in Italia, sa
dell’esistenza di una deontologia della professione docente e/o di uno stato
giuridico degli insegnanti? Pongo la
questione perché è di sempre maggiore attualità, e perché, forse, ci si avvia a
una possibile soluzione. Ne sono segnali inequivocabili da una parte la
conclusione dei lavori della Commissione sul Codice deontologico attivata dal
Ministro Moratti, e, dall’altra l’ipotesi di una assunzione di responsabilità
(avocazione a sé del problema, direi) da parte di Governo e Parlamento per
giungere infine alla definizione di uno stato giuridico (non dico di uno
“nuovo” perché, di fatto, quello vecchio non c’è) degli insegnanti. La
commissione che ha avuto come presidente onorario il Card. Tonini ha reso noto
un gran bel documento che spero sia divulgato in tutte le scuole. E’ il primo
documento ufficiale che con grande precisione individua obiettivi e strumenti
per una possibile modernizzazione e sprovincializzazione della funzione docente
in Italia. Per la prima volta si coniugano libertà, responsabilità,
deontologia, autonomia della professione, diritti e doveri verso gli individui
e verso la collettività. Per la prima volta si chiarisce il bisogno di
delimitare gli ambiti di intervento sindacale nelle questioni afferenti la
professione docente, rispetto a quelli del legislatore e a quelli
dell’associazionismo professionale. Si capisce, dal testo, che ci stiamo
finalmente avviando alla conclusione di un’epoca, quella in cui, stante anche
la debolezza della politica e delle forme di moderno associazionismo,
l’invadenza sindacale aveva permeato di sé ogni aspetto della funzione e della
professione. D’ora in poi, dice la Commissione, al governo e al parlamento
toccherà definire i contorni dello stato giuridico degli insegnanti e alle
associazioni quello di definire i contorni deontologici della autonomia
professionale. Ai sindacati, infine, spetterà di occuparsi di stipendi, orario
di lavoro, mobilità ecc. Anche se
sussistono ancora forti resistenze, mi pare dunque che la svolta sia vicina, e
verosimilmente nel giro di pochi anni, si potrà realizzare per legge ciò che
per via contrattuale non si riuscirebbe mai ad ottenere, e cioè una
articolazione della funzione docente e meccanismi di valutazione delle
prestazioni professionali. Insomma, una vera carriera, come in tutte le “professioni”. Sandro Gigliotti |