Tra partigiano e bipartisan

da Scuola e Didattica n°13,2003                                                    di Sandro Gigliotti

Il 18 febbraio scorso, alla presidenza della Commissione Cultura della Camera, è pervenuta una e.mail, il cui argomento era l’anticipo dell’età scolare per materna ed elementare. Ne riporto alcuni passi.

   ……perché non si sblocca questa riforma? ……I bambini di gennaio, ma anche quelli di febbraio , marzo ed oltre, di fatto nella maggior parte dei casi frequenteranno la prima elementare (spesso proprio su consiglio degli stessi insegnanti della scuola materna), presso scuole private, con il disagio, per loro, di essere sradicati dalla comunità scolastica di quartiere in cui sono cresciuti e con il grave disagio economico delle famiglie costrette a pagare onerose rette …..” (lettera firmata).

La riforma, si sa, lo stesso giorno è stata licenziata dalla Camera.

A vicenda conclusa, qualche breve riflessione mi pare opportuna.

Ricordo che nel corso degli ultimi decenni, i partiti che oggi sono all’opposizione, hanno più volte espresso la ferma convinzione dell’opportunità di un anticipo a cinque anni dell’età scolare. L’argomento è sempre stato sostenuto con una pluralità di argomenti. Si diceva della maggiore rapidità con la quale i bambini d’oggi si avvicinerebbero agli strumenti dell’apprendimento; del loro precoce bisogno di socializzazione, e, infine, dell’opportunità di alleviare le famiglie del peso delle spese cui vanno incontro se costrette a rivolgersi alle scuole private. Alle quali è sempre stato imputato un lobbismo corporativo inaccettabile. Anche Berlinguer, come è noto, aveva in animo e tentò di realizzare l’anticipo, che peraltro gli avrebbe molto risolto le contraddizioni dell’”onda anomala”. Non ci riuscì e dovette appunto ripiegare su una scelta ( la riduzione di un anno di scuola) complicata, difficilmente gestibile e, dunque debole, anche se l’obiettivo dell’uscita dalla scolarizzazione a 18 anni era una necessità europea.

Insomma, la riforma del Ministro Moratti, su questo, ripercorre nella sostanza obiettivi già in qualche modo focalizzati dai suoi predecessori. Con la differenza che il tentativo a lei riesce.

Non si capisce, allora, il perché di tanta opposizione politica. Tantomeno si capisce l’accusa sistematica al Ministro di voler smantellare la scuola pubblica a favore di quella privata

Questo notiziario ha sempre cercato di evitare riferimenti espliciti alla polemica partitica e di schieramento. E non tanto per una ipocrita equidistanza di principio. Sono dell’avviso che si debba sempre dare a Cesare quel che gli spetta. Anche la sua dose di critiche, se meritata. E non tutto quel che ha prodotto il Miur in questi due anni di legislatura è esente da rilievi. Ma in questo caso, devo dire, mi ha stupito la disinvoltura con la quale una parte politica ha rinunciato alle sue stesse ragioni storiche per cercare di mettere in difficoltà l’avversario. Diverso il discorso per la verità per l’anticipo alla materna, ma quello sulla primaria dovrebbe raccogliere, sul piano politico un’adesione plebiscitaria.

Non sempre è così, per fortuna. E’ in corso un lodevole progetto bipartisan che vede esperti delle due aree politiche cercare di ragionare e di trovare assieme soluzioni, al di là degli schieramenti e degli interessi elettorali. Non si può che auspicare, nell’interesse di quel bene sociale di rilevanza assoluta che è la scuola, che l’esperimento vada avanti, e segni una via, un modello di comportamento che, partendo dal nostro specifico mondo, magari si trasferisca anche in altri settori della nostra vita quotidiana. Magari là dove la polemica (che pure è sale della democrazia) si è trasformata in scontro spregiudicato e ha impeditola ricerca di soluzioni che rispecchino l’interesse primario dei cittadini di questo paese.