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Legge Moratti: un progetto da concretizzareda Scuola e Didattica n°14,
Aprile 2003 di Sandro Gigliotti L’11
marzo scorso il disegno di legge di delega per la
“ Definizione delle norme generali dell’istruzione , ecc”,
meglio noto come legge Moratti, ha avuto il definitivo via libera dal
Parlamento. Le agenzie hanno cominciato a battere la notizia poco dopo
le 11 del mattino. Ed il tono
generale era così riassumibile: la
legge di riforma cambia la scuola. Poi di seguito, le sintesi delle
novità. Giornalisticamente
parlando quel tono era corretto. L’opinione pubblica è stata
informata dell’evento con larga dovizia di particolari. Stampa e TV,
come solitamente accade, hanno riferito, intervistato, commentato.
Volendo potremmo dire che il tradizionale rito mediatico si è
pienamente consumato. Cosicché
(come sempre accade in questi casi) l’impressione che i cittadini ne
hanno ricavato è che ormai il nuovo
sistema scolastico italiano
sia un fatto appurato. E che la nuova scuola ci sia già. Se non
proprio da domani, almeno dai prossimo giorni, bell’e pronta, a
disposizione di genitori, alunni, insegnanti, dirigenti, bidelli. Invece
non è così, e a chi è addentro, in qualche modo e misura, alle
questioni, non sfugge che si
è appena più che ai prodromi. Si è segnata una volontà di riforma.
Si è esplicitata una scelta di modello. Si è costruita una cornice.
Beninteso, non è poco. Ci sono novità, nella legge, che comunque
andranno realizzate, quali che siano i tempi, le condizioni economiche,
le evoluzioni della politica.. L’anticipo dell’età scolare, la
formazione-lavoro, il canale professionale, la formazione dei docenti,
sono tutti elementi che ci avvicinano all’Europa, e quindi, in quanto
tali, ineludibili. Resta però il fatto che il contenitore va riempito,
e i tasselli sistemati nel modo giusto al posto giusto. E
che gli obblighi di lavoro, a questo punto, lungi dall’essere
esauriti, restano invece molti (e per molti) perché la scuola reale,
come si sa, non è proprio la stessa cosa di quella disegnata a
tavolino. Ecco
dunque che, per incominciare, sarà bene che coloro che hanno dato
inizio a questa affascinante avventura di rinnovamento (gli ingegneri
della nuova istituzione, insomma) si affrettino a dirci, per esempio,
come hanno pensato i licei; come si concretizzerà l’idea di
orientamento dell’ultimo anno della scuola media; come si costruirà
il modulo di docenti attorno alla figura del tutor nelle elementari; di
quante (e quali) materie si ridurrà la gran pletora di quelle esistenti
nei curricoli attuali; come avverrà il passaggio alle regioni degli
istituti destinati al sistema della formazione professionale; di quali
rapporti con la scuola vivrà l’università nella formazione del
personale insegnante, ecc, ecc. Continuando,
sarà bene che l’Amministrazione
espliciti le modalità del suo rinnovamento, indispensabile per
rispondere alle nuove esigenze della scuola
autonoma-regionale-nazionale-europea, se non si vuole correre il rischio
di ritardare di anni la piena attuazione della legge, o, addirittura, di
vanificarne gli effetti. Sarà
poi bene che gli insegnanti capiscano che alcune verità del passato
sono in definitiva via di estinzione, per esempio l’ugualitarismo o
l’individualismo solipsistico e autoreferenziale, per dirne solo due;
e che i dirigenti si presentino all’altezza delle responsabilità che
la legge, assieme allo status e al ruolo che hanno chiesto e ottenuto,
gli affidano. Sarà
altresì bene che i cittadini, visto che la riforma mette i loro figli
al centro, come persone, dell’azione educativa (e non solo istruttiva)
della scuola, si riprendano gran parte della responsabilità della loro
educazione, per evitare di affidarne il destino solo all’istituzione
scolastica, per quanto buona essa sia. Sarà
bene, infine, che i politici trovino le risorse necessarie per
realizzare l’ imponente mole di obiettivi che con la legge si sono
proposti di raggiungere. Come
vedete, di lavoro ce n’è per tutti noi.
L’iter formale di questa riforma è stato lungo e complesso.
L’incipit ha avuto luogo nel Consiglio dei Ministri dell’11 gennaio
2002, ma c’erano già state le fasi del coinvolgimento delle scuole e
degli Stati Generali. Come per tutte le leggi rilevanti, soprattutto
come per tutte quelle relative alla scuola, nel corso dei mesi il
dibattito è stato acceso. Tantissime parole sono state spese,
tantissimi slogan coniati. Fautori strenui si sono scontrati con strenui
oppositori. Diciamo pure che il sale della democrazia si è esplicitato
attraverso lo scontro delle idee. Oggi, però, dovrebbe cominciare a
prevalere l’interesse del Paese, e al momento della contrapposizione
dovrebbe finalmente seguire quella del lavoro comune, affinchè la
nostra scuola, anche attraverso le novità decise dal Parlamento della
Repubblica, possa crescere e migliorare. Per
i figli di tutti, maggioranza e opposizione. Sandro Gigliotti
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