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NOTIZIARIO PROFESSIONALE – OSSERVATORIO
da Scuola e Didattica n°9, Gennaio 2004 di L. Clementini
Stato giuridico dei docenti e area contrattuale separata
L' associazione nazionale dei dirigenti e alte professionalità dela scuola, ANP/CIDA e due associazioni di docenti, DIESSE e APEF, rilanciano in un convegno nazionale la battaglia per la riscrittura dello stato giuridico dei docenti italiani.
«Non si tratta di una battaglia politica, ma culturale»; con queste parole la professoressa Paola Tonna, presidente dell' APEF (Associazione Professionale Europea Formazione) ha introdotto i lavori del seminario nazionale "Uno stato giuridico dei docenti per la scuola dell'autonomia", svoltosi a Roma il l° dicembre scorso.
L'autonomia scolastica, la legge n. 53/03 di riforma del sistema di istruzione e di formazione e gli stessi contratti di lavoro hanno introdotto maggiori complessità ed articolazioni della funzione docente, ma non c'è stato nessun adeguamento dello stato giuridico, che nella formulazione attuale è vecchio di trent'anni. Per Paola Tonna la sua riforma è, quindi, non più differibile; al Parlamento la responsabilità di valorizzare e salvaguardare, con una nuova legge, professionalità e autonomia dei docenti italiani.
L'autonomia è necessità storica per le istituzioni scolastiche, le quali hanno oggi il compito di trasformare la scuola di massa in scuola di qualità; ad affermarlo è I’On. Ferdinando Adornato, presidente della VII Commissione Istruzione della Camera e primo relatore al seminario. Perchè ciò possa accadere è necessario che al centro delle riforme venga posto l’insegnante offrendogli nuove opportunità e prospettive professionali. Affinchè l’autonomia non resti un contenitore vuoto è necessario ridisegnare la figura del docente secondo profili di responsabiIirà e di flessibilità della carriera, riscrivendo il suo stato giuridico - ha sottolineato Adornato -che ha poi aggiunto come questo compito l’attuale maggioranza politica se lo sia assunto con responsabilità e determinazione scegliendo la via parlamentare delle due proposte di legge attualmente all'esame della Commissione da lui presieduta. Del resto, non potrebbe essere altrimenti, visto che la materia ha rilevanza costituzionale e, perciò, non può essere lasciata alla contrattazione sindacale. Obietti o dichiarato: avere la legge entro i primi sei mesi del 2004, tentativamente col concorso di tutti, opposizione compresa.
Contrario all'intervento sulle carriere dei docenti per via contrattuale anche il dott.Antonio Zucaro, presidente della Federazione Funzione Pubblica CIDA, il quale ha ricordato che sono già tre i contratti-scuola che hanno istituto l’apposìta - ma sempre inconcludente - commissione di studio; nel frattempo, tutti gli altri settori del pubblico impiego hanno reintrodotto le carriere negate di fatto ai docenti. Critico Zucaro sulla struttura dei progetti di legge presentati perchè hanno, a suo avviso, la debolezza di rinviare le modalità di attuazione a regolamenti successivi. Occorrerebbe invece una legge che non possa essere poi stravolta da norme secondarie e da contratti nazionali di lavoro; una legge che dia riferimenti certi, senza rinvii particolari. Ciò non significherebbe cancellare la contrattazione, ma più appropriatamente affidarla, in linea con la privatizzazione del rapporto di pubblico impiego, al livello delle istituzioni scolastiche autonome.
Anche per Claudia Mancina, della direzione dei Democratici di Sinistra e membro del cosiddetto “gruppo del buonsenso”, è inadeguato affidare là revisione dello stato giuridico dei docenti alla contrattazione sindacale, che invece dovrebbe essere l'esito di lavoro parlamentare comune tra maggioranza e opposizione. Dopo aver precisato di intervenire a titolo personale, l'On. Mancina si è dichiarata decisamente favorevole alla costituzione di un'area contrattuale separata per la docenza; a suo parere, questa è l'unica strada capace di fare della libertà d'insegnamento - molto spesso fino ad ora usata come alibi all'immobilismo - il cardine dell'innovazione nella scuola e della realizzazione dell'autonomia.
Un convegno che arriva finalmente a rompere la congiura del silenzio sui progetti di Iegge fermi in parlamento, afferma Claudio Gentili, responsabile scuola e formazione di Confindustria, il quale sostiene quindi la necessità di rilanciare il dibattito con forza e nel modo più ampio possibile. Una breve ricostruzione Storica dalla nascita dei vecchi decreti delegati del '74 ad oggi è sufficiente a Gentili per mostrare come una riforma di questa portata non possa essere realizzata senza il coinvolgimento dei sindacati e, molto realisticamente prima di quattro o cinque anni; è necessario perciò aprire da subito il confronto, per avere da questi un apporto significativo, o almeno il consenso.
Anche per Paolo Ferratini, della redazione della rivista “II Mulino”, occorre rivendicare piena centralità al Parlamento per la definizione del nuovo status della docenza; è materia con rilevanza costituzionale perciò riserva di legge, non disponibile per sindacati e Governo. Ma occorre modificare profondamente i progetti presentati, in quanto offrono deleghe troppo ampie al governo per la regolamentazione secondaria: c’è bisogno di una legge chiara, che definisca in modo inequivocabile ciò che è materia di statuto e ciò che attiene alla contrattazione. Per Ferratini questo compito dovrebbe essere affidato, pur senza escludere le centrali sindacali, ad organismi rappresentativi della categoria docente, da istituire subito con appositi decreti.
Un nuovo stato giuridico che riconosca agli insegnanti la libertà e la responsabilità di professionisti è il passo determinante verso una vera autonomia della scuole; un’autonomia compiuta, capace di consentire alle scuole anche di scegliersi i propri docenti. Così Roberto Persico, presidente dell. associazione professionale di docenti DIESSE (didattica e innovazione scolastica), che crede nell'assoluta necessità di fare questa legge. non si sente rappresentato dai sindacati ed è assertore convinto della via parlamentare. Ma c’è il rischio, in questo momento, che vada ad innestarsi in un quadro normativo ancora vecchio di modello centralista e burocratizzato, che può renderla di fatto inapplicabile. È perciò necessario inserirla organicamente nel quadro delle riforme in atto, per svilupparle assieme.
Un seminario nel quale sembrano prevalere soprattutto le consonanze, come sottolinea il prof. Giorgio Rembado presidente dell’ANP ( Dirigenti e Alte professionalità della scuola) al quale è affidata la conclusione dei lavori.
Un primo punto fermo per tutti sembra essere la necessità di intervenire per via legislativa, anche se andare a toccare certi “terreni di caccia” - riserva dei sindacati - può non essere privo di conseguenze. Altra certez.za condivisa con rara sintonia, secondo Rembado, è la necessità di arrivare ad una legge ordinaria, senza deleghe e regolamentazioni secondarie. Tutti hanno affermato il salto di qualità del nuovo profilo professionale dell'insegnante da docente - impiegato a docente – professionista, ma - sostiene Rembado - probabilmente qui i modi di intendere l’attuazione sono molto diversi e vanno approfonditi. Ad esempio, un profilo da professionista si connette all. articolazione della carriera che necessariamente porta con se un concetto di selezione e di riconoscimento del merito. Come? Per ANP la selezione deve avvenire per concorso.
Atro punto di condivisione, logica conseguenza di quanto sin qui detto: creare un'area contrattuale autonoma per la docenza che definisca le linee generali a livello centrale e si concretizzi a livello di istituzione scolastica autonoma. Con quali strumenti? Rembado chiede l'abolizione delle RSU: la contrattazione d'istituto avvenga con con troparti sindacali specializzate.
L'intento di rifocalizzare l'attenzione sulla problematica dello status dei docenti italiani e delle loro prospettive professionali sembra essere stato conseguito dal seminario, come testimoniato anche da alcuni interventi del pubblico in sala. Occorrerà ora aspettare la riapertura delle aule parlamentari dopo la pausa natalizia per vedere come la politica intende recepire l'appello lanciato.