La fine di un reclutamento riformato

di Paola Tonna                                                   

( pubblicato  su  Notiziario professionale Scuola e Didattica, n°4  Ottobre 2003)

Con il Disegno di Legge presentato ieri in Consiglio dei Ministri, si è persa ancora una volta l’occasione per cambiare il volto della scuola con il criterio ispiratore di migliorarne la qualità. Era questo criterio, oltre a quello di colmare il gap del nostro  Paese

con il resto della UE in fatto di reclutamento qualificato, che aveva spinto la precedente legislatura ad istituire le Scuole di specializzazione universitaria per la formazione iniziale di chi voleva insegnare, dando attuazione ad una Legge del 1990.

 

Ma questo non è lo stesso criterio contenuto nella L.53 di Riforma degli Ordinamenti, che prevede che la formazione iniziale degli insegnanti si svolga nelle Università presso i corsi di laurea specialistica, a numero programmato, con attività di tirocinio e subordinatamente al possesso di requisiti?

E la conseguente valorizzazione di questi docenti con l’attribuzione di un punteggio, non era la ratio per rendere appetibile una formazione post-universitaria per i giovani laureati ? Se questa giusta valorizzazione ora viene meno, perché mai chi vorrà accedere all’insegnamento in futuro dovrebbe essere indotto a specializzarsi piuttosto che maturare punteggio lavorando?

 E inoltre, la riduzione di 2/3 del voto finale di qualsiasi titolo di accesso non penalizza il merito, in spregio ad un principio valido in qualsiasi realtà lavorativa e che dovrebbe esserlo tanto più per l’insegnamento, che è quello di selezionare i migliori ?

 

Indubbiamente la presenza di una così elevata massa critica di precari attinge responsabiltà nelle politiche scolastiche attuate da chi ha gestito di fatto il personale della Scuola in tanti anni, e ne va giustamente tenuto conto. Ma se il quasi totale ricambio della categoria docente che si realizzerà entro pochi anni, (dal momento che, coerentemente con la massiccia immissione di circa 600.000 insegnanti alla fine degli anni ’70, entro i 2010 ci sarà il relativo turn-over ), non si avvarrà di nuove leve di docenti, formati, specializzati e ritenuti idonei ad insegnare, rinunciando tout-court al criterio ispiratore della qualità e dell’eccellenza, si sarà persa l’occasione della vera riforma del sistema istruzione che poggia non solo e non tanto sulle architetture di sistema quanto sulla preparazione idonea degli uomini che devono realizzarle.

Paola Tonna

Presidente A.P.E.F.

Associazione professionale di insegnanti