Stato giuridico degli insegnanti:

una svolta da sostenere

PAOLA TONNA

( pubblicato  su  Notiziario professionale Scuola e Didattica, n°5  Novembre 2003)

La prima valutazione che ci corre l’obbligo di fare, al di là del merito dei due DDL attualmente in discussione in Commissione Cultura della Camera, sostanzialmente identici nei principi ispiratori e nei contenuti, è una valutazione dichiaratamente pregiudiziale. Nel senso che non si può che esultare di fronte al fatto che il Parlamento si sia riappropriato, dopo 30 anni, di ciò che gli compete e cioè la definizione per via legislativa dello stato giuridico che definisca i principi, i valori e gli assetti su cui si basa la professione docente che, proprio perchè fondata sul principio costituzionale della libertà d’insegnamento, non può essere ridotta esclusivamente a  materia pattizia.

Queste proposte di Legge, infatti, costituiscono una importante e opportuna inversione di tendenza rispetto alla prassi, in atto dal processo di privatizzazione del rapporto di lavoro avviato con il D.ls. 29/93, per cui la contrattazione ha tanto pesantemente quanto incongruamente sforato i confini riservati alla legge  in materia di definizione di principi e funzioni generali della professione docente. Gli esiti sono noti: scarsa valorizzazione sul piano professionale, funzionale e del merito degli insegnanti, quindi accelerazione del processo di impiegatizzazione con relativa percezione di sé che ha portato la categoria verso una demotivazione diffusa, ma soprattutto una mancata aderenza dei Contratti alle nuove responsabilità da definire nell’organizzazione del lavoro didattico coerentemente con i processi di Riforma in atto.

A questa politica miope è da imputare il grave ritardo nell’attuazione dell’autonomia perché, mentre il legislatore riformava le architetture di sistema per avvicinare l’Italia all’Europa, sul piano contrattuale ci si ostinava a lasciare tutto com’è, salvo qualche riverniciatura nominalistica in termini di funzioni e prestazioni dei docenti, essendo peraltro inesistente in questo paese l’ambito della rappresentanza professionale dei docenti, ambito  impropriamente usurpato nelle funzioni dai sindacati di comparto.

Per interrompere questa spirale perversa l’Apef, insieme a buona parte dell’Associazionismo professionale degli insegnanti, ha perorato più volte un intervento del Parlamento su questa materia e riteniamo quindi che la presentazione di questi due DDL, giunti dopo numerosi ordini del giorno in occasione dell’approvazione della Legge 53/’03, rappresenti di per sé comunque un risultato importante.

Gli insegnanti disperavano infatti di vedere riconosciuto un concetto come quello che leggiamo nella relazione introduttiva: “ …L’insegnante non è un soggetto perfettamente fungibile ad ogni trasformazione strutturale, normativa e organizzativa della scuola. Ne è invece l’elemento costitutivo, soprattutto quando il sistema in cui esso opera si avvia a rapidi e continui cambiamenti”.

Che tradotto prosaicamente vuol dire che finalmente ci si è accorti che non si possono scaricare le riforme sulle spalle dei docenti senza fornire loro almeno gli strumenti necessari per attuarle.

 

I contenuti

 

Questo dispositivo, che  ha le caratteristiche di una Legge quadro con regolamenti attuativi affidati al Ministro, contiene tutti quei principi che chi ha una visione dell’insegnamento come  professione basata su un’autonomia che va garantita e valorizzata, non può non accogliere favorevolmente.

·        In essa vi è contenuto il principio che i criteri dello stato giuridico debbano essere estesi a tutti gli insegnanti del Sistema pubblico (statale e paritario) e, aggiungeremmo noi,  andrebbero estesi anche a tutte le tipologie di insegnanti in qualsiasi contesto si trovino ad esercitare.

·        Vi è contenuta, finalmente, una prospettiva di carriera basata su tre livelli: tirocinante, docente ordinario e docente esperto a cui si accede tramite formazione e concorso. Le funzioni del docente esperto sono proprio quelle che consentono di affrontare quella complessità che l’Autonomia delle scuole ha introdotto: tutoring e aggiornamento dei colleghi, coordinamento di Dipartimenti e di progetti, valutazione interna e interfaccia con il Sistema di valutazione nazionale, rapporto con le Università per la formazione iniziale.

Una leadership professionale, insomma, preparata per guidare i processi di rinnovamento.

·        Viene finalmente inserito un principio di valutazione delle prestazioni, proprio di una dimensione professionale che trova anche la sua più peculiare espressione nell’istituzione di un Albo professionale nazionale (e regionale), come organo di garanzia e di autotutela.

Ma il Disegno di legge non si limita solo a questo, rivoluziona letteralmente il sistema della rappresentanza della categoria professionale, analogamente a quanto avviene nelle altre categorie professionali dello Stato:

·        vengono previsti infatti Organismi tecnici (nazionali e regionali) elettivi, rappresentativi del pluralismo tecnico e culturale dei titolari della funzione docente. Questi organismi curano uno dei tre ambiti della definizione della professionalità docente e cioè quello più propriamente professionale: tengono l’Albo nazionale, stabiliscono criteri per la formazione iniziale, per l’abilitazione e per il tirocinio, nonché gli standard professionali dei docenti. Redigono e tengono aggiornato il codice deontologico, occupandosi delle eventuali devianze, esprimono pareri obbligatori sui criteri di valutazione e sui mezzi per il raggiungimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di Istruzione.

·         E’ altresì valorizzata la funzione consultiva delle Associazioni professionali in merito alla didattica e alla formazione sia iniziale che permanente.

E il legislatore, forse legittimamente rispondendo ad una recente, incredibile, norma inserita nell’ultimo contratto che impedisce riunioni  in qualsiasi tempo e luogo delle istituzioni scolastiche a docenti che non appartengano alla pentamurti rappresentativa, ha sentito l’esigenza di dover rimediare specificando che: “ I docenti possono liberamente esprimere all’interno delle istituzioni scolastiche l’attività associativa”.

Come a dire la scuola agli insegnanti e non agli apparati sindacali !

Ma la vera dirompente novità la troviamo nell’art. 7, dove viene proposta in entrambi i disegni di legge:

·        l’abolizione delle RSU di istituto, e l’istituzione di un’area autonoma di contrattazione per gli insegnanti, nonchè la definizione delle materie riservate all’ambito contrattuale. Delle prime abbiamo più volte ribadito che sono un istituto da fabbrica esportato impropriamente nella scuola, responsabile della deriva della sua ragione sociale come istituzione educativa e che diventeranno peraltro totalmente inutili nel momento in cui saranno istituiti gli Albi professionali e gli Organismi tecnici rappresentativi degli insegnanti.

 La seconda è ormai una richiesta storica ( proposta ben 15 anni fa dal fondatore della nostra Associazione) senza la quale è impossibile realizzare al meglio quella valorizzazione professionale e quello sviluppo di carriera contenuti nella legge di cui il processo riformatore necessita.

 

Le reazioni

 

E’ davvero sconcertante il terrorismo che viene fatto dagli apparati sindacali, anche da quelli rappresentativi di soli docenti, quando evocano il fantasma della mancanza di democrazia perché il Parlamento  vuole aggiornare lo stato giuridico degli insegnanti  come ha già fatto per altre categorie professionali del Sistema pubblico. Oppure quando, nella solita appiattita ottica di mantenimento dell’insegnante-massa, liquida l’opportunità delle carriere addirittura come subdolo artificio del Governo per attuare una logica di risparmi. Mentre nulla dice in termini propositivi, forse perché lo ignora, su come mettere gli insegnanti in grado di gestire il cambiamento imposto dalle riforme, nell’organizzazione del lavoro della didattica, della progettazione, del monitoraggio dei curricula, della valutazione interna e di sistema, ma soprattutto nell’agevolazione e nel riconoscimento di un percorso di crescita professionale che avrebbe anche la funzione essenziale di una rimotivazione del corpo docente.

Ma si sa il sindacato ha come sua prerogativa intrinseca esclusivamente quella della ”tutela” e della tranquillizzazione dei suoi rappresentati, mai quello della loro valorizzazione professionale se non solo in termini di richiesta di aumenti salariali, ovviamente uguali per tutti.

Ma poiché il cambiamento come è noto genera ansia, opporvisi è dunque il percorso obbligato per il sindacato, con il risultato di porsi sempre  conseguentemente su posizioni profondamente antiriformiste.

Che questa legge troverà un percorso in salita si è facili profeti a dirlo per il fuoco di sbarramento che la pentamurti sindacale ha già sfoderato (guardandosi bene dal diffondere i contenuti ) e che ha l’unico evidente scopo di pretendere di avocare alla sola fase contrattuale anche le prerogative del Legislatore e degli Organismi professionali.

Pertanto occorrerebbe a nostro avviso passare sopra al fatto che la legge dovrà essere attuata, una volta approvata nei principi generali, attraverso Regolamenti di emanazione ministeriale e non attraverso dibattito parlamentare. Certamente questo percorso sarebbe più auspicabile sul piano della democrazia parlamentare, tuttavia ad un dibattito infinito (nessuno può scordare ben due DDL sugli Organi Collegiali presentati sia in questa che nella precedente legislatura e rimasti, ora come allora, fermi in Parlamento) è da preferire di gran lunga l’approvazione, senza ulteriori ritardi, di una legge  che ridia dignità ai docenti come professionisti dell’istruzione.

 Paola Tonna

Presidente A.P.E.F.

www.apefassociazione.it