Come va il contratto scuola

 

 

 Scuola e Didattica n° 8, 2002                                                di Sandro Gigliotti

 

 

Avevamo promesso, qualche tempo fa, che avremmo seguito da vicino l’andamento della contrattazione relativa al rinnovo del CCNL della scuola. Ci interessava, da un punto di vista squisitamente professionale, la partita della diversificazione delle funzioni ( e degli stipendi). Volevamo sapere se davvero è conclusa l’era degli egualitarismi, degli appiattimenti, di tutto quello che fa, in altre parole, di un insegnante un impiegato, e se davvero, come lo stesso Ministro Moratti ha più volte dichiarato, ci avviamo finalmente ad un sistema di carriere e di stato giuridico nuovo.

            Non ci sono, a dire il vero, notizie ufficiali. Come sempre, gli incontri si susseguono in un clima di doverosa riservatezza. Doverosa, ripetiamo, perché non siamo della schiera dei demagoghi che strombazzano la necessità di riferire alla “base” ogni momento di una trattativa che è sempre complessa e complicata, dovendo l’Aran fare riferimento al mandato ricevuto dal governo e, nello stesso tempo, ad un quadro sindacale di per sé neppure omogeneo, perchè costituito da un fronte confederale (stavolta peraltro meno compatto del solito) e da un altro, a sua volta non omogeneo, autonomo. Un bel daffare, dunque, per il presidente dell’Aran, Guido Fantoni, di cui è nota l’abilità e la pazienza, ma le cui doti, per quanto rilevanti,  non sono certo tali da consentirgli di realizzare un’impossibile  quadratura del cerchio.

            Al di là dell’ufficialità, trapelano comunque notizie e dati. Ne diamo conto in questa nota intermedia, astenendoci da interpretazioni, sia perché, data la limitatezza delle informazioni, potrebbero rivelarsi errate, sia perché, comunque, una trattativa è sempre un percorso a ostacoli, la cui sormontabilità non è certificabile a priori, perché intervengono, di volta in volta, fattori di ordine psicologico, politico, e (seppure raramente) modifiche nello stesso quadro economico definito inizialmente.

Vediamo dunque lo stato delle cose, fotografato a fine novembre.

Le risorse messe sul tappeto dal governo per gli insegnanti ammontano, per il biennio in corso (2002-03) rispettivamente a 1.042 e 2.745  milioni di Euro, pari a circa 150 Euro medi lordi mensili di aumento. Non è una cifra disprezzabile, sia perché decisamente superiore a quelle degli scorsi contratti, sia perché maggiore, in assoluto e in percentuale a quella prevista per tutte le altre categorie non dirigenziali del pubblico impiego.

Si dirà (c’è chi lo dice) che non siamo certo ancora in un quadro di stipendi adeguati alla importanza della funzione. E l’osservazione è certamente vera, ma piuttosto che rifiutarli, come qualcuno già si accinge a fare, ricorderei che continua a pesare come un macigno la pletora di personale che grava sulla scuola. E gli stipendi europei si possono ottenere solo con numeri europei, come già abbiamo fatto notare in altra circostanza. Vedremo, comunque, se la fase di stagnazione si chiuderà presto, di ricordare al Governo la promessa di investire nel settore circa 9 milioni di Euro nel prossimo quadriennio.

Ma se sul fronte squisitamente monetario le cose non vanno poi così male, sul versante normativo le notizie che trapelano da Via del Corso (sede dell’Aran) si presentano piuttosto preoccupanti. Non v’è sindacato, infatti, che non approfitti dell’occasione (la fase di debolezza del Governo, l’attenzione concentrata sulla riforma generale ecc) per levare gli scudi contro l’ipotesi di carriera più volte ventilata dallo stesso Ministro e caldeggiata da gran parte delle Associazioni Professionali.

I sindacati fanno tutti, indistintamente, quadrato nella difesa delle vecchie logiche ugualitariste, e pretendono che l’intera massa monetaria sia distribuita a pioggia, anche se una parte del danaro è stata a suo tempo stanziata con il preciso obiettivo di utilizzarla in maqniera selettva. Così la presidenza Aran sembra in difficoltà nel portare avanti l’indispensabile processo di diversificazione delle funzioni e degli stipendi. Non sarà il caso che i favorevoli a quest’ultima soluzione comincino a far sentire la loro voce?

 Per intanto, c’è chi si dà gran da fare perché la contrattazione si chiuda in tempi ristrettissimi. Dateci soldi, sembra dire, e lasciate che nulla cambi sul versante normativo. 

 

Se così dovesse accadere, sarebbe una ennesima iattura, e sarebbero tarpate le ali ad ogni ipotesi di sviluppo in senso professionale della funzione docente.

Questo è quanto, al momento.

 

 

 

www.apefassociazione.it

 

sandrogigliotti@libero.it