Riflessioni da Roma
Seminario internazionale su
ESPERIENZE EUROPEE DI
VALUTAZIONE DEL SISTEMA SCOLASTICO
Si è svolto a Roma, su iniziativa del M.I.U.R., un seminario internazionale, il cui obiettivo era quello di fornire alle Associazioni professionali, esperti, Parlamentari e Sindacati della scuola presenti, un quadro delle più interessanti e collaudate esperienze europee in ordine alla valutazione degli apprendimenti e dei sistemi scolastici.
Iniziativa quanto mai opportuna dal momento che in Italia, rispetto al panorama europeo, si riscontra un notevole ritardo rispetto ad una " sedimentazione " della cultura sia dell'autonomia che della valutazione, che è poi lo strumento fondamentale per una corretta ed efficace realizzazione della prima.
A tale scopo, come è noto il Ministro ha costituito un gruppo di lavoro istruttorio che ha una duplice funzione: quella di predisporre gli indirizzi per la Valutazione del Servizio scolastico nonché quella di formulare eventuali modifiche normative all'Autonomia del sistema scolastico. Questo gruppo, coordinato dal Prof. Giacomo ELIAS, contrariamente alle recenti, passate, esperienze ha il pregio della snellezza.
Nell'intervento di apertura il sottosegretario Aprea ha ribadito la volontà del Governo di valorizzare ed allargare le competenze delle Autonomie, mirando ad incentivare gli investimenti da parte della Società civile nelle Scuole e riformando un serio Sistema nazionale di Valutazione, senza il cui supporto l'Autonomia si tradurrebbe solo in una deregulation selvaggia.
Le esperienze presentate riguardano la Francia, la Gran Bretagna e la Svezia, che pur nelle loro diversità di approccio e gestione del tema valutazione, mostrano tra loro, nel confronto con il nostro Paese, un minimo comune denominatore e cioè la presenza di politiche valutative del sistema educativo già da molte decine di anni. (In Svezia se ne trova traccia fin dal 1820 !)
Ora pur nella completezza delle relazioni dei tre autorevoli membri, francese, inglese e svedese, ci è sembrato convincente e decisamente condivisibile per la filosofia che sottende al tema della valutazione, l'intervento di Claude Thèlot, Presidente dell'Alto Consiglio sulla valutazione della scuola, creato dal Ministro dell'Istruzione Lang.
In Francia, da 15 anni è a regime una politica della valutazione del sistema educativo, che è supportata da investimenti economici adeguati ( la quota del PIL destinata alla valutazione è molto consistente e tale che si deve rendere conto al Paese dei risultati ) e soprattutto da una forte volontà dei Ministri in carica.
Le linee di questa politica si riassumono sostanzialmente in tre domande:
1) perché valutare
La risposta a questa prima domanda, così come esposta dallo stesso Thèlot è: per fornire strumenti agli insegnanti e ai dirigenti perché la prima valutazione e la buona qualità complessiva dell'istruzione parte dalle classi. Insomma lo scopo della valutazione è quello di essere un aiuto. Questo presuppone un valido sistema di informazione, tests sugli studenti e protocolli di valutazione, in modo che i docenti siano in grado di "riaggiustare" i percorsi di insegnamento allo scopo di migliorare l'apprendimento là dove necessita. Negli ultimi anni, infatti, in questo modo, sono riusciti ad ottenere un miglioramento delle conoscenze della Matematica e della Storia.
2) cosa valutare
Certamente gli Studenti e gli Istituti nel loro complesso, e la valutazione deve tener conto del contesto. Quindi è una valutazione non di " processo", (come per un'attività aziendale) ma di " progressi " degli allievi. Tutto questo nella convinzione che non esiste un processo valutativo ottimale. Per valutare si deve isolare quanto avviene nella scuola rispetto al contesto esterno. Infatti, anche se si sa che il successo formativo dipende anche da condizioni esterne ( famiglia, estrazione sociale etc. ), la valutazione. deve essere riferita solo a quelle interne. Per la qual cosa è necessario preventivamente definire gli obiettivi, in stretta relazione con i programmi.
Nell'ambito della valutazione
degli Istituti viene, ovviamente, valutato il personale: Docenti e Capi
d'Istituto ed anche le Unità didattiche di insegnamento. A tale scopo ci sono
una trentina di "indicatori" ma, sottolinea Thèlot, senza una
autovalutazione che viene dall'Istituto,
gli indicatori da soli non consentono
di dare una valutazione obiettiva, dal momento che si ritiene che il processo valutativo debba essere un mix tra autovalutazione interna
e valutazione esterna.
3) chi valuta
Chi valuta dall'esterno, deve rispondere alla prerogativa di " trovarsi ad una certa distanza" dall'oggetto della valutazione. Quindi lontano dalla valutazione quotidiana.
La struttura che valuta deve essere autorevole, indipendente e con mezzi adeguati. In Francia ci sono due strutture di valutazione, una interna al Ministero dell'istruzione ed una esterna, i Consigli di valutazione, costituiti per 1/3 di docenti e Capi d'Istituto, 1/3 esperti stranieri ed 1/3 di politici, sindacalisti comunque esterni alla Scuola. Tuttavia anche questa struttura è pubblica ed entrambe ispirate dal principio che la valutazione deve essere comunque il più possibile pluralista.
Il panorama italiano
Alla fine del suo intervento il
Presidente Thèlot ha riassunto la
filosofia della valutazione nel sistema francese che è quella di una valutazione FORMATIVA che, dotandosi di un
buon sistema informativo, è in grado di aiutare gli insegnanti a sperimentare
nuovi percorsi per migliorare i risultati.
Siamo ben lontani da quanto il termine valutazione, al di là delle dotte, quanto solitarie elaborazioni di pedagogisti e cattedratici sulle riviste specializzate, evoca nell'opinione comune, e ben più diffusa, italiana. Ne è una riprova la domanda che, al termine dell'intervento, un convenuto, italiano, ha posto al Relatore: " ma in Francia non c'è una valutazione coercitiva ? ".Domanda a cui uno stupito Thèlot ha risposto che:" sì ci sono Ispettori che valutano i professori, ma è una valutazione molto difficile." E ribadisce che:
" la valutazione non deve partire dai docenti ma dagli studenti e dal
sistema, per valutare i risultati complessivi. In definitiva serve per migliorare le condizioni di lavoro dei
docenti."
Ora nel nostro Paese la Valutazione oltre ad essere ben lontana da questa, a nostro avviso, corretta e vincente filosofia, non riesce a svincolarsi da una logica moralistica e punitiva. Nemmeno le recenti, fallimentari, vicende del Concorsone berlingueriano, hanno modificato quest'ottica sbagliata. E' sufficiente leggere da autorevoli giornali titoli come " "Valutare i docenti, premiare i migliori" e " Premiare i migliori non è punire gli altri", per capire che la logica è sbagliata sia nell'oggetto della valutazione, che si concentra solo sui docenti e non anche sul sistema, sia nella filosofia che considera la valutazione prioritariamente selettiva, e non anche come strumento essenziale per aiutare, appunto, a migliorare la qualità dei processi di apprendimento.
Ne è ulteriore riprova il fatto che l'unica struttura esistente, l'ex CEDE di Frascati recentemente, quanto tardivamente trasformato in Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell'istruzione, ha un appannaggio annuo di una decina di miliardi, cifra del tutto inadeguata se si confronta con i 300 miliardi attribuiti all'Ofsted, analoga struttura del Regno Unito.
Che non ci sia stata, almeno finora un'autentica volontà politica di avviare un efficace processo di valutazione, lo dimostra anche il fatto che l'Autonomia, che è ormai realtà da più di un anno, avrebbe dovuto giovarsi, contestualmente, di un Ente di valutazione pienamente operante e con funzioni di supporto e che fosse oltretutto indipendente e non sostanzialmente legato alla burocrazia ministeriale, com'è tuttora il CEDE.
Paola Tonna