Si sta perdendo l’occasione

 

Scuola e Didattica n°2-2002                                    di Sandro Gigliotti

 

 

Qualche mese fa un nutrito gruppo di intellettuali, politici, insegnanti, addetti ai lavori, lanciò un appello affinché non si perdesse l’ennesima occasione di cambiare la scuola. L’appello chiedeva a tutti gli uomini di buona volontà di mettere da parte  le divisioni aprioristiche, ideologiche, partitiche, sindacali, per portare a compimento un’impresa che ha ormai i tratti della fatica di Sisifo, o , se volete, della tela di Penelope, o , ancora, del miraggio nel deserto.

L’appello, a quanto pare, sta per cadere ancora una volta nel vuoto. A fine luglio neppure un ramo del Parlamento ha approvato la riforma. Al Senato, dove era approdata in prima lettura, la “delega” Moratti ha avuto vita movimentata in Commissione Istruzione, dove non solo l’opposizione ha presentato emendamenti. A sua volta, la stessa maggioranza della Commissione Bilancio ha chiesto chiarimenti sull’effettivo stanziamento delle risorse necessarie a realizzare l’ampio progetto del Ministro. La discussione si è protratta oltre il previsto, e, di rinvio in rinvio, l’Aula di Palazzo Madama non ha neppure ancora calendarizzato la discussione generale. E l’autunno, tradizionalmente votato dal Parlamento alla sessione di bilancio, non promette nulla di buono, anche perché è certa la ripresa delle agitazioni studentesche, sopite nel quinquennio di governo dell’Ulivo. Nihil sub sole novi. 

Sempre in luglio due nuovi eventi, solo apparentemente disgiunti da quello appena sottolineato, hanno caratterizzato le cronache scolastiche: l’annuncio che, a fronte della richiesta di copertura di 22 mila cattedre con docenti di ruolo, il Tesoro ha risposto che le risorse disponibili sono pari a zero, e che dunque si va avanti con supplenti annuali. E il concorso per i Dirigenti di Istituto, prima previsto a copertura totale, sembra si svolgerà solo per metà dei posti vacanti.

Il quadro è sconcertante e scoraggiante.

Un anno fa avevamo tratto motivi consistenti di soddisfazione e di speranza per un inizio di gestione quanto mai brillante con l’azzeccatissimo provvedimento di copertura dei posti entro i primi di settembre. Per la prima volta le lezioni erano iniziate pressochè dappertutto regolarmente. La legge di riordino degli Organi Collegiali di istituto era partita bene, sostanziata da nuove logiche finalizzate ad una maggiore efficienza e ad una sana scansione delle responsabilità fra le varie componenti scolastiche. E sembrava vicino anche il momento di revisione dei vari CSD, CSP, CNPI, inutili e costosi doppioni di tradizionale rappresentanza criptosindacale. Poi, pian piano, tutto si è fermato, quasi mancasse il carburante.

Si dirà, non senza ragioni, che dopo l’11 settembre la situazione economica mondiale ha prodotto elementi recessivi maggiori di quanto non appaia all’ osservatore superficiale. E che Tremonti abbia non pochi buoni motivi per non aprire i cordoni della borsa in presenza di sforamenti storici di bilancio (l’anno scorso alcuni milioni di euro). E poiché senza soldi le riforme non si fanno, parrebbe naturale che le stesse non procedano. Il fatto è, però, e vorrei sbagliare, che  sembra mancare non solo il carburante economico, ma anche (ed è la cosa più preoccupante)  quello, per così dire, psicologico, la spinta innovatrice che fa leva sulla volontà politica, sulla coesione di una coalizione di Governo, sulla tensione al raggiungimento di risultati concreti. Che è, poi, quella che genera entusiasmi e favorisce la collaborazione anche di quanti, per il bene comune, sono disposti a superare le barriere di schieramento.

 

Così la schiera dei riformisti si trova in difficoltà, mentre ha buon gioco, nel fare ostruzionismo, l’opposizione pregiudiziale. Miope, e dimentica, a sua volta, di essere stata, essa stessa, a far fallire a suo tempo la riforma Berlinguer.

Troppi, dunque, sembrano lavorare per il re di Prussia, cioè per la conservazione dell’esistente. Del che saranno soddisfatti i non pochi interessati: sindacati, burocrazia, estese frange di personale. Ma intanto al Paese si nega l’ennesima occasione di adeguare il nostro sistema istruzione ai bisogni della società del XXI secolo.

 

Sandro Gigliotti

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