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Si sta perdendo l’occasione
Qualche
mese fa un nutrito gruppo di intellettuali, politici, insegnanti, addetti ai
lavori, lanciò un appello affinché non si perdesse l’ennesima occasione di
cambiare la scuola. L’appello chiedeva a tutti gli uomini di buona volontà di
mettere da parte le divisioni
aprioristiche, ideologiche, partitiche, sindacali, per portare a compimento
un’impresa che ha ormai i tratti della fatica di Sisifo, o , se volete, della
tela di Penelope, o , ancora, del miraggio nel deserto.
L’appello,
a quanto pare, sta per cadere ancora una volta nel vuoto. A fine luglio neppure
un ramo del Parlamento ha approvato la riforma. Al Senato, dove era approdata
in prima lettura, la “delega” Moratti ha avuto vita
movimentata in Commissione Istruzione, dove non solo l’opposizione ha
presentato emendamenti. A sua volta, la stessa maggioranza della Commissione
Bilancio ha chiesto chiarimenti sull’effettivo stanziamento delle risorse
necessarie a realizzare l’ampio progetto del Ministro. La discussione si è
protratta oltre il previsto, e, di rinvio in rinvio, l’Aula di Palazzo Madama
non ha neppure ancora calendarizzato la discussione
generale. E l’autunno, tradizionalmente votato dal Parlamento alla sessione di
bilancio, non promette nulla di buono, anche perché è certa la ripresa delle
agitazioni studentesche, sopite nel quinquennio di governo dell’Ulivo. Nihil sub sole novi.
Sempre
in luglio due nuovi eventi, solo apparentemente disgiunti da quello appena
sottolineato, hanno caratterizzato le cronache scolastiche: l’annuncio che, a
fronte della richiesta di copertura di 22 mila cattedre con docenti di ruolo,
il Tesoro ha risposto che le risorse disponibili sono pari a zero, e che dunque
si va avanti con supplenti annuali. E il concorso per i Dirigenti di Istituto,
prima previsto a copertura totale, sembra si svolgerà solo per metà dei posti
vacanti.
Il
quadro è sconcertante e scoraggiante.
Un anno
fa avevamo tratto motivi consistenti di soddisfazione e di speranza per un
inizio di gestione quanto mai brillante con l’azzeccatissimo
provvedimento di copertura dei posti entro i primi di settembre. Per la prima
volta le lezioni erano iniziate pressochè dappertutto
regolarmente. La legge di riordino degli Organi Collegiali di istituto era
partita bene, sostanziata da nuove logiche finalizzate ad una maggiore
efficienza e ad una sana scansione delle responsabilità fra le varie componenti
scolastiche. E sembrava vicino anche il momento di revisione dei vari CSD, CSP,
CNPI, inutili e costosi doppioni di tradizionale rappresentanza criptosindacale. Poi, pian piano, tutto si è fermato, quasi
mancasse il carburante.
Si dirà, non senza
ragioni, che dopo l’11 settembre la situazione economica mondiale ha prodotto
elementi recessivi maggiori di quanto non appaia all’ osservatore superficiale.
E che Tremonti abbia non pochi buoni motivi per non
aprire i cordoni della borsa in presenza di sforamenti
storici di bilancio (l’anno scorso alcuni milioni di euro). E poiché senza
soldi le riforme non si fanno, parrebbe naturale che le stesse non procedano.
Il fatto è, però, e vorrei sbagliare, che
sembra mancare non solo il carburante economico, ma anche (ed è la cosa
più preoccupante) quello, per così dire,
psicologico, la spinta innovatrice
che fa leva sulla volontà politica, sulla coesione di una coalizione di
Governo, sulla tensione al raggiungimento di risultati concreti. Che è, poi,
quella che genera entusiasmi e favorisce la collaborazione anche di quanti, per
il bene comune, sono disposti a superare le barriere di schieramento.
Così la schiera
dei riformisti si trova in
difficoltà, mentre ha buon gioco, nel fare ostruzionismo, l’opposizione
pregiudiziale. Miope, e dimentica, a sua volta, di essere stata, essa stessa, a
far fallire a suo tempo la riforma Berlinguer.
Troppi,
dunque, sembrano lavorare per il re di Prussia, cioè per la conservazione
dell’esistente. Del che saranno soddisfatti i non pochi interessati: sindacati,
burocrazia, estese frange di personale. Ma intanto al Paese si nega l’ennesima
occasione di adeguare il nostro sistema istruzione ai bisogni della società del
XXI secolo.