|
|
|
|
Forum e lobbies
Nel corso di
quest'anno, con due diversi decreti, originati da iniziative del precedente
governo, il Ministro Moratti ha istituito i Forum
delle Associazioni dei Genitori e degli Studenti. Due opportune decisioni
operative che serviranno a più scopi. Ai Ministri per saggiare umori, prendere
atto di proposte, avvicinarsi a realtà tradizionalmente loro distanti (talvolta
sconosciute del tutto). Alle Associazioni per capire meglio la complessità
delle questioni, per sentirsi partecipi delle grandi scelte e, non ultimo, per riuscire a scrollarsi di
dosso l’abitudine, tutta italiana, delle divisioni aprioristiche di marca
ideologica. Si capisce, infatti, che una cosa è presentarsi di fronte
all’istituzione in ordine sparso, un’altra, in termini di possibilità di far
valere le proprie ragioni e ottenere qualcosa, è formulare richieste unitarie.
Fare sana e intelligente lobby, insomma, a favore della categoria rappresentata,
piuttosto che scimmiottare le animose modalità della politica tradizionale.
Della questione
faccio oggetto di questa nota, anche perché in qualche modo direttamente
interessato come presidente dell’Associazione di Insegnanti APEF. E ne parlo
sommessamente, per evitare di urtare suscettibilità. Ma non posso fare a meno
di sottolineare che, se ancora manca, come si vede, il terzo Forum, quello
delle Associazioni di Insegnanti, forse qualche responsabilità è da ascrivere
alle Associazioni stesse più che, come qualcuno tende a fare, ad una presunta
volontà ostativa della signora Moratti.
E’ da mesi,
infatti (non rivelo nulla di segreto o riservato), che si tengono estenuanti
riunioni fra le organizzazioni professionali degli insegnanti, nel tentativo,
finora vano per la rigidità di alcuni, di elaborare un ragionamento comune, una
base propositiva minima per presentarsi al Ministro e chiedere (per ottenerlo)
un luogo di discussione e di
proposizione analogo a quello di genitori e studenti.
I problemi dei
docenti italiani sono tanti e irrisolti, e non solo afferenti alle tradizionali
questioni di ordine economico e/o più generalmente sindacale. Sono le questioni
dello stato giuridico, vecchio di trenta anni, del Codice Deontologico, delle
carriere e dello sviluppo della professione, della formazione iniziale ed in
itinere, del nuovo modo, insomma, di essere insegnante in una scuola che sta
cambiando a ritmi vertiginosi. Questioni che, in Europa e nel mondo sono
oggetto di riflessione, in primo luogo presso l’Associazionismo professionale.
In Italia, invece,
di queste cose si è poco parlato ed ancor meno si è prodotto, anche perchè le Associazioni hanno lasciato al sindacalismo il
compito (non suo), di occuparsene di tanto in tanto. Salvo poi a trovarsi senza
spazi e interlocutori, drammaticamente indietro nell’elaborazione, e con la
professione ridotta a rango
impiegatizio. E a continuare a farsi la guerra sotterranea sulla base delle
opposte impostazioni ideologiche.
Genitori e
studenti, pragmaticamente, hanno saputo trovare elementi comuni e fanno lobbismo produttivo. Lo si è visto in occasione della
discussione, alla Camera, sulla legge di riforma degli Organi Collegiali. Hanno
avuto quasi tutto quel che hanno chiesto. Degli Insegnanti, invece, in pochi si
sono occupati. E comunque in ordine sparso. Con i risultati sconfortanti che,
almeno finora, è dato scorgere.
Ma forse c’è chi è
interessato proprio a questo.