Forum e lobbies

 

Scuola e didattica n°3-2002                                       di Sandro Gigliotti

 

 

 

Nel corso di quest'anno, con due diversi decreti, originati da iniziative del precedente governo, il Ministro Moratti ha istituito i Forum delle Associazioni dei Genitori e degli Studenti. Due opportune decisioni operative che serviranno a più scopi. Ai Ministri per saggiare umori, prendere atto di proposte, avvicinarsi a realtà tradizionalmente loro distanti (talvolta sconosciute del tutto). Alle Associazioni per capire meglio la complessità delle questioni, per sentirsi partecipi delle grandi scelte  e, non ultimo, per riuscire a scrollarsi di dosso l’abitudine, tutta italiana, delle divisioni aprioristiche di marca ideologica. Si capisce, infatti, che una cosa è presentarsi di fronte all’istituzione in ordine sparso, un’altra, in termini di possibilità di far valere le proprie ragioni e ottenere qualcosa, è formulare richieste unitarie. Fare sana e intelligente lobby, insomma, a favore della categoria rappresentata, piuttosto che scimmiottare le animose modalità della politica tradizionale.

Della questione faccio oggetto di questa nota, anche perché in qualche modo direttamente interessato come presidente dell’Associazione di Insegnanti APEF. E ne parlo sommessamente, per evitare di urtare suscettibilità. Ma non posso fare a meno di sottolineare che, se ancora manca, come si vede, il terzo Forum, quello delle Associazioni di Insegnanti, forse qualche responsabilità è da ascrivere alle Associazioni stesse più che, come qualcuno tende a fare, ad una presunta volontà ostativa della signora Moratti.

E’ da mesi, infatti (non rivelo nulla di segreto o riservato), che si tengono estenuanti riunioni fra le organizzazioni professionali degli insegnanti, nel tentativo, finora vano per la rigidità di alcuni, di elaborare un ragionamento comune, una base propositiva minima per presentarsi al Ministro e chiedere (per ottenerlo) un  luogo di discussione e di proposizione analogo a quello di genitori e studenti.

I problemi dei docenti italiani sono tanti e irrisolti, e non solo afferenti alle tradizionali questioni di ordine economico e/o più generalmente sindacale. Sono le questioni dello stato giuridico, vecchio di trenta anni, del Codice Deontologico, delle carriere e dello sviluppo della professione, della formazione iniziale ed in itinere, del nuovo modo, insomma, di essere insegnante in una scuola che sta cambiando a ritmi vertiginosi. Questioni che, in Europa e nel mondo sono oggetto di riflessione, in primo luogo presso l’Associazionismo professionale.

In Italia, invece, di queste cose si è poco parlato ed ancor meno si è prodotto, anche perchè le Associazioni hanno lasciato al sindacalismo il compito (non suo), di occuparsene di tanto in tanto. Salvo poi a trovarsi senza spazi e interlocutori, drammaticamente indietro nell’elaborazione, e con la professione ridotta  a rango impiegatizio. E a continuare a farsi la guerra sotterranea sulla base delle opposte impostazioni ideologiche.

Genitori e studenti, pragmaticamente, hanno saputo trovare elementi comuni e fanno lobbismo produttivo. Lo si è visto in occasione della discussione, alla Camera, sulla legge di riforma degli Organi Collegiali. Hanno avuto quasi tutto quel che hanno chiesto. Degli Insegnanti, invece, in pochi si sono occupati. E comunque in ordine sparso. Con i risultati sconfortanti che, almeno finora, è dato scorgere.

Ma forse c’è chi è interessato proprio a questo.

 

 

Sandro Gigliotti

www.apefassociazione.it