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L’anno scolastico è
iniziato con una raffica di scioperi, indetti in date diverse e con le
motivazioni più disparate. Non ho alcuna intenzione di entrare nel merito delle
variegate rivendicazioni, ma qualche considerazione sullo slogan che ha
attraversato orizzontalmente tutti, indistintamente, i comunicati sindacali,
forse vale la pena farla. E vorrei affrontare la questione dal “punto di vista
professionale”. Dal punto di vista, cioè, che esamina il problema
esclusivamente in funzione di quel che può consentire sia l’ottimale condizione
lavorativa di una professione, in questo caso, quella docente, sia la migliore condizione di efficacia ed efficienza
del settore in cui la professione si esplicita. In questo caso la Scuola.
Lo slogan in questione
aveva come bersaglio una sperimentazione
che comporterà taglio degli organici.
Dirò dunque rischiando,
come al solito, l’impopolarità, che razionalizzare un organico che oggi è del
tutto fuori controllo, fa bene alla professione, alla condizione generale docente, e alla
Scuola. Ecco, in breve il perché:
1)
Dal ’91 la scuola elementare ha visto il team di
classe sostituire il maestro unico, e, di conseguenza, il rapporto numerico
maestro/classe quasi raddoppiare, passando da 1 a 1,8. Nonostante il vistoso
calo del tasso di natalità, il numero
degli insegnanti è altrettanto vistosamente aumentato.
2)
Nella media inferiore e superiore negli ultimi 20
anni si sono moltiplicati gli insegnamenti, e i ragazzi, in certi ordini di
scuola, sono stati costretti a restare fra i banchi fino a 40 ore settimanali (
30-32 media europea). Anche in questo
settore il numero degli Insegnanti ha tutt’altro che seguito il calo di natalità.
Nessuna delle due
caratteristiche pedagogico-numeriche che ho appena
richiamato mi pare abbia giovato alla qualità della preparazione dei nostri
alunni, tantomeno al costituirsi di una
forte coscienza professionale e/o ad un qualche riconoscimento di rilevante
utilità sociale per la funzione docente. Che anzi, in larga misura, anche alle
condizioni di cui sopra può ragionevolmente ascrivere la sua riduzione a
funzione impiegatizia e la mortificazione sociale ed economica che oggi la
caratterizza.
Sostengo perciò essere interesse professionale
primario degli Insegnanti italiani vedere modificato lo status quo, anche a costo di limitare drasticamente l’organico.
L’introduzione del maestro tutor e la riduzione del
numero di materie per ripristinare un orario curricolare
pedagogicamente sostenibile, vanno nella direzione del miglioramento della
qualità, dell’efficacia, e dell’efficienza del nostro sistema scolastico.
Dirò
di più. Una seria politica di controllo dell’occupazione è interesse primario
degli insegnanti italiani anche sul versante sindacale . Quel 25%
circa che separa gli stipendi italiani da quelli europei, guarda caso
corrisponde, più o meno, al surplus di personale scolastico in rapporto al numero degli alunni e alla popolazione
attiva. C’è bisogno davvero di continuare nell’argomentazione?
Dal
punto di vista della categoria la richiesta sindacale (diretta o riflessa) di
continue immissioni in ruolo e di mantenimento di livelli drogati di
occupazione è dunque un vero e proprio suicidio, professionale ed economico. Se
si chiedono (giustamente) stipendi europei, non ha senso protestare contro un
processo di razionalizzazione degli organici, di ridimensionamento degli
sprechi, e di ottimizzazione delle risorse, che, peraltro, non ha colore politico,
essendo stato nelle intenzioni di tutti i governi degli ultimi 10 anni.
Questa
è una verità di cui tutti farebbero bene a prendere atto al più presto. Al
sindacalismo serio il compito, poi, di sedersi attorno ad un tavolo assieme
alla controparte per cercare di risolvere la questione nel modo più equo e meno
traumatico possibile.