Quantità, qualità

 

Scuola e Didattica n°5-2002                                         di Sandro Gigliotti

 

 

L’anno scolastico è iniziato con una raffica di scioperi, indetti in date diverse e con le motivazioni più disparate. Non ho alcuna intenzione di entrare nel merito delle variegate rivendicazioni, ma qualche considerazione sullo slogan che ha attraversato orizzontalmente tutti, indistintamente, i comunicati sindacali, forse vale la pena farla. E vorrei affrontare la questione dal “punto di vista professionale”. Dal punto di vista, cioè, che esamina il problema esclusivamente in funzione di quel che può consentire sia l’ottimale condizione lavorativa di una professione, in questo caso, quella docente, sia  la migliore condizione di efficacia ed efficienza del settore in cui la professione si esplicita. In questo caso la Scuola.

Lo slogan in questione aveva come bersaglio una  sperimentazione che comporterà taglio degli organici.

Dirò dunque rischiando, come al solito, l’impopolarità, che razionalizzare un organico che oggi è del tutto fuori controllo, fa bene alla professione,  alla condizione generale docente, e alla Scuola. Ecco, in breve il perché:

1)                         Dal ’91 la scuola elementare ha visto il team di classe sostituire il maestro unico, e, di conseguenza, il rapporto numerico maestro/classe quasi raddoppiare, passando da 1 a 1,8. Nonostante il vistoso calo del tasso di natalità,  il numero degli insegnanti è altrettanto vistosamente aumentato.

2)                       Nella media inferiore e superiore negli ultimi 20 anni si sono moltiplicati gli insegnamenti, e i ragazzi, in certi ordini di scuola, sono stati costretti a restare fra i banchi fino a 40 ore settimanali ( 30-32  media europea). Anche in questo settore il numero degli Insegnanti ha tutt’altro che seguito il calo di natalità.

Nessuna delle due caratteristiche pedagogico-numeriche che ho appena richiamato mi pare abbia giovato alla qualità della preparazione dei nostri alunni, tantomeno  al costituirsi di una forte coscienza professionale e/o ad un qualche riconoscimento di rilevante utilità sociale per la funzione docente. Che anzi, in larga misura, anche alle condizioni di cui sopra può ragionevolmente ascrivere la sua riduzione a funzione impiegatizia e la mortificazione sociale ed economica che oggi la caratterizza.

 Sostengo perciò essere interesse professionale primario degli Insegnanti italiani vedere modificato lo status quo, anche  a costo di limitare drasticamente l’organico. L’introduzione del maestro tutor e la riduzione del numero di materie per ripristinare un orario curricolare pedagogicamente sostenibile, vanno nella direzione del miglioramento della qualità, dell’efficacia, e dell’efficienza del nostro sistema scolastico.

         Dirò di più. Una seria politica di controllo dell’occupazione è interesse primario degli insegnanti italiani anche sul versante sindacale . Quel 25% circa che separa gli stipendi italiani da quelli europei, guarda caso corrisponde, più o meno, al surplus di personale scolastico in rapporto  al numero degli alunni e alla popolazione attiva. C’è bisogno davvero di continuare nell’argomentazione?

Dal punto di vista della categoria la richiesta sindacale (diretta o riflessa) di continue immissioni in ruolo e di mantenimento di livelli drogati di occupazione è dunque un vero e proprio suicidio, professionale ed economico. Se si chiedono (giustamente) stipendi europei, non ha senso protestare contro un processo di razionalizzazione degli organici, di ridimensionamento degli sprechi, e di ottimizzazione delle risorse, che, peraltro, non ha colore politico, essendo stato nelle intenzioni di tutti i governi degli ultimi 10 anni. 

         Questa è una verità di cui tutti farebbero bene a prendere atto al più presto. Al sindacalismo serio il compito, poi, di sedersi attorno ad un tavolo assieme alla controparte per cercare di risolvere la questione nel modo più equo e meno traumatico possibile.

 

 

Sandro Gigliotti

 

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