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A.P.E.F.
Associazione Professionale di insegnanti
fondata da Sandro Gigliotti Stato giuridico degli insegnanti: una svolta da sostenere Comunque un risultato La
prima valutazione che ci corre l’obbligo di fare, al di là del merito
dei due DDL attualmente in discussione in Commissione Cultura della
Camera, sostanzialmente identici nei principi ispiratori e nei
contenuti, è una valutazione dichiaratamente pregiudiziale. Nel senso
che non si può che esultare di fronte al fatto che il Parlamento si sia
riappropriato, dopo 30 anni, di ciò che gli compete e cioè la
definizione per via legislativa dello stato giuridico che definisca i
principi, i valori e gli assetti su cui si basa la professione docente
che, proprio perchè fondata sul principio costituzionale della libertà
d’insegnamento, non può essere ridotta esclusivamente a
materia pattizia. Queste
proposte di Legge, infatti, costituiscono una importante e opportuna
inversione di tendenza rispetto alla prassi, in atto dal processo di
privatizzazione del rapporto di lavoro avviato con il D.ls. 29/93, per
cui la contrattazione ha tanto pesantemente quanto incongruamente
sforato i confini riservati alla legge
in materia di definizione di principi e funzioni generali della
professione docente. Gli esiti sono noti: scarsa valorizzazione sul
piano professionale, funzionale e del merito degli insegnanti, quindi
accelerazione del processo di impiegatizzazione con relativa percezione
di sé che ha portato la categoria verso una demotivazione diffusa, ma
soprattutto una mancata aderenza dei Contratti alle nuove responsabilità
da definire nell’organizzazione del lavoro didattico coerentemente con
i processi di Riforma in atto. A
questa politica miope è da imputare il grave ritardo nell’attuazione
dell’autonomia perché, mentre il legislatore riformava le
architetture di sistema per avvicinare l’Italia all’Europa, sul
piano contrattuale ci si ostinava a lasciare tutto com’è, salvo
qualche riverniciatura nominalistica in termini di funzioni e
prestazioni dei docenti, essendo peraltro inesistente in questo paese
l’ambito della rappresentanza professionale dei docenti, ambito
impropriamente usurpato nelle funzioni dai sindacati di comparto. Per
interrompere questa spirale perversa l’Apef, insieme a buona parte
dell’Associazionismo professionale degli insegnanti, ha perorato più
volte un intervento del Parlamento su questa materia e riteniamo quindi
che la presentazione di questi due DDL, giunti dopo numerosi ordini del
giorno in occasione dell’approvazione della Legge 53/’03,
rappresenti di per sé comunque un
risultato importante. Gli
insegnanti disperavano infatti di vedere riconosciuto un concetto come
quello che leggiamo nella relazione introduttiva: “ …L’insegnante
non è un soggetto perfettamente fungibile ad ogni trasformazione
strutturale, normativa e organizzativa della scuola. Ne è invece
l’elemento costitutivo, soprattutto quando il sistema in cui esso
opera si avvia a rapidi e continui cambiamenti”. Che
tradotto prosaicamente vuol dire che finalmente ci si è accorti che non
si possono scaricare le riforme sulle spalle dei docenti senza fornire
loro almeno gli strumenti necessari per attuarle. I
contenuti Questo
dispositivo, che ha le
caratteristiche di una Legge quadro con regolamenti attuativi affidati
al Ministro, contiene tutti quei principi che chi ha una visione
dell’insegnamento come professione
basata su un’autonomia che va garantita e valorizzata, non può non
accogliere favorevolmente. ·
In essa vi è contenuto
il principio che i criteri dello stato giuridico debbano essere estesi a
tutti gli insegnanti del Sistema pubblico (statale e paritario) e,
aggiungeremmo noi, andrebbero
estesi anche a tutte le tipologie di insegnanti in qualsiasi contesto si
trovino ad esercitare. ·
Vi è contenuta,
finalmente, una prospettiva di carriera basata su tre livelli:
tirocinante, docente ordinario e docente esperto a cui si accede tramite
formazione e concorso. Le funzioni del docente esperto sono proprio
quelle che consentono di affrontare quella complessità che
l’Autonomia delle scuole ha introdotto: tutoring e aggiornamento dei
colleghi, coordinamento di Dipartimenti e di progetti, valutazione
interna e interfaccia con il Sistema di valutazione nazionale, rapporto
con le Università per la formazione iniziale. Una
leadership professionale, insomma, preparata per guidare i processi di
rinnovamento. ·
Viene finalmente
inserito un principio di valutazione delle prestazioni, proprio di una
dimensione professionale che trova anche la sua più peculiare
espressione nell’istituzione di un Albo professionale nazionale (e
regionale), come organo di garanzia e di autotutela. Ma
il Disegno di legge non si limita solo a questo, rivoluziona
letteralmente il sistema della rappresentanza della categoria
professionale, analogamente a quanto avviene nelle altre categorie
professionali dello Stato: ·
vengono previsti infatti
Organismi tecnici (nazionali e regionali) elettivi, rappresentativi del
pluralismo tecnico e culturale dei titolari della funzione docente.
Questi organismi curano uno dei tre ambiti della definizione della
professionalità docente e cioè quello più propriamente professionale:
tengono l’Albo nazionale, stabiliscono criteri per la formazione
iniziale, per l’abilitazione e per il tirocinio, nonché gli standard
professionali dei docenti. Redigono e tengono aggiornato il codice
deontologico, occupandosi delle eventuali devianze, esprimono pareri
obbligatori sui criteri di valutazione e sui mezzi per il raggiungimento
degli obiettivi generali del sistema nazionale di Istruzione. ·
E’
altresì valorizzata la funzione consultiva delle Associazioni
professionali in merito alla didattica e alla formazione sia iniziale
che permanente. E
il legislatore, forse legittimamente rispondendo ad una recente,
incredibile, norma inserita nell’ultimo contratto che impedisce
riunioni in qualsiasi tempo
e luogo delle istituzioni scolastiche a docenti che non appartengano
alla pentamurti rappresentativa, ha sentito l’esigenza di dover
rimediare specificando che: “ I
docenti possono liberamente esprimere all’interno delle istituzioni
scolastiche l’attività associativa”. Come
a dire la scuola agli insegnanti e non agli apparati sindacali ! Ma
la vera dirompente novità la troviamo nell’art. 7, dove viene
proposta in entrambi i disegni di legge: ·
l’abolizione delle RSU
di istituto, e l’istituzione di un’area autonoma di contrattazione
per gli insegnanti, nonchè la definizione delle materie riservate
all’ambito contrattuale. Delle prime abbiamo più volte ribadito che
sono un istituto da fabbrica esportato impropriamente nella scuola,
responsabile della deriva della sua ragione sociale come istituzione
educativa e che diventeranno peraltro totalmente inutili nel momento in
cui saranno istituiti gli Albi professionali e gli Organismi tecnici
rappresentativi degli insegnanti. La
seconda è ormai una richiesta storica ( proposta ben 15 anni fa dal
fondatore della nostra Associazione) senza la quale è impossibile
realizzare al meglio quella valorizzazione professionale e quello
sviluppo di carriera contenuti nella legge di cui il processo
riformatore necessita. Le reazioni E’
davvero sconcertante il terrorismo che viene fatto dagli apparati
sindacali, anche da quelli rappresentativi di soli docenti, quando
evocano il fantasma della mancanza di democrazia perché il Parlamento
vuole aggiornare lo stato giuridico degli insegnanti
come ha già fatto per altre categorie professionali del Sistema
pubblico. Oppure quando, nella solita appiattita ottica di mantenimento
dell’insegnante-massa, liquida l’opportunità delle carriere
addirittura come subdolo artificio del Governo per attuare una logica di
risparmi. Mentre nulla dice in termini propositivi, forse perché lo
ignora, su come mettere gli insegnanti in grado di gestire il
cambiamento imposto dalle riforme, nell’organizzazione del lavoro
della didattica, della progettazione, del monitoraggio dei curricula,
della valutazione interna e di sistema, ma soprattutto
nell’agevolazione e nel riconoscimento di un percorso di crescita
professionale che avrebbe anche la funzione essenziale di una
rimotivazione del corpo docente. Ma
si sa il sindacato ha come sua prerogativa intrinseca esclusivamente
quella della ”tutela” e della tranquillizzazione dei suoi
rappresentati, mai quello della loro valorizzazione professionale se non
solo in termini di richiesta di aumenti salariali, ovviamente uguali per
tutti. Ma
poiché il cambiamento come è noto genera ansia, opporvisi è dunque il
percorso obbligato per il sindacato, con il risultato di porsi sempre
conseguentemente su posizioni profondamente antiriformiste. Che
questa legge troverà un percorso in salita si è facili profeti a dirlo
per il fuoco di sbarramento che la pentamurti sindacale ha già
sfoderato (guardandosi bene dal diffondere i contenuti ) e che ha
l’unico evidente scopo di pretendere di avocare alla sola fase
contrattuale anche le prerogative del Legislatore e degli Organismi
professionali. Pertanto
occorrerebbe a nostro avviso passare sopra al fatto che la legge dovrà
essere attuata, una volta approvata nei principi generali, attraverso
Regolamenti di emanazione ministeriale e non attraverso dibattito
parlamentare. Certamente questo percorso sarebbe più auspicabile sul
piano della democrazia parlamentare, tuttavia ad un dibattito infinito
(nessuno può scordare ben due DDL sugli Organi Collegiali presentati
sia in questa che nella precedente legislatura e rimasti, ora come
allora, fermi in Parlamento) è da preferire di gran lunga
l’approvazione, senza ulteriori ritardi, di una legge
che ridia dignità ai docenti come professionisti
dell’istruzione. Settembre
2003
Paola Tonna
Presidente A.P.E.F. A
ssociazione P rofessionale
E uropea F ormazione - A ssociazione
P rofessionale E uropea F ormazione www.apefassociazione.it
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