Perché scegliere con attenzione le mascherine contro il Covid
14/03/2021 By Giuliano Franceschini Non attivi

Perché scegliere con attenzione le mascherine contro il Covid

Più di ogni altra tipologia di intervento le mascherine hanno aiutato nel contenimento del contagio da Coronavirus, offrendo altissimi livelli di sicurezza, perché impediscono alle droplet, le particelle di saliva cariche di contaminanti di giungere a contatto con le mucose respiratorie, come bocca il naso e causare l’infezione. Se non lo hai ancora fatto, acquista dpi online su Mask Haze e proteggiti dal pericolo di essere contagiato.

Esistono tante tipologie di mascherina, ma soltanto le ffp2 e ffp3, chirurgiche certificate, si possono utilizzare per la prevenzione efficace da Covid, mentre le altre, ad esempio di ffp1 o quelle fai da te, non aiutano per niente, in particolare in ambienti molto frequentati dove la densità di particelle contaminanti è elevata.

Tutta la sicurezza delle mascherine

I dispositivi sicurezza individuali appartengono a tante categorie e in particolare le mascherine, che sono quelli più alla ribalta nell’ultimo periodo, offrono un grande livello protezione legato alle dimensioni dei contaminanti che riescono a bloccare.

È completamente inutile utilizzare mascherine fai da te in tessuto, perché sono praticamente delle spugne, in grado di assorbire le particelle virali presenti nella saliva e per capillarità di farle giungere all’interno a diretto contatto con bocca il naso, in realtà causando un problema molto più alto rispetto all’ipotetico vantaggio.

Se si utilizzano mascherine chirurgiche, selezionabili con un diverso grado di sicurezza, si possono ottenere invece ottimi risultati dal punto di vista della profilassi e tenere molto lontano il rischio di contagio, anche in ambienti piuttosto frequentati come il centro città oppure gli esercizi pubblici.

Le mascherine svolgono una duplice funzione, perché da una parte impediscono alle nostre gocce di saliva di essere proiettate nell’aria mentre parliamo, starnutiamo o semplicemente respiriamo e quindi non le fanno arrivare a contatto con le altre persone con cui abbiamo a che fare.

L’altra è quella di proteggerci dall’aerosol presente in aria negli ambienti affollati, prima fonte di contagio e di diffusione.

È stato infatti dimostrato come la nuvola di particelle che emettiamo in qualsiasi attività possa essere davvero enorme rispetto alla sorgente che le emette cioè la bocca, oppure il naso. Infatti fino a quasi 2 metri di distanza da una persona infetta non ci si può considerare in un area di relativa sicurezza.

Bisogna quindi indossare le mascherine per proteggere gli altri da noi, perché potremmo anche essere portatori asintomatici con una carica virale sufficiente ad attivare l’infezione e continuare a portarcela dietro per settimane senza accorgercene, ma anche per evitare che gli altri ci contamino.

La mascherina infatti blocca completamente le particelle virali sulla sua superficie esterna e la sua struttura fibrosa impedisce la propagazione per capillarità evitandoci quindi il rischio di una contaminazione indiretta.

Ll materiale con cui viene realizzata la mascherina, però, non impedisce il passaggio di molecole piccole come quelle di aria o CO2, e persino degli idrocarburi, quindi non si può considerare un dispositivo per proteggersi da ambienti potenzialmente tossici.

Inoltre non resiste a schizzi roventi e simili, ma ha esclusivamente la funzione sanitaria e una vita limitata, che è tanto più breve quanto più viene esposta ad ambienti pericolosi. Il vantaggio è che la respirazione non viene compromessa in alcun modo dall’uso delle mascherine.

Quali sono i tipi di mascherina

Le mascherine sanitarie utilizzate per la prevenzione del contagio da Covid appartengono fondamentalmente a due grandi categorie le ffp2 e ffp3, che sono rispettivamente utilizzabili in ambienti a rischio basso o moderato oppure, le seconde, elevato. In caso di utilizzo in strutture sanitarie specifiche, invece, in aggiunta a queste devono essere utilizzati dispositivi di altro tipo per evitare i contagi incrociati.

La funzione principale delle mascherine è abbattere completamente il flusso delle droplet di saliva, le nubi di goccioline che si possono presentare comunemente quando si parla o si respira e che portano con se la carica virale.

Le mascherine ffp2 offrono una quantità limitata di protezione e sono adatte ad ambienti poco frequentati o dove il rischio di venire in contatto con il patogeno è ragionevolmente basso, ad esempio come un supermercato o per strada ed hanno un’efficacia che è strettamente legata al tempo di esposizione all’ambiente.

Quindi un incontro casuale con pochi minuti di presenza, mantenendo una distanza di sicurezza superiore a un 1.80 m si può considerare tranquillamente coperto dalle ffp2, mentre nel caso in cui si debba avere a che fare costantemente con il pubblico, frequentare ambienti chiusi o potenzialmente a rischio è molto utile utilizzare le ffp3.

Per poter essere impiegati come dispositivi contro il Covid le macchine devono rispettare a norma UNI EN 14683:2019 + AC:2019 e anche se ad occhio nudo la differenza non è percettibile, l’impiego di test strumentali consente di verificare che il dispositivo blocca completamente le particelle delle dimensioni previste e non consente la traspirazione dell’umidità.

È per questo che molte mascherine di fascia alta utilizzate per la protezione contro il Covid sono anche dotate di una piccola valvola. La sua funzione è quella di impedire che si formi la condensa all’interno dello spazio non traspirante, perché questa può portare irritazione, una sensazione di difficoltà respiratoria e in alcuni casi alla formazione di appannamenti sugli occhiali.

Se si apre la valvolina, però, l’efficacia della mascherina crolla e quindi è meglio evitare di compiere questa operazione quando ci si utilizzando il dispositivo in contatto con qualcuno.

Le mascherine non bloccano il flusso di ossigeno e non interferiscono con il processo respiratorio, se non a causa del fenomeno della condensa, che può essere tranquillamente risolto con uno spurgo periodico durante la giornata, quando si inizia a sentire un certo fastidio e non si può fare una pausa oppure siamo poco esposti.

L’importanza della sanificazione


La sanificazione è di fondamentale importanza su vari livelli, perché se da un lato le mascherine medicali sono in grado di bloccare quasi completamente il flusso di particelle contaminanti, questo non è vero per tutti i dispositivi fai da te. Inoltre non si può mai sapere con precisione se un soggetto non sia giunto in contatto con una carica virale, oppure abbia rispettato con la giusta accuratezza il protocollo di sicurezza.

È stato dimostrato come la carica virale si conservi anche al di fuori del corpo umano per una certa quantità di tempo, che è strettamente legata alle condizioni ambientali e possa depositarsi restando attiva anche su superfici di uso comune, come pomelli delle porte, corrimano o vetrate.

La sanificazione con detergenti appositi e disinfettanti mirati è quindi fondamentale per abbattere il rischio di una contaminazione secondaria da parte di Covid quando si viene in contatto durante la giornata come una delle superfici potenzialmente sporche.

Però anche questo può risultare non del tutto sufficiente, soprattutto quando si ha una vita molto attiva e ci si sposta parecchio, oppure si frequentano ambienti molto frequentati come strutture pubbliche, ospedali, supermercati e mezzi di trasporto collettivo

È sempre opportuno operare una disinfezione specifica per le mani utilizzando prodotti certificati che consentano di abbattere in maniera drastica la presenza di particelle virali.

Si usa ad esempio l’ipoclorito di sodio, il gel per le mani formulato contro il Covid, detergenti idroalcolici che riportano chiaramente sulla confezione la compatibilità con questo tipo di trattamento ed altri disinfettanti specifici.

Il rischio, infatti, è quello che giungendo in contatto con una superficie contaminata dal virus si possa trasferire una carica sufficiente a causare l’infezione direttamente a contatto con le nostre mucose o addirittura con l’interno della mascherina.

Infatti è possibile che mettendosela in faccia le dita vengano in contatto con la superficie vicina alle nostre mucose, creando così un ambiente ottimale per la sopravvivenza del patogeno.

È importante lavarsi praticamente le mani in maniera molto approfondita senza trascurare le unghie e i polsi, che sono potenzialmente molto esposti, utilizzando sapone e provvedendo a disinfettare la pelle con i prodotti specifici che si trovano a disposizione all’ingresso e di ogni attività pubblica o meglio ancora portandosi dietro un flaconcino personale.